Carbonia: videoclip ufficiale degli Abetito Galeotta

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Canzone dedicata alla città sarda di Carbonia e alla sua miniera di carbone

Carbonia: videoclip ufficiale degli Abetito Galeotta

Nel ventre della terra, le miniere di Carbonia e le cave di Ascoli Piceno sono legate da un filo rosso che taglia l’Italia in due e sono le protagoniste dell’ultimo singolo degli Abetito Galeotta. Il loro ultimo video ispirato alla città del carbone è una riflessione agrodolce sul tema del lavoro e sulla crisi che, a conti fatti, esula dal tempo.

Il videoclip “Carbonia” è stato girato dal regista e fotogiornalista Federico De Marco all’interno delle cave di travertino “Giuliani” e “Cave Cavam” di Ascoli Piceno e si avvale della preziosa collaborazione della Società Umanitaria di Carbonia e del Centro Italiano della Cultura del Carbone. Alle immagini a colori dei musicisti e dell’artista Marco Zaini che realizza un’illustrazione, si alternano foto e immagini in bianco e nero dell’epoca relative alla città di Carbonia e alla Miniera di Serbariu, collocate entrambe nella regione del Sulcis a sud della Sardegna.

L’interesse per la città sarda nasce, oltre che da un viaggio dell’autore Manlio Agostini, da un’analogia con la città di Ascoli Piceno (terra natale e d’ispirazione degli Abetito Galeotta) che ha avuto per quasi un secolo una fabbrica chiamata SGL Carbon che produceva elettrodi di carbone amorfo e grafite per altiforni. Anche in questa fabbrica, come oggi nell’Ilva di Taranto e nella miniere del Sulcis, il diritto al lavoro si è scontrato drammaticamente con il diritto alla salute dei lavoratori che oltre ad aver inquinato la città portando tumori ai cittadini, ha anche arrecato danni e malattie permanenti agli operai che vi hanno lavorato, e in moltissimi casi morte.

Carbonia, così chiamata in modo futuristico per identificarla come “la terra del carbone”, venne fortemente voluta dal regime fascista, che la inaugurò il 18 dicembre del 1938. La città nacque per ospitare tutte le famiglie di minatori, operai e ingegneri che avrebbero lavorato alla Miniera di Serbariu, la quale doveva rappresentare il fiore all’occhiello della propaganda fascista, nonché la principale fonte di approvvigionamento di carbone per l’Italia. In realtà, la fortuna economica di Carbonia durò ben poco e già alla fine della Seconda Guerra Mondiale iniziò il suo inesorabile declino. I carboni esteri, più economici e di qualità superiore, misero in forte crisi il carbone sardo. Anno dopo anno aumentarono i licenziamenti e la Società Mineraria venne assorbita prima dall’Enel e poi dalla Regione Sarda, fino ad arrivare nel 1971 alla chiusura ufficiale della Miniera di Serbariu. Nel 2006 il sito è stato recuperato e trasformato nell’attuale Museo del Carbone.

La canzone si concentra principalmente sulla nascita della città, negli anni ’30, quando la fondazione di Carbonia è accompagnata da un clima di fiducia e patriottismo generali. Si è infatti in pieno regime fascista, che in quegli anni cercava di inculcare nelle teste degli italiani che il nostro Paese sarebbe diventato una potenza mondiale solo con la produzione del carbone e con l’entrata in guerra. Da qui i passaggi del brano “solo con guerra e fame si tornerà nazione” oppure “avremo tutti camice nere” (che rappresenta sia le maglie sporche di carbone dei minatori, che un’allusione al regime). Le frasi “saremo i topi delle miniere” e “per lavorare e poter morire” descrivono proprio le tragiche condizioni in cui i minatori dovevano lavorare. In quegli anni la fame era tanta e pur di lavorare e mantenere le proprie famiglie si era disposti a fare il mestiere più duro e pericoloso che ci fosse, quello appunto del minatore, rischiando troppo spesso anche la vita. Le frasi amaramente sarcastiche “dove il lavoro è gioia” e “dove il lavoro è gloria” sono usate sia per sottolineare la propaganda fascista che voleva un’Italia operaia e lavoratrice (inculcandole un’illusione di patriottismo nazionale), sia per attualizzare il brano ai giorni nostri, dove a disdetta delle promesse di grandezza con cui la città era sorta, adesso il lavoro è veramente “gloria”, perché si sta cercando in tutti i modi di difenderlo con le unghie e con i denti.

“L’incredibile storia di Carbonia è ancora a molti sconosciuta – secondo l’autore Manlio Agostini – ma l’uscita di questo videoclip, e i relativi articoli sui giornali, hanno generato molta curiosità nella gente: questa a mio avviso è la vera potenza della musica. Di canzoni tristi sulle miniere e i minatori ne sono state scritte tante ma con questa canzone abbiamo volutamente cercato di scostarci un po’ da quel filone, dando al brano una ritmica vivace e di speranza, che possa essere di buon auspicio per fare pace con il passato e ritrovare le forze per ripartire al meglio nel presente.”

A cura di Manlio Agostini

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