Ci sei o ci fai? Quando la stupidità sana è necessaria

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5 cose sceme da fare per sdrammatizzare la vita con un po’ di sana stupidità.

Ci sei o ci fai? Quando la stupidità sana è necessaria

Bene amici, rieccoci nello spazio degli Indiana Jones del nuovo millennio: le ultime volte ci siamo soffermati sui punti da tenere sotto controllo per mantenere fede a un obiettivo nel 2015 e per rilassarci nei momenti di stress profondo.

Con questo articolo ci soffermeremo su una delle qualità umane più sottovalutate della storia, seppure anch’essa essenziale come arma per la sopravvivenza in tempi di crisi e non: la stupidità «sana».

Per stupidità (non buona) intendiamo ovviamente quella «capacità» di molti esseri umani di perdersi in bicchieri d’acqua, di rompere i co… comeri agli altri con esternazioni fuori luogo, di fare azioni senza senso che danneggiano l’ambiente esterno e le persone, di auto-suicidarsi con azioni prive di alcun fondamento logico (tipo farsi la doccia con trentotto di febbre o guidare contromano, o guidare dopo aver bevuto tutte le bottiglie di vodka in commercio), di credere all’allucinazione estiva di un albero fumatore che ti porge un ramo chiedendoti “hai da accendere?” e accendergli.

Ok, queste sono tutte quelle tipiche caratteristiche di uno stupido non buono e ci auguriamo quest’anno di starci alla larga tutti quanti; ma… la stupidità buona, allora, che cos’è ?

Secondo il Professor Delirium (personaggio inventato, per chi non l’avesse notato), docente dell’Università di Stupidologia buona, per “Stupidithas buonam” si intente quella predisposizione allo scherzo, alla battuta e al gesto simpatico spontaneo che suscita in se stessi e nell’incontro con l’altro un clima di leggerezza e simpatia.

Lo stesso Professore è stato così gentile da indicarci 5 metodi evergreen e al passo coi tempi per far riemergere la nostra stupidità buona abbandonando la maschera di persone serie che c’hanno “appioppato” (esiste veramente questo verbo??) nell’età adulta:

1. Recitazione Fai da te

Quando incontriamo un amico per lamentarci di qualcosa o per raccontargli le nostre vicende evitiamo di assumere il tono di Lord Voldemort e di far deprimere tutti. Recuperiamo l’arte del racconto cominciando almeno a rendere tutto un po’ più divertente con qualche scenetta: ricreare la situazione in maniera simpatica imitando la voce del nostro capo, della vostra ragazza o ragazzo o di chiunque stiamo parlando farà capire che in fondo si può sempre sdrammatizzare e far ridere gli altri; e se i vicini di tavolino vi guardano pensando “ma questo è scemo/a” potete sempre dirgli con la voce di Voldemort “Fatti i fatti tuoi Potterrrrr”!

2. Giochi di Parole/Battute

I giochi di parole, dall’alba dei tempi, vengono in soccorso contro la triste grammatica dei giorni nostri ed ecco perché è sempre bene giocare con la nostra lingua come fanno i bambini di otto anni. Dai giochi di parole nascono battute nuove per i quali però, attenzione, rischiate di ricevere qualcosa in testa come il sottoscritto. Un esempio? “Le ore di sonno non vanno veloci perché sonno-lente” (lancio di pomodori tra 3, 2, 1…)

3. Messaggi audio idioti su Whatsapp

Questo è un consiglio hi-tech del nostro Professore che non vuole, come molti stanno facendo in questo periodo, stigmatizzare tutto dell’epoca social prendendone i vantaggi di quest’ultima per il benessere della collettività: ed ecco che, come un tempo con la segreteria telefonica si facevano gli scherzi e le voci più incredibili, grazie agli audio-messaggi di Whatsapp possiamo diventare chiunque e qualunque cosa. Siamo soli a casa e ci stiamo scartavetrando di noia? Possiamo premere rec sul cellulare e mandare messaggi demenziali verso le migliori utenze Whatsapp della rubrica! Specialmente quelle che non vi cagano mai giusto per ricordare loro lo showman/woman che si stanno perdendo.

4. Espressioni facciali che si fanno notare

Cosa sono quei musi lunghi? Vi ricordate l’epoca in cui si facevano le facce più impensabili tra i compagni di scuola e si rideva? (Se ci pensate si rideva con poco).

Beh il consiglio numero quattro del Professor Delirium è ridare libero sfogo alla vostra mimica facciale: il vostro capo vi sta sgridando mentre fotocopia dei documenti? Se non vi vede perché è di schiena sfoderate una smorfia da record: vi sentirete meglio! State facendo da baby-sitter a bambini che non ridono nemmeno a pagarli? Fate delle belle facce da clown o imitate la faccia di qualche animale, per lo meno penseranno che ce l’avete messa tutta. Attenzione: si sconsiglia l’uso dei selfie in questo punto poiché il vostro datore di lavoro potrebbe vederli sul vostro profilo Facebook e sarebbe un problema.

5. L’ultimo punto è di immaginare la vostra vita come una sitcom

Imparate a togliere la musichetta drammatica dei telegiornali dalle scene della vostra vita per aggiungerci qualche battuta con risate del pubblico nel copione. Sdrammatizzare è un’arte che abbiamo tutti, anche se nascosta: approcciate tutto sempre col sorriso, anche se è difficile sorridere; non c’è ragione per non riderci su e per non appellarci alla stupidità buona quando il mondo dei seri si chiude in una bolla di problemi senza via d’uscita. Andiamo a fare un giro, è più probabile che i problemi si risolvano quando non gridiamo “aiuto aiutooo” come condomini durante un incendio. I vigili del fuoco arriveranno, ma se canteranno “YMCA” non vi lamentate!

Buona stupidità buona a tutti!

A cura di Roberto Gerardi

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