Il messaggio fuorviante del “purtroppo non abbiamo budget”

Il budget che manca sempre: siamo sicuri che sia davvero così?

purtroppo non abbiamo budget

Sta spopolando sul web questo simpaticissimo video virale (che sta collezionando tantissime visualizzazioni) in cui si ironizza sul mancato budget per ripagare del proprio lavoro un idraulico, paragonando la prestazione professionale di quest’ultimo a quella di un creativo o artista freelance che spesso non viene pagato in cambio di visibilità.

Tuttavia, ci siamo posti delle domande per capire se effettivamente si possa paragonare il lavoro di un artista a quello di un idraulico (o altro mestiere comune). Premettendo che il mondo della creatività è davvero molto vasto poiché può riguardare musicisti, pittori, scultori, designers e molte altre figure che vorrebbero fare della propria capacità artistica un vero e proprio business, forse è necessario fare alcune differenziazioni.

Prendendo come esempio quello dell’idraulico, possiamo certamente dire che chi lo chiama ha decisamente bisogno di un determinato servizio: si rompe un tubo, chiamo qualcuno per ripararlo. Il tecnico risolve il problema, il risultato è raggiunto e per questo viene pagato. Al contrario, non succede mai che l’idraulico venga a casa nostra senza che nessuno lo abbia chiamato, proponendoci uno dei suoi servizi; anche se avessimo una perdita dal rubinetto, non per questo dovremmo avere del budget subito a disposizione e/o la volontà di farselo riparare. Anzi, qualora si verificasse che un idraulico si presenti spontaneamente alla nostra porta, chi non coglierebbe l’occasione per farsi fare una riparazione gratuita (assicurandosi che non sia un impostore o un improvvisato) con la scusa di vedere come lavora e con la promessa di richiamarlo (e pagarlo) al prossimo guasto?

Forse è impossibile paragonare un qualsiasi lavoro creativo ad una prestazione vera ed immediata di un altro settore? È necessario pensare che spesso l’arte non genera alcuna domanda mentre altri settori si? Certo, l’arte è cultura ed è importantissimo sostenerla, però questo è un altro discorso.

Potrà far gridare allo scandalo, tuttavia nel mondo della creatività, soprattutto in quella musicale, succede che una band pretenda di essere pagata solo perchè ha svolto la “propria prestazione”, ritenendo quindi che il proprio show abbia immediatamente acquisito un valore commerciale.

È  forse sbagliato pensare che il creativo è molto spesso solo un creativo e poco o niente un “commerciante”? L’idraulico può venire a casa nostra anche 100 volte al giorno ma fintanto che non saremo noi a chiamarlo, saremo altrettanto poco propensi a voler usufruire dei suoi servizi e per questo a pagarlo.

Spesso i creativi dimenticano che qualsiasi altro tipo di realtà commerciale/imprenditoriale prevede degli investimenti continui (e quindi prevede un budget oltre i propri “strumenti di lavoro” e alla propria formazione) al fine di creare e dar valore al proprio brand: una struttura interna sempre organizzata, tantissima pubblicità, uffici stampa specializzati, collaboratori, etc. Successivamente ne raccoglierà i frutti.

Può accadere invece che un creativo non abbia fatto alcun investimento e il proprio “lavorare gratis” o “senza un budget” equivalga al pagare della pubblicità, un ufficio stampa, collaboratori, etc. etc.

Non sarebbe forse più corretto da parte del creativo, cercare di creare una vera domanda per la propria arte (e quindi persone che desiderano acquistarla), organizzarsi a livello “aziendale” e successivamente rivenderla adeguatamente? Perchè il creativo punta solo a trovare qualcuno che investa su di lui?

A voi l’ardua sentenza.

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