Radical-chic: ci sei o ci fai?

Di articoli ce ne sono tanti su come riconoscere un radical-chic, quali regole seguire per esserlo al meglio, etc. Il più divertente che ho trovato quello di Libero che ironizza a più non posso sul fantomatico corso per diventarlo!

Radical-chic: ci sei o ci fai?

Ma cosa ci spinge a etichettarci tutti come sardine su uno scaffale del supermercato o a volersi riconoscere per forza in una qualche categoria?

Com’è che adesso moda fa rima con radical-chic? Trattasi appunto di una tendenza come un’altra che ci permette di rinnovarci ogni volta sfruttando nuove maschere e travestimenti pur di ritrovarsi in una qualche veste diversa dalla propria? O trattasi di riconoscersi per la prima volta in quella (veste) che non abbiamo mai avuto?

Un radical-chic convinto, per es., è destinato a rimanere tale o è lo stesso personaggio che è stato anche emo, hipster, grunge, etc.?

Ma partiamo proprio dalla sua prima definizione: radical chic – leggo – si riferisce ad uno stile “trascurato”, ma curato. Vale a dire? Continua – “non pensate troppo a quello che dovete mettere addosso e agli abbinamenti da fare. La classe sta anche in una felpa oversize o in un maglioncino della nonna, basta saper giocare con gli abiti perchè non esistono vere regole nello stile radical chic! ” Ma vi rendete conto che potrebbe essere qualunque cosa?

O meglio secondo “loro” è uno stile suscettibile di mille interpretazioni purchè originale, quindi detta così ciò che è radical-chic per me potrebbe non esserlo per chi si sente un vero radical-chic inside! E a proposito di concetto…, non intendo affatto sminuire l’importanza dello stile in tutte le sue accezioni ma, credo che occorre averne di stile prima di appropriarsi di un’etichetta che ci ha messo del tempo ad erigersi con una propria riconoscibilità sociale (se ne parla per la prima volta negli anni ’70).

È inutile tentare di improvvisarsi, occorre intendersene di moda o avere quantomeno una sorta di talento naturale per certe espressioni stilistiche.

Quello che mi infastidisce riguardo certe terminologie è l’uso improprio che se ne fa quando si cerca di sfruttarne la valenza ideologica senza averla prima approfondita.

Radical-chic, per es., è un’espressione idiomatica mutuata dall’inglese per definire gli appartenenti alla ricca borghesia o persone con atteggiamento snob provenienti dalla classe media che, per seguire la moda, per esibizionismo o per inconfessati interessi personali, ostentano idee e tendenze politiche affini alla sinistra radicale o comunque opposte al loro vero ceto di appartenenza.

Dichiararsi tali, secondo me, ha un peso o no?

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