And the Oscar goes to…

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L’edizione 2015 degli Oscar ha riservato non poche sorprese. Facciamo il punto della situazione, mentre iniziano già i preparativi per il 2016.

L’edizione 2015 degli Oscar ha riservato non poche sorprese.

Anche gli Oscar 2015 sono andati. E sono andati anche meglio di quanto mi aspettassi, a dire il vero: quest’anno il livello dei film è stato piuttosto alto, contrariamente ad alcuni scivoloni – almeno secondo me – presi nelle precedenti edizioni.

Vediamo insieme i vincitori delle principali categorie:

  • Miglior film: Birdman (Alejandro González Iñárritu. Prima o poi imparerò a scrivere questo nome senza copiarlo da Google), vittoria del tutto inaspettata ma strameritata. Birdman è un film particolare, complesso, duro e critico verso Hollywood; sono a conoscenza dell’amore dell’Academy verso il meta-cinema, ma non pensavo che una pellicola così «di nicchia» potesse vincere. E invece Birdman ha fatto il colpaccio, facendo mangiare la polvere a concorrenti di ben più basso livello quali Boyhood, La teoria del tutto e American Sniper. Certo, dispiace per Grand Budapest Hotel e Whiplash, ma contro un colosso del genere c’era poco da fare. Ah, prima o poi capirò anche quali siano i criteri in base ai quali viene scelto il miglior film. Insomma, che diavolo vuol dire miglior film?!
  • Miglior regia: Alejandro González Iñárritu (Birdman). Ancora. Stesso discorso: dispiace per Wes Anderson, che si conferma uno tra i registi più talentuosi ed eccentrici degli ultimi anni e dispiace anche un po’ per Richard Linklater che, con Boyhood, ha dimostrato di non essere proprio un incapace dietro la macchina da presa. Ma c’era poco da fare.
  • Miglior attore protagonista: Leonard- oh, no. Eddie Redmayne (La teoria del tutto). Escludendo Bradley Cooper (American Sniper), che secondo me non era all’altezza della nomination pur avendo recitato molto bene, in questa categoria si è creato uno scontro fra titani: tutti avrebbero meritato la statuetta. Steve Carell (Foxcatcher) è stata una scoperta, non mi sarei mai aspettato una performance di quel calibro; Benedict Cumberbatch (The imitation game) è arrivato così vicino al premio che pensava già a dove metterla in casa – magari evitando che uno Scassinatore gliela rubasse – e Michael Keaton. Beh, Michael Keaton avrebbe meritato l’Oscar forse ancor più di Redmayne: credo di non averlo mai visto così tanto in forma; e poi c’è il fattore età e quello “quando mai mi ricapita di fare un film del genere?”.

Un appunto per Redmayne: fai il modello, canti bene (vedasi Les Miserables), reciti da paura e hai svolto uno studio maniacale per rappresentare al meglio Stephen Hawking. Il tutto a 33 anni, gli anni di Cristo. Ti prego, smetti di farmi sentire uno schifo in confronto a te.

  • Miglior attrice protagonista: Julianne Moore (Still Alice). In realtà questo è uno dei pochi film che non sono riuscito a vedere, e mi spiace un sacco. Ma non ho dubbi sulla bravura della Moore che, dopo Maps to the stars di Cronenberg, pare tornata agli antichi splendori. Mi spiace per Marion Cotillard (Due giorni, una notte) e per Rosamund Pike (Gone girl), lo avrebbero meritate entrambe.
  • Miglior attore non protagonista: J.K. Simmons (Whiplash). Basta, detto tutto. Quest’uomo mi ha rubato il cuore, letteralmente. Penso sarei andato negli USA carico di tritolo se non avesse vinto. Non me ne voglia Edward Norton (Birdman), che sarebbe anche ora vincesse un Oscar, ma Simmons è stato una spanna sopra tutti. Poi mi spiegheranno il perché di Ethan Hawke (Boyhood).
  • Miglior attrice non protagonista: Patricia Arquette (Boyhood). Molto brava, non c’è che dire; ma forse le avrei preferito Emma Stone (Birdman). Immancabile Meryl Streep (Into the woods), mentre Keira Knightley (The imitation game) inspiegabile nella rosa dei nomi.
  • Miglior sceneggiatura originale: Birdman. Ancora una volta la competizione era tra Birdman e Grand Budapest Hotel, sarei stato contento in ogni caso. Fa piacere notare la presenza de Lo sciacallo in questa categoria, tra i grandi esclusi di quest’anno. Mentre trovo del tutto fuori luogo la nomination per Boyhood.
  • Miglior sceneggiatura non originale: The imitation game. Qui ci avrei visto bene anche Whiplash o Vizio di forma, ma accontentiamoci.
  • Miglior fotografia: Emmanuel Lubezki (Birdman). Ecco, qui avrei preferito di gran lunga Robert Yeoman (Grand Budapest Hotel).
  • Miglior scenografia: Adam Stockhausen (Grand Budapest Hotel). Finalmente! Spiace per Nathan Crowley (Interstellar) ma per questa categoria non c’era nulla da fare.
  • Miglior montaggio: Tom Cross (Whiplash). Che dire, montaggio semplicemente perfetto.
  • Miglior colonna sonora: Alexandre Desplat (Grand Budapest Hotel). Hans, sappi che io facevo il tifo per te. Sarà per la prossima, campione!
  • Migliori effetti speciali: Interstellar. Ah, già, c’era anche lui! Questa me la lego al dito.
  • Miglior sonoro: Whiplash. E ci mancherebbe.
  • Migliori costumi: Milena Canonero (Grand Budapest Hotel). Idem come sopra. E tra l’altro c’è anche un po’ di Italia a questi Oscar, yuppi.
  • Miglior trucco e acconciatura: Grand Budapest Hotel. A mani basse.

Insomma, Birdman con 4 statuette si conferma a (mia) sorpresa il film più premiato insieme a Grand Budapest Hotel, seguito a stretto giro da Whiplash con 3 Oscar. Menzione d’onore va ai grandi esclusi – Gone girl, Lo sciacallo ma anche Interstellar – e alla conduzione affidata a Neil Patrick Harris che, pur senza selfie storici, ha presentato un’edizione memorabile. Voglio dire, quando mai si è visto qualcuno presentarsi sul palco in mutande per citare Birdman (mettiamoci in mezzo anche Breaking Bad per par condicio)?

E così anche l’edizione 2015 degli Oscar è andata, con il solito polverone a cui ormai siamo abituati – gli Oscar? Solo una trovata commerciale! #boicottiamogliOscar2015. Sì, lo so che sono una trovata commerciale e che il valore di un film o di un attore non si basa sul numero di statuette – povero Leo – ma sono pur sempre un momento importante per il cinema mondiale.

E ora si pensa già all’edizione 2016, con un Di Caprio già in pole position per The Revenant – film che non ha neanche finito di girare. Se non dovesse vincere, critici ed intellettualoidi, lo avrete sulla coscienza.

A cura di Daniele Mu
Caporedattore

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