Ant-Man: un film “all’altezza” delle aspettative?

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La Marvel aggiunge un altro tassello al suo universo cinematografico. Ant-Man sarà riuscito a superare lo scetticismo iniziale e a ritagliarsi un suo spazio tra gli Avengers?

Ant-Man: un film “all’altezza” delle aspettative?

Ammettiamolo: Ant-Man è uno dei supereroi Marvel più anonimi di sempre. Non che sia colpa sua, poraccio; è solo che, per il grande pubblico, la scelta tra un Spider-Man o un Ant-Man nemmeno si pone. “Ah sì, quello che diventa piccolo e parla con le formiche, che idiozia”. Certo, perché uno che viene punto da un ragnetto e si appende a testa in giù in camera sua è un figo. Scherzi a parte, inizialmente anche io avevo qualche perplessità sul film: conoscevo solo superficialmente il personaggio e non mi ispirava per niente; anche il trailer mi aveva lasciato piuttosto indifferente. Ma sono arrivate le prime recensioni, così entusiaste, e alla fine ho deciso di vederlo.

Ant-Man propone il passaggio di testimone tra Hank Pym, ex membro dello S.H.I.E.L.D., e Scott Lang, pseudo-ladro un po’ imbranato ma bonaccione e con una vita familiare da ricostruire. In passato Pym scoprì il modo per modificare la distanza fra gli atomi, in modo di miniaturizzare cose e persone e creare così un nuovo soldato in grado di far fronte alle situazioni più estreme; resosi conto di come la sua scoperta avrebbe potuto essere utilizzata se fosse finita nelle mani sbagliate, lo scienziato decise di nascondere il suo segreto al mondo. Anni dopo Darren Cross, suo ex allievo poco stabile mentalmente, scopre la formula e cerca di utilizzarla a vantaggio suo e dell’Hydra: Pym capisce che è necessario fermare Cross, e Lang fa proprio al caso suo.

Contrariamente alle (mie) aspettative, il film è parecchio interessante: la regia di Peyton Reed è molto dinamica; gioca tantissimo sui cambi di prospettiva e sulle trasformazioni nelle dimensioni del protagonista. Come prevedibile gli effetti visivi si sprecano, ma sono un piacere per gli occhi e creano alcune tra le sequenze più belle e memorabili della pellicola. Il montaggio, soprattutto nella seconda parte, è incalzante (forse anche troppo in alcuni momenti); la fotografia è luminosa, in controtendenza rispetto a quanto siamo abituati a vedere da qualche anno a questa parte. La colonna sonora fa il suo dovere, e sicuramente l’idea di renderla “interattiva” in alcuni momenti (mi riferisco alla scena della valigia con l’iPhone, chi ha visto il film capirà) è una trovata interessante. Il cast è notevole: la punta di diamante è sicuramente Michael Douglas (Hank Pym), ma accanto a lui troviamo un Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man) e una Evangeline Lilly (Hope) in ottima forma. Come al solito, ahimè, la Marvel ha qualche problema coi villain: Darren Cross, il Calabrone (qui interpretato da Corey Stoll, il Peter Russo di House of Cards), è di una piattezza inaudita. Ha alcuni momenti in cui spicca, ma per la quasi totalità del film risulta essere un personaggio insulso; le motivazioni che lo portano a diventare avversario di Ant-Man, poi, sono di quanto più ridicolo possa esistere. Non dico che arrivi ai livelli del Mandarino di Iron Man 3, ma ci siamo quasi. Riesce a diventare veramente inquietante solo a trasformazione conclusa; peccato che si tratti di a mala pena 20 minuti su un film di due ore. Male, molto male.

Altro aspetto negativo, a mio avviso, è la eccessiva lentezza della prima parte. Poca azione, poca ironia, pochi dialoghi degni di nota, che contrastano inevitabilmente con una seconda parte più improntata all’azione e alla caciara (ho capito che dovevano far vedere la trasformazione da Lang-ladro a Lang-eroe, ma potevano sbrigarsela più rapidamente). E qui arriviamo a un altro punto forte del film: l’ironia. Ant-Man non si prende sul serio, è un film di intrattenimento e come tale si presenta. Finalmente la Marvel abbandona quelle battutine e quella comicità per bambini un po’ tardi che l’ha contraddistinta per anni (qualcuno ha detto Iron Man 3?) e approda ad una comicità più matura. C’è la demenzialità, c’è il non-sense, c’è la tamarrata di turno; ma sono tutte inserite al posto giusto e al momento giusto e riescono quasi sempre a strapparti una sonora risata: prendiamo il combattimento sul finale, che unisce l’epicità dell’azione con l’idiozia della situazione, oppure ancora il carro armato usato da Pym per fuggire dalla Cross industries. Veramente tanta roba.

In conclusione, Ant-Man è sicuramente un buon film e aggiunge un tassello importante al Marvel cinematic universe. Non lo esalto come hanno fatto in tanti (alcuni addirittura lo mettono nella top 3 dei cinecomics), ma è un buon prodotto di intrattenimento e fa il suo dovere egregiamente. I continui riferimenti alle altre pellicole, specie al prossimo Captain America: Civil War (HYPE) fanno ben sperare per il futuro di uno dei supereroi che, come sappiamo, ha un ruolo cruciale negli Avengers. E, come al solito, una volta finito il film non abbiate fretta: aspettate la fine dei titoli di coda, perché ci sono due scene extra che sicuramente vi lasceranno senza fiato.

“Non si tratta di salvare il nostro mondo, ma di salvare il loro”

A cura di Daniele Mu

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