Black Panther – Il grido dell’integrazione viene dal Wakanda

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Integrazione, fratellanza e pace universale: questi i valori di riferimento di Black Panther, ultima fatica cinematografica di casa Marvel.

Black Panther – Il grido dell’integrazione viene dal Wakanda

Manca poco ad Avengers: Infinity War, vera e proprio punto di svolta per l’universo cinematografico Marvel. Devo ammettere che dopo la delusione di Thor Ragnarok le mie aspettative su Black Panther erano piuttosto basse. Invece sono rimasto piacevolmente sorpreso: si tratta di un buon film, lontano dal capolavoro millantato da molti, ma tutto sommato godibile. E soprattutto capace di lanciare un messaggio di integrazione e di pace forte e deciso. Un messaggio di cui c’è disperatamente bisogno nel momento storico in cui viviamo.

Innanzitutto, Black Panther ha il coraggio di non rifilare allo spettatore la solita storia delle origini trita e ritrita. Il personaggio è già comparso in Captain America: Civil War. Lo abbiamo già visto in azione e sappiamo quanto basta del suo background. La pellicola si concentra sulle dinamiche socio-politiche interne al Wakanda, la sua terra natale, e sulla crescita di T’Challa, il Re dietro la maschera.

Ed è proprio il Wakanda, questa terra idilliaca nascosta al resto dell’umanità, il vero protagonista del film. Le sue montagne e le sue foreste, le sue immense pianure e la sua tecnologia lo rendono un vero e proprio Eden. Ed è proprio questo il punto centrale della pellicola: chiusura o apertura? Isolamento o integrazione? Da un lato c’è chi teme che l’apertura al mondo possa minacciare le tradizioni wakandiane; dall’altro c’è chi ritiene che il Wakanda non possa restare in disparte mentre il mondo viene distrutto. Nel mezzo si trova T’Challa, sovrano del Wakanda, chiamato a fare la scelta giusta.

Strettamente legate al destino del Wakanda sono la tematica della segregazione e della discriminazione razziale. Killmonger è forse il villain più approfondito dell’intero universo Marvel. I suoi gesti non sono casuali, le sue motivazioni non sono fragili. Killmonger è figlio di una società che discrimina il diverso, che lo ghettizza e lo isola, costringendolo a vivere di espedienti e a sentirsi rifiutato. Nulla di strano, quindi, che covi dentro di sé un genuino sentimento di rivincita che si trasforma in vendetta: fare agli altri ciò che è stato fatto a lui. Rovesciare la gerarchia sociale: i neri sopra e i bianchi sotto. Black power. Altro che Luke Cage.

Lo scontro tra T’Challa e Killmonger è uno scontro intellettuale e morale, prima che fisico e carnale. A scontrarsi sono due visioni del mondo diametralmente opposte e forse inconciliabili. Il messaggio della pellicola è chiaro: la vendetta non è mai la strada giusta. Dobbiamo lottare senza sosta per costruire un mondo giusto, in cui tutti possano vivere liberamente. Un mondo senza barriere ma con ponti, in cui l’altro non crei timore ma sana curiosità. Un mondo nel quale chi ha di più ha il dovere di aiutare chi ha di meno. Un mondo che, forse, può esistere solo nei fumetti.

Ma non è tutto oro ciò che luccica. Black Panther ha sì tanti pregi, ma ha anche tanti difetti. La prima parte della pellicola appare frenetica e troppo superficiale. Si passa da una scena all’altra senza soluzione di continuità, tanto che risulta difficile seguire il filo degli eventi. La regia è buona ma, in alcune scene action, un po’ troppo confusionaria. La colonna sonora alterna i ritmi tribali alle sonorità r&b più moderne: ottima scelta, se non fosse che l’ho trovata forzata in più di una situazione. Infine, la nota dolente: il doppiaggio. Non so quale problema abbiano avuto nel doppiare il film, sta di fatto che le voci si accompagnano decisamente male ai personaggi (specie a quelli femminili). L’effetto finale è un qualcosa di inascoltabile. Peccato. Ultima pecca: lo sviluppo frettoloso di alcuni personaggi e l’ingloriosa uscita di scena di Ulysses Klaue, magistralmente interpretato da uno straordinario Andy Serkis, che meriterebbe un film stand-alone per quanto è risultato incisivo.

Black Panther non sarà un capolavoro ma è uno dei film delle origini più riuscito dell’intero Marvel Cinematic Universe. Non solo e non tanto per via della storia o dei combattimenti, quanto piuttosto per il coraggioso messaggio che riesce a lanciare. Chi l’ha detto che i cinecomics sono solo filmetti di intrattenimento?

A cura di Daniele Mu

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