Crimson Peak: Gugliermo Del Toro torna al gotico

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Il “genio visionario” Gugliermo Del Toro torna al cinema con Crimson Peak, film dal gusto horror che divide critica e pubblico. Le accuse si sprecano, ma saranno giustificate?

Crimson Peak: Gugliermo Del Toro torna al gotico

Vedendo per la prima volta il trailer, qualche mese fa, rimasi incantato: Crimson Peak aveva tutte le carte in regola per diventare uno dei miei film preferiti dell’anno. Regista di spessore, cast stellare, ambientazione fantastica, trama avvincente. Ebbene, dopo aver visto il film posso dire che le mie aspettative sono state soddisfatte, seppur con qualche piccola nota amara qua e là.

Edith è una giovane aspirante scrittrice, una inguaribile sognatrice con una sensibilità particolare che le permette di vedere fantasmi, a partire da quello della madre morta quando era solo una bambina. Ormai adulta, la donna si innamora di sir Thomas Sharpe, un baronetto decaduto che tenta di farsi strada nel mondo dell’imprenditoria. Una volta sposati, i due – insieme alla sorella di lui, Lucille Sharpe – si trasferiscono nella residenza dell’uomo e la trama si sviluppa fino al climax finale.

Come anticipato, la pellicola ha diviso critica e pubblico. La principale accusa che gli viene mossa è quella di avere una trama banale, scontata e poco intrigante. Il che, dal mio punto di vista, è vero solo in parte: sicuramente la trama non è innovativa e prende una piega molto diversa da quella che ci si potrebbe aspettare, quindi la delusione è più che legittima; ma, al tempo stesso, non mi sembra sia così disastrosa come molti dicono. Anzi, il fatto che sia così prevedibile potrebbe essere addirittura voluto dal regista: lo spettatore sa quello che sta per succedere, capisce tutto già dopo la prima ora, ma la protagonista è all’oscuro di tutto e questo non fa altro che aumentare la tensione e l’ansia che plasmano il film. Inoltre, la scelta di Del Toro di tenere la vicenda su un piano “umano” si ricollega a una frase ripetuta più volte da Edith, indicando che la vera causa della crudeltà e dell’orrore messo in scena non può essere attribuita a un soggetto sovrannaturale ma esclusivamente all’uomo stesso e alla sua follia. Per cui: sì, sicuramente è un qualcosa di già visto e di relativamente banale, poteva essere fatto di meglio. Ma si chiude un occhio più che volentieri.

Altro aspetto negativo è la gestione dei tempi: l’incontro tra Edith e Thomas, motore che innesca tutti gli eventi successivi, viene raccontato decisamente troppo in fretta e senza uno sviluppo adeguato; il ritmo risulta lento inizialmente e veloce – quasi troppo – verso il finale, con un turbinio di eventi che piovono addosso. Infine, alcuni personaggi non hanno avuto l’approfondimento che gli sarebbe spettato.

“Ma come, in pratica ci stai dicendo che è un film pessimo?” Assolutamente no, e ora vi spiego il perché.

Crimson Peak dà il meglio di sé sul piano tecnico. Visivamente è di una bellezza a dir poco sconvolgente: le ambientazioni, gli abiti, i paesaggi; ogni inquadratura è curata al dettaglio, con precisione maniacale, e ricorda un dipinto di Friedrich. La fotografia ha un ruolo centrale nel film: nella prima metà, che introduce i personaggi e la vicenda, dominano i toni caldi e morbidi (soprattutto l’ocra e il giallo); nella seconda metà, quando l’intreccio si scioglie e l’orrore dilaga, a dominare sono i toni freddi, asettici, taglienti (specie il bianco della neve, il rosso dell’argilla/sangue e il nero della casa). La regia è dinamica, i movimenti di macchina sono fluidi e leggeri salvo poi diventare violenti e repentini al momento opportuno, dando l’illusione di essere lì con Edith. La colonna sonora è minimale, basata essenzialmente sul pianoforte e sugli archi. Tutti insieme, questi fattori permettono di creare un’atmosfera in pieno stile horror che tiene incollati alla sedia in preda all’ansia; anche quei pochi jump scare presenti sono inseriti in maniera metodica e del tutto non invasiva.

Il simbolismo, poi, permea questa pellicola: Edith è rappresentata sempre con toni chiari (bianco, azzurro o giallo), simboli di purezza e gentilezza, che si macchiano di rosso nella scena finale, mentre tutto intorno a lei il mondo diventa sempre più oscuro e agghiacciante; inutile dire che il rosso dell’argilla simboleggia il sangue versato dai protagonisti (e non solo). Le farfalle rappresentano la protagonista, le falene morenti rappresentano Thomas e Lucille. I fantasmi non sono per niente il fulcro del film, vanno e vengono e sono un po’ il “deus ex machina” che interviene per dare a Edith quella consapevolezza che le serve per prendere in mano la situazione; rappresentano il passato che, in qualche modo, permea il presente e non va più via. La casa dei due Sharpe e l’argilla diventano esse stesse personaggi a pieno titolo, giocando con le suggestioni della ragazza e del pubblico.

Il cast, poi, è la ciliegina sulla torta: Mia Wasikowska (Alice in wonderland, Maps to the stars) si conferma un’attrice matura e capace, mettendo in scena un personaggio con un’evoluzione notevole; Tom Hiddleston (che tutti conosciamo per il ruolo di Loki nell’universo Marvel) recita con un’eleganza fuori dal comune, sebbene per certi versi risulti penalizzato dal ritmo accelerato degli eventi; Charlie Hunnam (Sons of anarchy, Hooligans, Pacific Rim) risulta un po’ piatto ancora una volta per via dello scarso rilievo – purtroppo – riservato al personaggio. Ma il vero mostro sacro del film è la onnipresente Jessica Chastain (Interstellar, The Martian): una spanna e mezzo sopra tutti, la sua Lucille è un personaggio crudele, folle, totalmente in balia delle emozioni più irrazionali, disposta a tutto e senza alcun freno morale o etico, che rimarrà imprigionata in questa sua condizione per sempre. La Chastain fa veramente un lavoro eccezionale e regala quella che, per quanto mi riguarda, è la sua miglior interpretazione (finora). Chapeau.

Gugliermo Del Toro, tra i più grandi geni visionari del cinema contemporaneo, porta sullo schermo un altro piccolo capolavoro dopo “Il labirinto del Fauno”; questo Crimson Peak è un film horror come non se ne vedevano da tempo, con un gusto gotico che richiama immediatamente i penny dreadful che andavano tanto a fine Ottocento. Ha i suoi difetti, e su questo non ci piove; ma se tutti i film fossero così vivremmo in un paradiso terrestre. Sarò anche di parte visto il mio folle amore per Del Toro, per il periodo storico descritto, per il gotico e per il cast – cioè praticamente per l’intera intelaiatura della pellicola – ma il mio modestissimo parere è che le critiche più violente siano del tutto eccessive. Rimango dell’idea che Crimson Peak sia uno dei più bei film di questo 2015.

«I fantasmi esistono. Li vedo da sempre»

A cura di Daniele Mu

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