Daredevil: finalmente giustizia è fatta

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In sole 13 puntate, la prima stagione di Daredevil targata Netflix fa dimenticare il film del 2003 e restituisce dignità ad uno degli eroi più snobbati dell’universo Marvel.

Daredevil: finalmente giustizia è fatta

Avete presente quell’aborto del cinecomics con Ben Affleck e diretto da Mark Steven Johnson? Ecco: dimenticatelo. Con la nuova serie Daredevil prodotta da Netflix, al Diavolo di Hell’s Kitchen viene data una rappresentazione degna di nota, che spazza via senza troppi pensieri il lavoro precedente.

La serie, per adesso alla prima stagione, racconta il percorso che porta il giovane avvocato Matt Murdock a diventare il supereroe mascherato che tutti conosciamo. Da bambino, Matt salva un vecchio che rischia di essere coinvolto in un incidente stradale. Il contenuto nocivo contenuto in alcuni barili finisce sul volto del ragazzino, che da quel giorno rimane cieco. In realtà la sua è una condizione particolare: vede un mondo confuso, “un mondo in fiamme”, e al tempo stesso si ritrova con tutti gli altri sensi estremamente potenziati – in particolare l’udito. Da allora in poi la sua intera esistenza è dedicata alla difesa della propria città e dei propri cari: seguendo gli insegnamenti del padre, un pugile in decadenza, Matt frequenta l’università e diventa avvocato aprendo uno studio insieme al compagno e amico Foggy Nelson. Ma, contemporaneamente, ogni notte indossa un costume nero e si trasforma nel vigilante che arriva là dove la giustizia ordinaria non può, attirando su di sé i pareri contrastanti dei media e della cittadina. Il villain di questa stagione è Wilson Fisk, che si scontra apertamente con Murdock nell’episodio conclusivo.

Trattandosi di una prima stagione, gli autori hanno dedicato una cura maniacale alla costruzione dei personaggi: sia i principali che i comprimari, ma anche le semplici comparse, vengono tratteggiati in modo tale che lo spettatore sappia esattamente chi sono, cosa gli passa per la testa e si possa identificare con loro. Abbiamo Matt, che darebbe la sua vita pur di difendere i più deboli e rendere la sua città un posto migliore ma al tempo stesso è logorato dai conflitti interiori che questo comporta; Foggy, giovane avvocato un po’ scapestrato e inseparabile compagno di Matt, sebbene a un certo punto il loro rapporto sembra poter ssere minacciato; Karen, salvata dal Diavolo di Hell’s Kitchen e vero e proprio motore degli eventi, nonché intraprendente segretaria dello studio legale avviato dai due; Ben, giornalista d’inchiesta tutto d’un pezzo che accetta di aiutare Karen nella sua crociata per scoprire la verità; Fisk – che a me ricorda tanto Limburger dei Biker Mice: seriamente, aggiungetegli una cresta ed è lui –, villain che finisce per credere lui stesso alle menzogne che propina ma che, nel suo rapporto con Vanessa, scopre di avere un (piccolo) cuore pulsante. E potrei continuare all’infinito: ogni personaggio è lì, parla allo spettatore. Non ci sono macchiette o stereotipi: è tutto sfumature di grigio, non bianco e nero. E non è cosa da poco.

Il piano tecnico è fenomenale: la regia è solida, con un gusto cinematografico per le inquadrature e i movimenti di camera. I virtuosismi si sprecano: basti pensare al lungo piano sequenza al termine della seconda puntata, durante un combattimento all’ultimo sangue e in uno spazio estremamente ristretto; oppure il sapiente utilizzo del ralenty – Snyder, prendi spunto – dei primi episodi e, soprattutto, del season finale. La fotografia, cupa, contribuisce a dare quel tono dark che il supereroe richiede; il montaggio sostiene la regia in ogni momento. Nota di merito anche per le musiche – ho letteralmente adorato l’utilizzo del “Nessun dorma” nella puntata conclusiva, in una lunghissima sequenza che strizza l’occhio ai migliori gangster movie. Gli attori offrono poi prestazioni magistrali, specie il protagonista Chiarlie Thomas Cox – che abbiamo visto già all’opera ne “La teoria del tutto” – e Vincent D’Onofrio, che dà il meglio di sé nei panni di Wilson Fisk. Altra osservazione riguarda la violenza: oh-mio-Dio. Raramente ho visto una serie, ma anche un film, sui supereroi essere così violenta e cruda. Sangue che scorre a fiumi, cazzotti violentissimi, costole rotte, lacerazioni diventano lentamente la routine di ogni episodio. E la cosa ci piace: finalmente un supereroe poco edulcorato, che non ha paura di sporcarsi le mani e lanciarsi sull’avversario come un treno in corsa – nonostante proprio questo aspetto nasconda uno degli snodi principali della psicologia di Daredevil.

Insomma: prosegue la serie fortunata dell’universo Marvel, che finalmente dà dignità a uno dei suoi personaggi se vogliamo più snobbati ma interessanti. Ora che è finita la prima stagione non ci resta che aspettare la seconda, che probabilmente vedrà Daredevil comparire fin dal primo episodio. E non vediamo l’ora.

“Non cerco penitenza per quel che ho fatto, padre. Cerco perdono per quello che sto per fare”

A cura di Daniele Mu

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