Deadpool – Il trionfo dell’ignoranza

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Un incrocio tra la Machete, I mercenari e un film di Michael Bay: ecco cosa è Deadpool, il nuovo cinecomic di casa Marvel.

Deadpool – Il trionfo dell’ignoranza

Deadpool è uno dei cinecomic più chiacchierati e attesi del momento. Grazie ad una campagna di marketing assolutamente geniale e destinata a fare scuola, il film è sulla bocca di tutti da praticamente un anno. L’impresa non era semplice: per quanto sia conosciuto, infatti, Deadpool non ha la notorietà di Spider-Man o Iron-Man; e portare sullo schermo un personaggio a dir poco ambiguo e scottante ha richiesto non pochi sforzi, rendendo necessario mettere in discussione gli standard del genere. Il film riscrive totalmente i canoni del cinecomic: è un film per ragazzi e adulti, non per bambini; un film volgare, violento, ironico, denso di black humour, in cui la quarta parete (lo schermo) viene abbattuta costantemente e in maniera semplicemente brillante – tutt’altra roba rispetto ai classici film Marvel. Ed è proprio in questo che sta la genialità della pellicola: il film in sé, infatti, risulta debole quanto a sceneggiatura e caratterizzazione dei personaggi ed è sostenuto interamente dal protagonista e dalla sua comicità grottesca. Ma procediamo con ordine

La pellicola racconta le origini del supereroe meno eroe che esista. Wade Wilson non è esattamente il ragazzo che vorresti incontrare sulla tua strada, specie se ti si presenta armato di coltello e pistola mentre consegni una pizza ananas e olive; dopo aver scoperto di avere un cancro terminale lascia Vanessa, la sua ragazza e, in preda alla disperazione, decide di sottoporsi ad un esperimento di laboratorio capace di farlo guarire. Ed effettivamente guarisce. Solo che si ritrova con una faccia texturata (che neanche il primo Tomb Rider) e la possibilità di rigenerarsi. Da quel momento in poi, Wilson usa i suoi nuovi poteri per dare la caccia a Francis, responsabile delle torture subite, e riavvicinarsi alla ragazza. Wade Wilson è un cazzone, un cinico opportunista, un egoista. E lo è anche prima di diventare Deadpool; i poteri e il costume attillato amplificano semplicemente queste sue caratteristiche.

La regia fa il suo dovere, non brilla in virtuosismi ma racconta in maniera efficace la storia. Ho trovato molto interessante la struttura narrativa, che alterna l’azione presente con i flashback che spiegano il passato di Wilson. Decisamente azzeccata anche la colonna sonora, che rende il tutto ancora più tamarro. L’utilizzo di CGI è massiccio, e spesso la resa non è delle migliori – anche perché il budget era limitato, quindi non potevano essere fatti miracoli.

Ryan Reynolds non recita: lui È Deadpool. Non solo ha contribuito personalmente alla realizzazione del film (e si è anche portato a casa il costume rosso e nero), ma ha messo tutto se stesso entrando perfettamente in parte e creando un soggetto assolutamente brillante, che da solo regge tutto il film. Gli altri personaggi, infatti, sono appena accennati e, in alcuni casi, stereotipati: il più riuscito è senza dubbio Vanessa, la compagna di Wilson, interpretata da Morena Baccarin. Abbiamo poi T.J. Miller che interpreta Weasel, il comic relief della situazione (anche se lo stesso Deadpool può essere considerato un comic relief), e Ed Skrein nei panni di Ajax-Francis, l’arcinemico di Deadpool. E qui, ancora una volta, la Marvel incappa nel suo punto debole: per qualche strano motivo, come nell’ultimo Avengers, non riesce a creare dei villain carismatici e interessanti. Francis è quasi un pretesto per far partire la narrazione, risultando per il resto ben poco incisivo e interessante. Come guest-star abbiamo poi gli X-Men Colosso e Testata Mutante Negasonica, che strappano qualche risata ma risultano usati un po’ a caso.

Qual è, quindi, il mio giudizio sul cinecomic? A mio parere occorre tener distinti due piani: quello di film su Deadpool e quello di Deadpool come film. Sotto il primo profilo, il giudizio non può che essere positivo. Il film è Deadpool-centrico ed è un concentrato di ignoranza, volgarità, inside jokes, situazioni grottesche e battute feroci, che non risparmiano nessuno: dallo stesso Reynolds ai produttori passando per gli altri film Marvel. La resa del personaggio è brillante, ed è questo che personalmente mi aspettavo: un film di puro intrattenimento, che mi facesse ridere per due ore e portasse qualche elemento di novità nel panorama supereroistico attuale. Sotto il secondo profilo, se si considera il film nel complesso come opera cinematografica, il giudizio è molto meno positivo: la pellicola ha enormi lacune narrative, una sceneggiatura pressoché assente, personaggi secondari poco caratterizzati e un villain del tutto anonimo. A questo si aggiunga anche il doppiaggio italiano di alcuni soggetti che ho trovato veramente imbarazzante.

Io personalmente ho adorato alla follia il film e lo rivedrò volentieri, ma mi rendo conto che, tecnicamente parlando, avrebbero potuto (e dovuto) impegnarsi di più. Rimane il fatto che Deadpool ha messo in discussione tutti i canoni del cinecomic, creando un prodotto innovativo e destinato a far parlare di sé per molto tempo. Vedremo a questo punto come i produttori intendano usare il personaggio nel sequel, visto che dovranno spostare ancora più in là l’asticella dell’unpolitically correct. Ma se le premesse sono queste non posso che essere fiducioso.

Questa non è la classica storia di supereroi. Ma per capirlo dobbiamo tornare a prima che  Mi strizzassi le chiappe in una tuta di spandex.

A cura di Daniele Mu

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