Doctor Strange – Il futuro dei film Marvel è arrivato

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Che la Marvel ci abbia abituato a film di alto livello, soprattutto negli ultimi tempi, è ormai assodato. Se possibile, con Doctor Strange è riuscita ad alzare ulteriormente l’asticella e a portare i cinecomics ad uno stadio successivo.

Doctor Strange – Il futuro dei film Marvel è arrivato

Dopo gli adrenalinici eventi di Captain America: Civil War, che in qualche modo avvia a chiusura il filone supereroistico “classico”, la Marvel prende fiato e si concentra su un personaggio finora mai visto sul grande schermo: Doctor Strange. E lo fa con un origin movie che, pur soffrendo dei tradizionali difetti a cui la casa di produzione ci ha abituato, rappresenta nel complesso uno dei migliori prodotti mai sfornati.

La trama, per la verità, è piuttosto scarna: dopo un incidente d’auto, il neurochirurgo di fama mondiale Stephen Strange perde l’uso delle mani. Per guarire si reca a Kamar-Taj, in Nepal, dove avvia un percorso di formazione spirituale che lo inizierà al mondo della magia. In poco tempo Strange si rivela essere uno dei migliori discepoli dell’Antico, capace di fronteggiare Kaecilius e di contrastare il suo piano, che prevede di consegnare il mondo a Dormammu, signore della Dimensione Oscura. La semplicità – almeno apparente, perché a ben vedere ci sono numerosi spunti di riflessione – della trama non è di per sé un difetto, trattandosi di un film sulle origini che segue gli stilemi del genere. Il problema, semmai, riguarda la gestione del villain – un problema cronico, a cui la Marvel sembra proprio non riuscire a trovare una soluzione. Le motivazioni che lo spingono a ribellarsi all’Antico e a passare “al lato oscuro” sono deboli e il personaggio resta a mala pena abbozzato, non viene mai approfondito. Ancora peggiore è il destino toccato all’altro villain, che emerge nella seconda scena post-credits: se questo Doctor Strange doveva gettare le fondamenta per la costruzione del villain del sequel, beh, l’impresa è fallita miseramente. Anche lo scontro tra Strange e Dormammu, per quanto l’idea potesse essere interessante, mi ha lasciato insoddisfatto e innervosito non poco (ma forse era proprio questo l’intento, e chi ha visto il film sa di cosa parlo).

Ma come? Ho iniziato esaltando la pellicola e finora ho parlato solo dei punti deboli! Tranquilli, non sono bipolare: ho preferito semplicemente toglierli subito di mezzo per concentrarmi ora sui numerosi aspetti positivi e, se vogliamo, pioneristici del film. Innanzitutto, Doctor Strange porta nel mondo Marvel un elemento finora solo accennato negli altri film: il misticismo, l’esoterismo, la magia. E non – attenzione – una magia in stile Harry Potter, fatta di bacchette magiche e incantesimi magari improbabili; bensì una magia che nasce dalla ricerca di sé, dall’introspezione, dalla capacità dell’uomo di controllare se stesso e gli elementi della natura. Qualcosa di molto più profondo di una semplice bacchetta magica, che presuppone un vero e proprio percorso iniziatico, di conoscenza di sé, di comprensione dei meccanismi e delle leggi profonde che regolano la natura e l’esistenza dell’universo. E che, a livello visivo, regala enormi soddisfazioni.

Doctor Strange vanta infatti un enorme impatto visivo, che lascia lo spettatore letteralmente a bocca aperta. Non solo gli incantesimi sono convincenti e gli effetti speciali e grafici sono di alto livello, ma la regia e la fotografia sono su un piano che raramente si era visto in un cinecomics. La regia è affidata ad un direttore dell’horror, Scott Derrickson, che qui esce dal suo genere e dà il meglio di sé: una regia pulita, cristallina, che permette di seguire attentamente anche le scene d’azione più caotiche facendo danzare la telecamera tra i personaggi e che ricorda, per certi versi, quella adottata da Christopher Nolan in Inception (e scusate se è poco). A questo si aggiunge una colonna sonora a dir poco spettacolare, che si avvicina – pur senza raggiungerla – a quella di Guardiani della Galassia. Infine, la sceneggiatura e la scrittura della pellicola risultano solide e compatte; sorprende ancora una volta la vena comica tipicamente marveliana che pervade il film e che riesce ad inserirsi alla perfezione in ogni scena, anche in quelle più concitate – elemento, questo, che eleva drasticamente lo standard Marvel rispetto a quello DC tristemente visto in Suicide Squad, che proprio della comicità faceva un suo punto forte.

Il cast è poi stellare, e Benedict Cumberbatch da solo merita la visione del film. Interpreta uno Stephen Strange pieno di sé, egocentrico, spocchioso e spaccone; una specie di Tony Stark col bisturi tra le mani. Ma, proprio come Stark, Strange è un personaggio fragile, la cui intera vita dipende dalle sue mani; compromesse quelle, è finita. Cumberbatch coglie benissimo questo aspetto dicotomico mostrando la parabola discendente di Strange, il suo dolore, la sua disperazione e la sua rabbia, che lo porteranno poi a trasformarsi in un Doctor Strange che, seppur non abbandoni mai il suo sarcasmo e il suo egocentrismo, si rivela decisamente più maturo e consapevole del ruolo che ricopre nel mondo (esattamente come Tony Stark-Iron Man). Abbiamo poi Mads Mikkelsen nei panni di Kaecilius; e se è vero che il personaggio di per sé risulta piatto e insipido, è altrettanto vero che la star di Hannibal riesce, con la sua presenza scenica, a sopperire ai difetti del villain rubando più volte la scena al protagonista e regalandoci un monologo a metà film che, nella sua semplicità, rappresenta forse uno dei momenti più alti della pellicola. Abbiamo poi un’ottima Tilda Swinton nei panni dell’Antico, personaggio molto più complesso e contraddittorio di quanto possa sembrare all’inizio; Benedict Wong nei panni di Wong (lol), protagonista di alcune tra le scene più esilaranti del film; Chiwetel Ejiofor, che interpreta Karl Mordo, e Rachel McAdams, alias Chrstine Palmer. La love story tra Strange e Palmer è piuttosto melensa e fuori luogo, ma almeno non incide troppo sulla narrazione.

Doctor Strange conferma il trand positivo del Marvel Cinematic Universe. È un film che per certi versi si pone in continuità col passato e per altri in rottura, capace di segnare un nuovo inizio e di traghettare i cinecomics di casa Marvel ad un nuovo livello. Un pressoché perfetto connubio tra azione, comicità e dramma, che riesce (ancora) a stupire e a tenere incollati allo schermo per tutta la durata. Un film destinato a diventare la punta di diamante per la “next gen” Marvel, quando i supereroi della “fase 1” saranno ufficialmente andati in pensione. In attesa di vedere Thor: Ragnarok e – soprattutto –Spiderman: Homecoming, Doctor Strange entra di diritto nella top 3 dei miei film Marvel preferiti.

Dimentica quello che credi di sapere.

A cura di Daniele Mu

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