Doctor Who: 34 stagioni in poche righe

Condividi con i tuoi amici su:

Doctor Who è una delle serie cult di sempre, ma la piega presa dagli eventi nelle ultime stagioni mostra i primi segni di cedimento. Vediamo perché (senza spoiler).

Doctor Who - Recensione Plindo

Doctor Who è una delle serie televisive più longeve di sempre – se non LA più longeva. La prima stagione viene trasmessa dalla BBC nel 1963 e la “serie classica” va avanti fino al 1989; nel 1996 viene diretto un episodio pilota sotto forma di film, ma non incontrò grande successo. Nel 2005, infine, sotto la guida di Russell T. Davies, lo show ritorna definitivamente sugli schermi.

Ma cosa è Doctor Who? Bella domanda. È una serie sci-fi che ha come protagonista Il dottore (sì, ma doctor “who”?), un Signore del Tempo – per precisione l’ultimo (o no?) – cioè quello che dovrebbe essere un “alieno” che ha la capacità di viaggiare nel tempo e nello spazio a bordo del Tardis, macchina dalle sembianze di una cabina della polizia blu (“but it’s bigger on the inside”). Il dottore è generalmente accompagnato da fidi companion “terrestri”, che lo aiutano a salvare i pianeti su cui di volta in volta sbarcano. Che detto così non rende, ma fidatevi: è una figata.

Dato che è impossibile riassumere 34 stagioni in poche righe, mi concentrerò qui su alcuni punti riguardante le nuove stagioni. Allons-y!

Innanzitutto il Dottore: è uno dei personaggi più interessanti che siano mai stati visti in una serie TV. La sua caratteristica principale è la capacità di rigenerarsi: pur invecchiando molto più lentamente di un comune mortale, può comunque morire; possiede però la capacità di rigenerarsi, cambiando interamente personalità, aspetto, abbigliamento. Il che, si capisce, conferisce al prodotto una enorme longevità. Ci troveremo di volta in volta di fronte a un dottore dall’aria scanzonata ma divorato dal senso di colpa; a un dottore che rimpiange, dall’aria giovanile e cordiale ma logorato dentro e capace di essere spietato contro i suoi avversari; a un dottore più vecchio ma forse più infantile nel comportamento, che cerca solo di dimenticare quanto ha fatto in un passato ormai lontano; infine, a un dottore più vecchio e maturo, finalmente in pace con se stesso. Gli interpreti, poi, sono di altissimo livello: Christopher Eccleston sconta forse le debolezze di un impianto non maturo – come dirò meglio fra poco – mentre David Tennant, beh, è David Tennant. Non serve dire altro. Matt Smith si difende bene e regge senza difficoltà il confronto con il predecessore, recuperando peraltro alcuni tratti dei “vecchi” dottori; Peter Capaldi, con la sua aria severa e austera, si candida come uno dei dottori migliori di sempre dopo una sola stagione – vedremo che piega prenderà più avanti.

In secondo luogo le storyline: croce e delizia di Doctor Who. La prima stagione presenta toni piuttosto allegri, scanzonati; le puntate sono quasi tutte autoconclusive, con un filo conduttore che le lega tutte. Il livello della scrittura, a mio parere, è piuttosto blando: a parte alcuni episodi veramente geniali, gli altri non si distinguono per brillantezza. Del tutto diverso il tenore delle altre stagioni: Davies mette il turbo, i fili che legano le puntate diventano sempre più solidi; i toni si fanno via via più cupi, l’atmosfera diventa quella di uno sci-fi moderno, con alcune puntate che sfiorano il thriller. La scrittura cambia notevolmente, si caratterizza per una maggiore oscurità delle storie e dei personaggi – mai interamente buoni o cattivi – e per una caratura drammatica che dovrebbe essere illegale in tutti gli stati. Questi elementi vengono ripresi da Steven Moffat, che subentra nella quinta stagione: i toni si fanno ancora più cupi, l’elemento drammatico è sempre presente. Moffat cerca di dare un’aria di mistero alla scrittura, e qui iniziano i problemi: sebbene le storie siano avvincenti e gli interrogativi si piantino in testa per intere stagioni, si intuisce anche che vi sono parecchie forzature e risposte un po’ buttate a caso. Sembra che non ci sia un’idea sicura, chiara, all’origine ma che le storie evolvano e trovino una svolta improvvisata, buttata lì all’ultimo momento. Il punto più basso lo si tocca con l’ottava stagione che, se da un lato vanta uno dei dottori migliori, dall’altra ha anche livelli di scrittura veramente infimi: a parte due o tre puntate, le altre sono praticamente da cestinare. I fan sono in rivolta – giustamente – tanto che la voce di un ritorno di Davies, almeno in alcuni episodi, si fa sempre più concreta.

In terzo luogo i companion: o, meglio, le companion. Rose Tyler è un personaggio piuttosto insipido, che però cresce nel tempo e che, con la piega che prende la sua storyline, tocca vette emotive inaudite – credo che da qualche parte esista un circolo di supporto per uscirne. Martha Johnes è di una inutilità incredibile, e la madre è pure peggio. No, sul serio: attrice dall’espressività di una bottiglietta d’acqua minerale e caratterizzazione che dire patetica è poco. Ma per fortuna ci pensa Donna Noble a risollevare le sorti: cazzuta come poche, non serve aggiungere altro. E anche qui pianti a dirotto, che ve lo dico a fare. Amy Pond è l’amore della mia vita, ma lei ancora non lo sa. Attrice capace, evoluzione psicologica che funziona – supportata anche dal coraggio un po’ imbranato e nerdeggiante di Rory – e.. Lacrime. Ancora. Infine, Clara Oswald. Sento già il rumore di coltelli e fucili dei fan. L’amnesia che porta Moffat a dimenticare di botto come si scrive una serie gli fa dimenticare anche come si scrive un personaggio: e così, dopo che per un’intera stagione Clara si conferma come una companion con una storyline veramente interessante e carica di potenziale, nell’ottava stagione la caratterizzazione viene sminchiata di punto in bianco. E Clara diventa uno dei personaggi più insopportabili di sempre, secondo forse solo alla madre di Martha. Ma tipo che ogni puntata è un “Clara wat r u doin, Clara pls stahp” continuo. Imperdonabile.

Quindi che dire in chiusura? Doctor Who è una delle serie più belle e affascinanti di sempre. Un lato tecnico-registico di ottimo livello – se si esclude il carattere patinato e quell’atmosfera da soap-opera brasiliana delle prime stagioni -, attori di spessore, caratterizzazione dei personaggi (e conseguente attaccamento dello spettatore) notevole, villain uno più inquietante dell’altro – come non citare i Dalek, il Silenzio, gli Angeli piangenti -, picchi emotivi incredibilmente alti e quel clima un po’ naif che aggiunge un tocco in più. Non la serie perfetta, chiaramente: il livello di scrittura e caratterizzazione dei personaggi inizia a dare segni di cedimento, alcune idee paiono poco solide, la scrittura di Moffat inizia a diventare poco convincente. Il tentativo di cambiare direzione è funzionato solo in parte, e inevitabilmente dovranno essere battuti nuovi percorsi prima che la degenerazione sia totale. Ma si conferma sicuramente una serie immancabile per gli appassionati e i nerd di tutto il mondo.

Perché Doctor Who è una serie che ti entra dentro e ci resta a vita: tutti noi whovians diventiamo Il dottore, e tutti noi potremo dire:

“I will always remember when the doctor was me”.

 

A cura di Daniele Mu

Condividi con i tuoi amici su:

Articoli interessanti

Deadpool – Il trionfo dell’ignoranza Un incrocio tra la Machete, I mercenari e un film di Michael Bay: ecco cosa è Deadpool, il nuovo cinecomic di casa Marvel. Deadpool è uno dei cinecomic più chiacchierati e attesi del momento. Grazie ad una campagna di marketing assolutamente geniale e destinata a fare scuola, il film è sulla bo...
Guardiani della Galassia – Vol. 2 Se non avessero realizzato il primo Guardiani della Galassia, questo Vol. 2 sarebbe il mio film Marvel preferito. Non c’è niente da fare: ormai la Marvel non sbaglia più un colpo. Dopo un ottimo film come Doctor Strange, capace a mio avviso di portare il genere dei cinecomics su un nuovo livello,...
La La Land – In bilico tra sogno e realtà Ci sono film destinati a diventare cult nel momento stesso in cui escono in sala: La La Land è fra questi. La La Land è un film del 2016 diretto da Damien Chazelle e interpretato da Ryan Gosling e Emma Stone. Questa semplice frase spiega perfettamente il perché io abbia adorato la pellicola: Wh...
Shameless: la storia di una broken family moderna Shameless è una delle serie tv più politically uncorrect e disastrata degli ultimi anni. E a noi questo piace. Tanto. Avete presente quella strana sensazione che vi prende quando non sapete se ridere o piangere? Lo stomaco si contorce, il cervello va in tilt, gli occhi si inumidiscono ma la boc...

SEGUICI ANCHE SUI SOCIAL NETWORK.

È sufficiente un solo click!!

NEWSLETTER

 

Ricevi nella tua casella di posta elettronica i contenuti più interessanti!

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato!

* Questo campo è obbligatorio