Doctor Who – a «fantastic» Nine

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Dopo il gigantesco buco nell’acqua dell’ottava stagione, Doctor Who rischiava di essersi arenato per sempre. Questa nona stagione supera le più alte aspettative e rilancia la serie inglese tra le più longeve al mondo.

Doctor Who – a «fantastic» Nine

Nella precedente recensione di Doctor Who avevo sottolineato la necessità di un deciso cambio di rotta per ridare prestigio a una serie che correva il rischio di impantanarsi nel cliché del già visto. Dopo un’ottava stagione riconosciuta quasi universalmente come una delle peggiori della sua storia, con al massimo tre-quattro episodi ben scritti e una gestione pessima dei personaggi comprimari, le aspettative nei confronti della nona stagione erano molto alte: lo showrunner Steven Moffat si sarebbe dovuto superare per mantenere la fiducia delle migliaia di fan sparsi in tutto il mondo. Ora che la stagione è finita, con tanto di speciale di Natale a rendere ancora più speciale il giorno, è il momento di fare il bilancio. E la conclusione non può che essere questa: la nona stagione, a mio avviso, è una delle migliori del New-Who.

Moffat & co. hanno dimostrato di essere ancora capaci di scrivere sceneggiature avvincenti, contorte ed emozionanti. Complice anche una struttura a puntate doppie, le storie si sono sviluppate al meglio e veramente poco è stato lasciato al caso. Solo una puntata è risultata decisamente sottotono, tanto da somigliare ad un avanzo della precedente stagione messo lì a caso come riempitivo; per il resto la narrazione è tornata agli alti livelli a cui ci eravamo abituati gli anni scorsi. La particolare struttura adottata, inoltre, ha consentito lo sviluppo contemporaneo della narrazione verticale – che si esaurisce in genere nell’arco di due puntate – e di quella orizzontale, un filo rosso capace di unire ogni episodio fino all’epico trittico conclusivo. Certo, rimane il dispiacere per non aver visto portate avanti alcune storyline interessanti – mi riferisco soprattutto a quanto successo all’inizio, con alcuni personaggi e alcune implicazioni che vengono fatte cadere nel vuoto – ma, conoscendo Moffat, è possibile che vengano riprese nella decima stagione.

La prova degli attori è brillante. Clara, personaggio che personalmente ho adorato nella settima stagione e odiato nell’ottava, aveva solo da guadagnare in questa stagione. Non avrebbe potuto fare peggio di così, non tanto per l’incapacità di Jenna Coleman quanto per una scrittura del personaggio a dir poco oscena. In questa stagione, invece, non solo Clara non mi è risultata antipatica ma, anzi, in alcune puntate l’ho trovata veramente “badass”: la Coleman ci ha deliziato con ottime performance, e anche il personaggio è stato sviluppato in maniera esemplare. Anche perché, diciamolo, uno dei punti focali dell’intera stagione era proprio Clara: il suo rapporto con il Dottore, la sua voglia di avventura e le nefaste conseguenze che questo, inevitabilmente, avrebbe portato. La dipartita del personaggio – che, per certi versi, ricorda quella dell’amata Donna – lascia aperte numerose possibilità; personalmente non spero in un ritorno e preferirei che il suo destino rimanga avvolto da un alone di mistero. Ashildr – o Me, che dir si voglia -, il personaggio interpretato da Maise Williams (la Arya di Game of Thrones), è stata una vera rivelazione: pensavo sarebbe comparsa solo in alcune puntate, invece si è rivelata essere uno dei pilastri dell’intera stagione arrivando a ricoprire un ruolo di tutto rilievo nel trittico conclusivo; indimenticabile il suo ultimo dialogo con il Dottore alla fine dell’Universo in cui, tra un riferimento e l’altro alla serie dell’HBO, si è finalmente capito chi – o cosa – fosse l’ibrido di cui tanto si parlava dalla prima puntata.

E veniamo al pezzo forte: il Dottore. Peter Capaldi si è trovato con una responsabilità non indifferente: riuscire a essere il Dottore dopo David Tennant – recentemente visto in Marvel’s Jessica Jones – e Matt Smith, senza ricalcare nessuno dei due. A mio parere tra le poche cose che si salvano dell’ottava stagione c’è proprio Capaldi, nonostante a molti non sia piaciuto. Con questa nona stagione penso che tutti siamo concordi nel dire che Capaldi non si limiti a interpretare il Dottore, ma che sia il Dottore – forse più di chiunque altro del New-Who. Con la sua prestazione ha dimostrato di essere un attore incredibilmente dotato, capace di reggere da solo un intero episodio e di esprimere qualunque stato d’animo con il tono della voce e con l’espressività facciale. Mi spiace dirlo, ma nella mia personale classifica Capaldi ha ormai superato, seppur di un soffio, David “Ten” Tennant. Ed è un vero peccato che, stando ai rumors, la decima stagione sarà anche l’ultima nella quale lo vedremo nei panni dell’arcigno Dottore. Ma d’altronde Capaldi rappresenta un “nuovo” Dottore, che deve ripartire da zero e ritrovare un senso alla sua esistenza dopo le vicende della settima stagione e dello speciale dei 50 anni; ed è lecito aspettarsi che, una volta trovata la retta via, lasci il posto a un nuovo volto.

Doctor Who aveva bisogno di un’opera di svecchiamento, di qualcosa che desse una scossa a un brand che ormai esiste da più di cinquant’anni e lo catapultasse nel panorama delle serie tv contemporanee. E lo ha trovato in questa nona stagione; una stagione capace di guardare al passato e attingervi a piene mani, capace di far quadrare storyline e avvenimenti emersi nelle precedenti stagioni, capace di alternare siparietti comici a momenti di totale serietà e drammaticità. Una stagione caratterizzata da una prestazione attoriale di altissimo livello e da una comparto tecnico di tutto rispetto – non mi ci sono soffermato, ma basta citare ad esempio le ultime due puntate per dare un’idea di cosa hanno offerto regia, montaggio, fotografia e colonna sonora nell’intera stagione.

Nonostante alcuni difetti narrativi o alcune scelte che tanto hanno fatto discutere – si pensi alle travagliate vicende del cacciavite sonico – la nona stagione di Doctor Who supera tutte le aspettative e porta la serie su un nuovo livello. Ognuno può dire ciò che vuole, ma per me questa è una delle migliori della nuova era e ha portato di prepotenza Doctor Who nella top 5 delle mie serie preferite di sempre. Non rimane che scaldare i motori del Tardis e viaggiare nel tempo fino a settembre 2016: Allons-y!

Run, you clever boy, and be a Doctor

A cura di Daniele Mu

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