Game of Thrones – Sesta stagione (contiene spoiler)

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Dopo una quinta stagione che a molti ha fatto storcere il naso, Game of Thrones torna con una stagione di rara bellezza che prepara al meglio per il gran finale.

Game of Thrones – Sesta stagione (contiene spoiler)

Mai come questa volta il finale di stagione di Game of Thrones mi ha lasciato con un vuoto allo stomaco. Come si fa ad aspettare nove mesi – ripeto: nove mesi – per la 7×01? Ci eravamo lasciati con una quinta stagione lenta e riflessiva. Una stagione di passaggio, che serviva per creare quei nodi da cui si sarebbe dipanata la trama della fase conclusiva della serie. Accantonate le critiche e la delusione per quella che molti considerano una stagione fiacca e lenta, lo show targato HBO ha decisamente fatto il botto con una sesta stagione quasi perfetta.

Jon Snow è vivo, ha sconfitto i Bolton e si è ripreso Grande Inverno e tutto il Nord grazie all’aiuto determinante di Sansa – che inizia ad avere qualche piccola gioia, anche se penso che alla fine dovrà ingoiare un amaro boccone chiamato lord Baelish – e alle doti persuasorie di lady Mormont, miglior personaggio della serie subito. E finalmente abbiamo avuto conferma che Jon è mezzo Targaryen e mezzo Stark, e che è destinato a grandi cose. Approdo del Re è saltato in aria, e con lui metà del cast – maschietti, mi spiace: non vedrete più Margaery. Ora Cersei siede sul Trono di Spade, prima donna a governare i Sette Regni. La morte di tutti i suoi figli, come da profezia, l’ha privata di quel briciolo di umanità che ancora aveva e ora pensa a come gettare Westeros nel terrore più totale – che sia un secondo “Re folle”? Jaime riconquista Delta delle Acque nell’assedio più brutto della storia degli assedi brutti, e si prepara alla faida interna con la sorella. Almeno spero. Daenerys ha finalmente radunato un esercito abbastanza numeroso e spietato per tornare a Westeros e far valere il proprio diritto sul Trono, grazie alle navi gentilmente prestate dai Greyjoy. A lei si uniscono i Martell e i Tyrell, decimati dopo l’episodio finale.

Arya è finalmente diventata un’assassina ed è tornata più incattivita che mai, pronta a spuntare altri nomi dalla lista dell’odio. Clegane è ancora vivo, si è unito alla Fratellanza e probabilmente ci regalerà uno scontro all’ultimo sangue con la Montagna. Bran è il responsabile della morte di Hodor – ho ancora gli incubi la notte –, di Vento Grigio, del vecchio Corvo e di un centinaio di altre creature; ma almeno scopre che lo zio Benjen, dato per disperso dopo la prima stagione, è ancora vivo (più o meno) e ci regala il flashback della Torre della Gioia. Sam, nel frattempo, ruba la spada al papone e arriva a Vecchia Città, dove potrà finalmente soddisfare la sua sete di conoscenza e diventare un Maestro.

E soprattutto: l’Inverno è arrivato. Se la quinta stagione ha preparato il terreno, la sesta l’ha spianato: il gran finale è alle porte. Presumibilmente, nella settima (che, ricordo avrà solo sette puntate. Sigh) vedremo l’arrivo di Daenerys a Westeros e la guerra per il Trono, mentre nell’ottava assisteremo alla battaglia finale contro gli Estranei e – chissà – al ritorno della pace nei Sette Regni.

La messa in scena è a dir poco stupefacente. Non solo la fotografia i costumi e le musiche, a cui già eravamo abituati; anche gli effetti speciali, le coreografie e la regia si pongono su livelli difficilmente raggiunti in precedenza. A parte qualche incertezza, la CGI è finalmente meno videogiocosa e la resa dei draghi o della distruzione del tempio di Baelor è a dir poco fenomenale. La battaglia dei bastardi – che, per molti versi, si ispira alla battaglia del Fosso di Helm del Signore degli Anelli – presenta una coreografia a dir poco perfetta, con una regia che tocca vette inaudite. Claustrofobica, dinamica, con continue inquadrature in soggettiva per farci immergere nello scontro e farci vedere con gli occhi di Jon. Per non parlare poi della regia del finale: basti pensare alla preparazione al processo, scena carica di pathos e di tensione che prepara per l’esplosione conclusiva; al suicidio di Tommen, affidato ad una semplice quanto efficace inquadratura fissa; alla Torre della Gioia, con la scelta di non rivelare cosa Lyanne abbia detto al giovane Ned e il ritorno al presente, con la faccia di Jon-adulto che si sovrappone al Jon(o dovrei dire Jaeherys?)-bambino.

Ahimè non mancano le note negative, ma si tratta di sottigliezze che sono disposto ad accettare visto il livello generale della serie. La storyline di Arya è tirata troppo per le lunghe, fino a risultare ridondante e superflua; il fatto che si getti in inseguimenti stile Assassin’s Creed con una ferita aperta nello stomaco è poco credibile, mentre la decisione di non far vedere l’uccisione della tirapiedi di Jaqen, seppur stilisticamente azzeccata, è quantomeno discutibile. Per fortuna abbiamo la conferma che non ha affatto dimenticato la sua identità e che è pronta a prendersi la sua vendetta, a partire da Walder Frey. Jaime è un personaggio totalmente diverso rispetto a quello che è nei libri e, per quanto accetti di buon grado i cambiamenti apportati dalla serie, non riesco a mandare giù il fatto che abbiano l’abbiano stravolto in questo modo – anche se penso che avrà modo di rifarsi nella prossima stagione. Brienne conferma la sua dubbia utilità, così come Daario e Benjen che ha la caratterizzazione di un calzino sporco. Bran, noto anche come “Lo storpio iettatore”, merita tanti calci sulle gengive – almeno ma spero che torni a Grande Inverno per annunciare al mondo la vera identità di Jon.

Infine, e questo è sicuramente il problema principale, ci sono troppi errori nella gestione delle linee temporali. Non è possibile che Ditocorto arrivi alla Barriera partendo dal Nido dell’Aquila nel giro di una puntata. Non è possibile che i Greyjoy arrivino a Meereen dalle Isole di Ferro in così poco tempo. Non è possibile che Arya viaggi da Essos a Westeros, arrivando alle Torri Gemelle, in appena due puntate. Non è possibile che Varys faccia un viaggio andata/ritorno da Meereen a Dorne praticamente nella stessa puntata. So benissimo che le linee temporali sono intricate e che la stessa struttura dei libri non aiuta a gestirle adeguatamente, così come so benissimo che ogni storyline si svolge con tempistiche differenti rispetto alle altre; ciononostante la resa è pessima, e l’impressione che si ha è che tutti siano dotati di teletrasporto. Tranne Sam, che ci mette tutta la stagione per arrivare alla Cittadella. Ma, ripeto, si tratta di sottigliezze che, se sistemate, renderebbero Game of Thrones una serie perfetta.

In conclusione, con la sesta stagione lo show ha spazzato via ogni dubbio e ha confermato di essere uno dei migliori prodotti presenti oggi sulla piazza. Con una (quasi) perfetta simbiosi tra narrazione e tecnica, Game of Thrones dimostra di essere una serie matura, capace di reggersi sulle proprie gambe anche senza il supporto diretto dei libri – nella speranza che Martin non ci lasci prima di concludere Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

Ora non resta che prepararsi, perché

L’Inverno è arrivato

A cura di Daniele Mu

 

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