Guardiani della Galassia – Vol. 2

Se non avessero realizzato il primo Guardiani della Galassia, questo Vol. 2 sarebbe il mio film Marvel preferito.

Non c’è niente da fare: ormai la Marvel non sbaglia più un colpo. Dopo un ottimo film come Doctor Strange, capace a mio avviso di portare il genere dei cinecomics su un nuovo livello, con Guardiani della Galassia – Vol. 2 è riuscita a creare un prodotto semplicemente spettacolare. Con un “ma”. Ovvero: dato il precedente volume era difficile fare di meglio. Il primo film dei Guardiani della Galassia è diventato un cult istantaneo; ha rappresentato un’innovazione totale e stravolto completamente gli standard del genere – e, più in generale, di qualunque cosa la Marvel avesse fatto fino a quel momento. Stando così le cose, nonostante questo Vol. 2 cerchi di spostare l’asticella ancora più in alto, inevitabilmente perde quell’aura di novità e quell’effetto sorpresa che ammantavano le gesta di Starlord & company.

Come il precedente, anche Guardiani della Galassia – Vol. 2 è un film irriverente, sopra le righe, anarchico. Spinge sull’acceleratore con battute dissacranti, a sfondo sessuale (con tanti saluti alla comicità per bambini dei primi film del Marvel Cinematic Universe), e questa volta va oltre inserendo anche battute sboccate e volgari – forse qualcuna di troppo, ma personalmente ho gradito molto. Come il precedente, anche questa volta ci troviamo di fronte ad un film dal sapore vintage: i palesi riferimenti agli anni ‘80, il bagno nella cultura pop, le continue citazioni a musica, film e videogiochi del periodo caratterizzano tutto il film e sono oggetto di alcune tra le gag più riuscite.

Rispetto al primo capitolo, questa volta si nota anche una certa maturità. Il rapporto padre-figlio, solo abbozzato in passato, emerge qui con una certa insistenza diventando il nucleo di una narrazione di per sé semplice e di una trama pressoché inesistente. Dopo la morte della madre, Starlord ha finalmente la possibilità di ricongiungersi col padre, Ego, che lo ha abbandonato quando era solo un bambino e del quale non ha assolutamente memoria; da questa scelta derivano però una serie di importanti decisioni che dovrà prendere nel corso della pellicola. E non mancano neanche i momenti di riflessione, quando non puramente emotivi, collocati soprattutto nella seconda metà del film.

Come era lecito aspettarsi, poi, si assiste ad una maggiore esplorazione dei personaggi. Se è vero che Peter Quill, aka Starlord, rimane il protagonista del film e che intorno al suo rapporto con Ego ruotano tutti gli eventi, a mio parere i personaggi che più caratterizzano il Volume sono Rocket e Yondu, oltre naturalmente a Baby Groot. A Rocket e Yonud, in particolare, viene dedicata una sezione importante del film. La loro psicologia viene esplorata in profondità, emergono i motivi profondi delle loro azioni e del loro carattere spigoloso e cinico, così i come i numerosi punti in comune tra i due e le paure recondite che li attanagliano. Non a caso le scene più toccanti riguardano proprio questi due personaggi, che affrontano un’evoluzione decisamente notevole. Quanto a Baby Groot si rivela la star del film: se già Groot, nel precedente lavoro, era diventata un’icona, se possibile Baby Groot lo è ancora di più. È semplicemente impossibile non lasciarsi trascinare dalla lunga scena iniziale, che lo vede protagonista assoluto mentre tutto intorno a lui si scatena il finimondo, così come non si può rimanere indifferenti durante le infinite gag che lo vedono protagonista, sia durante gli avvenimenti che nella scena post-credits a lui dedicata. Anche il rapporto tra Gamora e Nebula viene approfondito e raggiunge un tanto atteso punto di svolta, e degno di nota è anche il personaggio interpretato da Sylvester Stallone che, pur comparendo pochissimo, riesce a lasciare il segno aprendo ad un ingresso regolare nel prossimo capitolo della trilogia.

Sempre in tema di personaggi, questa volta il villain si distanzia dalla mediocrità a cui la Marvel ci ha abituato in passato. Ego è un personaggio interessante: in sostanza è una divinità, una forma di vita autogeneratasi, un pianeta intero di cui la versione umana è una semplice manifestazione, il cui scopo è espandersi, riprodursi e colonizzare ogni luogo dell’universo. Non è neanche un villain a tutti gli effetti, perché le sue azioni non sono malvagie di per sé: fa semplicemente ciò per cui è nato. Non metto in dubbio che non sia sviluppato al meglio o che non si potesse fare di più per la sua caratterizzazione, ma si tratta di un avversario sicuramente migliore rispetto al livello medio dei villain Marel, e che può contare – come già era successo con Doctor Strange – anche sulla prestazione decisamente di alto livello offerta da Kurt Russell.

Ma Guardiani della Galassia – Vol. 2 non è solo un ottimo cinecomic. È anche un blockbuster autoriale, che dimostra ancora una volta come anche un film d’intrattenimento possa avere una sua dignità. James Gunn ci delizia con una regia ispirata, con lunghi piano sequenza (basti pensare alla già citata scena iniziale), movimenti di macchina sempre precisi e chiari anche nelle scene più caotiche e convulse (e sono tante, credetemi) e con qualche tocco di classe qua e là, come nella scena in cui la freccia di Yondu fa piazza pulita di Ravager nel buio più totale. Notevole anche il ricorso agli effetti visivi e agli effetti speciali, soprattutto per quanto riguarda il ringiovanimento in digitale di Kurt Russell: non si nota minimamente che sia fatto al PC, tanto di appello. Quanto alla colonna sonora, come già nel precedente capitolo si è scelto di ricorrere a brani storici degli anni ‘70 e ‘80; questa volta è stata una scelta un po’ più ricercata, il che rende la musica sì un elemento centrale del film, ma non così immediata ed iconica come avrei sperato. Quanto alle scene post-credits, infine, sarà anche vero che è meglio abbondare (questa volta ce ne sono 5 in totale) ma sono rimasto deluso dal fatto che si tratta di scene sostanzialmente inutili, prive di alcun collegamento con Thor: Ragnarok o – come speravo – di qualche succosa anticipazione in vista di Avengers – Infinity War.

In conclusione, Guardiani della Galassia – Vol. 2 conferma il trend positivo per la Marvel e insegna ai competitor di casa DC come si fanno i film “cazzoni” e tamarri senza risultare mediocri e ridicoli nel migliore dei casi (qualcuno ha detto Suicide Squad?). L’unica pecca è che, come anticipato, avendo alle spalle un’opera iconica e rivoluzionaria, per forza di cose questo secondo capitolo perde un po’ di quell’aura a cui ci aveva abituato e si colloca mezzo gradino indietro rispetto al primo. Ma d’altronde è il prezzo da pagare quando realizzi un film destinato a riscrivere i canoni del genere.

A cura di Daniele Mu

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