Hunger Games: Lo “sbadiglio” della rivolta – Parte I

Condividi con i tuoi amici su:

La saga cinematografica degli Hunger Games è una delle più affermate degli ultimi anni, e anche per questo capitolo il successo di pubblico è assicurato.

Hunger Games: Lo “sbadiglio” della rivolta – Parte I

C’è chi nel tempo libero fa sport, chi suona, chi larveggia sul divano e chi partecipa a dei giochi in cui cerca disperatamente di sopravvivere superando atroci sofferenze e magari uccidendo i propri avversari. Che noia la solita routine!

Hunger Games è il nome della trilogia letteraria scritta da Suzanne Collins e ambientata in un futuro distopico dominato da un governo autoritario. Come spesso accade in questi casi, l’opera è stata trasposta sul grande schermo e ha ottenuto un enorme successo di pubblico: dopo «Hunger Games» (2012) e «Hunger Games: La ragazza di fuoco» (2013) quest’anno è la volta di «Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I». Sì, perché i produttori hanno deciso di dividere l’ultimo libro in due parti che usciranno a distanza di un anno l’una dall’altra. Money – get away!

La trama della saga può essere riassunta così: il governo guidato dal presidente Snow ogni anno organizza delle manifestazioni, gli Hunger Games appunto. In ogni distretto vengono estratti due tributi – di età compresa tra i dodici e i diciotto anni – che dovranno combattere tra di loro in una lotta per la sopravvivenza. La protagonista, Katniss Everdeen, si sacrifica al posto della sorella e partecipa ai giochi diventando simbolo della rivolta, smascherando la fragilità del governo e dando nuova speranza ai cittadini.

In questo capitolo, quindi, si assiste alla rivolta. O meglio: si dovrebbe assistere alla rivolta. Sì, perché in un film di due ore in sostanza non succede assolutamente niente. Per tutta la prima parte vediamo Katniss che piange davanti alle rovine dei distretti; Katniss che piange nell’ospedale; Katniss che piange vedendo Peeta «traditore» in tv; Katniss che piange nel bunker. Ho già detto che Katniss piange? Nella seconda parte, invece, si entra nel vivo dell’azione con una missione stealth – ma mica tanto, poi – per liberare Peeta e gli altri tributi da Capitol City. Peccato che, come ci si poteva aspettare, la pellicola si interrompe sul più bello rimandando la parte più interessante al prossimo anno. Money – it’s a gas!

Tornando seri: in realtà non ci si poteva aspettare altro da questo capitolo introduttivo. Premettendo che non ho letto i libri, mi è piaciuto il tentativo di esplorare la psicologia della protagonista e di mostrare i suoi turbamenti di fronte a tanta distruzione e ad una responsabilità opprimente: essere, suo malgrado, il simbolo di una rivoluzione che causerà di sicuro centinaia di morti. Non dimentichiamoci che, in fondo, è pur sempre una ragazzina. Gli sceneggiatori sono stati bravi a introdurre una serie di elementi che incuriosiscono lo spettatore e anche le poche scene d’azione riescono a catturare l’attenzione. Nonostante gli avvenimenti importanti si contino sulla punta di una mano, non è un film lento: non mi sono assolutamente reso conto del passare del tempo. Merito in buona parte della regia di Francis Lawrence che, pur non spiccando per talento, è riuscito a confezionare un film tutto sommato ben fatto: si distinguono in particolare la costruzione delle immagini, con alcune inquadrature veramente suggestive e un finale di un impatto visivo incredibile, e un montaggio intelligente capace di creare suspense. Anche la colonna sonora, sebbene poco incisiva, fa il suo lavoro. Buone anche le battute che spezzano il ritmo e riescono a strappare una risatina.

Nota di merito al cast, che conta nomi illustri del jetset: Jennifer Lawrence conferma ancora una volta la sua straordinaria bravura, così come Josh Hutcherson che sul finale lascerà attoniti. I due sono affiancati poi da autentici pilastri come Woody Harrelson, Julianne Moore e il compianto Philip Seymour Hoffman.

Le note dolenti sono diverse. Una su tutte è, a mio parere, la mancanza di un approfondimento dei comprimari, che si limitano quasi al ruolo di macchiette. La protagonista assoluta è Katniss e questo un po’ mi dispiace, perché gli altri personaggi finiscono per rimanere sullo sfondo: ad esempio ero molto curioso di vedere all’opera il personaggio interpretato da Natalie Dormer, Margaery Tyrell per gli amanti di «Game of Thrones», che però è stata tutto sommato anonima. Resta il fatto che Haymitch è in grado di lasciare il segno anche con due battute. Per fortuna.

In definitiva si tratta di un film che non spicca per intensità e la cui funzione è quella di «allungare» un qualcosa che, con tutta probabilità, poteva essere raccontato in un unico prodotto. Tenendo presente questo dato il film risulta godibile e con dei momenti molto interessanti, sebbene per me – che speravo in qualcosa di più – sia una nota di demerito.

Un plauso va, infine, al direttore del doppiaggio e a tutto lo staff per la decisione di non tradurre la canzone cantata da Katniss a metà film: almeno abbiamo scoperto che la Lawrence, oltre ad essere bella e brava, ha anche una bella voce. Rispettabile anche la decisione di inserire un semplice disclaimer a fine proiezioni per commemorare Hoffman, morto lo scorso febbraio.

A cura di Daniele MU
Capo Redattore

Condividi con i tuoi amici su:

SEGUICI ANCHE SUI SOCIAL NETWORK.

È sufficiente un solo click!!