Il caso Spotlight – L’ode del giornalismo investigativo

Condividi con i tuoi amici su:

Con una sceneggiatura agghiacciante e una performance complessiva che lo rendono un vero e proprio cult, Il caso Spotlight si colloca a pieno titolo tra i film migliori del 2015.

Il caso Spotlight – L’ode del giornalismo investigativo

Boston, 2001 – Marty Baron, il nuovo direttore del quotidiano Boston Globe, spinge affinché venga portata avanti una indagine su un presunto caso di abusi sessuali da parte della Chiesa locale. L’inchiesta viene assegnata alla Spotlight, squadra specializzata in giornalismo investigativo. Dalle ricerche emerge una verità shoccante; una realtà che, per molti anni, media e autorità locali hanno insabbiato e finto di non vedere.

Lo dirò senza mezzi termini: Il caso Spotlight è uno dei film migliori del 2015. Quello realizzato da Tom McCarthy è un lavoro meticoloso, impegnativo, monolitico – un perfetto esempio di giornalismo investigativo, un thriller capace di coinvolgere il pubblico dall’inizio alla fine senza un calo nel ritmo.

La pellicola ripercorre le gesta dei giornalisti che vinsero il premio Pulitzer nel 2003, andando a toccare una tematica – lo scandalo degli abusi sessuali e della pedofilia nella Chiesa, con tutte le conseguenze che questo comporta – decisamente scottante. E lo fa in maniera eccezionale, con un realismo e una crudezza fuori dal comune: il film getta gli avvenimenti in faccia allo spettatore, senza cercare mai di edulcorarli ma, anzi, mostrandoli in tutta la loro cruda realtà e accentuandone così la violenza.

I punti di forza de Il caso Spotlight sono almeno tre: il primo è la sceneggiatura, della quale ho già brevemente accennato. Il secondo è la regia solida che regge l’intera pellicola; il continuo ricorso al piano sequenza e a inquadrature strette ben trasmettono il senso di angoscia, claustrofobia e agitazione che McCarthy ricercava per garantire una immersione totale nella vicenda. A questo si affiancano una fotografia spesso accesa, in cui prevalgono i colori pastello, e una colonna sonora che accompagna magnificamente lo svilupparsi della trama. Il terzo è il cast, che vanta nomi quali Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams e Stanley Tucci.

A mio avviso Michael Keaton e Mark Ruffalo stanno una spanna sopra gli altri e regalano due tra le performance migliori della loro carriera; nonostante questo, risulta difficile isolare un attore piuttosto che un altro e si può parlare a tutti gli effetti di un’opera corale, in cui il lavoro dei singoli si fonde a creare un unico mosaico, in cui il contributo individuale di ognuno è imprescindibile alla realizzazione del tutto.

È inevitabile quindi che un prodotto così ben curato e confezionato, con una storia così delicata e sconvolgente, sia in grado di coinvolgere a trecentosessanta gradi lo spettatore che si sente interpellato in prima persona e si trova a dover fare i conti con una realtà nota a tutti, evidente, ma che – proprio come fanno i personaggi del film – si cerca di negare e allontanare il più possibile. Il caso Spotlight fa riflettere sia durante la visione che dopo, quando si abbandona la sala e il cervello – fino a quel momento impegnato a cercare e posizionare i tasselli del puzzle, come se fossimo noi i reporter – realizza l’oscenità e la violenza del fatto di cui è stato, a suo modo, testimone.

Un film attuale, capace di far riflettere su temi di portata ben più ampia; un film che intende scandalizzare il pubblico, infastidirlo, turbarlo e portarlo a prendere una posizione in merito: non c’è via di scampo, è tutto davanti ai suoi occhi ed è il pubblico ad aver scelto di scoprire la verità. E lo fa sempre con la consapevolezza che la realtà non è bianco o nero, buono e cattivo; ma che esistono le sfumature di grigio e che, in diversa misura, siamo tutti coinvolti in questo meccanismo perverso.

Perché, in fondo, fa più comodo girarsi dall’altra parte e fingere che vada tutto bene piuttosto che affrontare una realtà terrificante e dolorosa.

A cura di Daniele Mu

Condividi con i tuoi amici su:

Articoli interessanti

Fargo la serie: un thriller in dieci puntate Suspense, sangue e black humor: questi gli ingredienti segreti di Fargo, serie rivelazione del 2014. Bemidji, Minnesota. La tranquilla vita di una piccola comunità viene improvvisamente scossa da una catena di brutali omicidi. Al centro delle indagini si trova Lester Nygaard, imbranato impiegat...
The Hobbit’s Last Goodbye: il video Nell'ultima puntata de Lo Hobbit vedremo anche il ritorno di Pipino; stavolta come cantante! Nell'ultima puntata della saga de Lo Hobbit che dà l'addio alla Terra di Mezzo dopo ben 16 anni e sei film epici, Peter Jackson (il regista) ha lasciato l'ultima parola a uno dei membri originali della ...
True Detective: quando il cinema approda sul piccolo schermo Una stagione, otto puntate: tanto è bastato a True Detective per entrare nell'Olimpo delle serie cult. «If the only thing keeping a person decent, is the expectation of divine reward, then, brother, that person is a piece of shit». Questa frase rende perfettamente l'idea di che cosa sia True Det...
Shameless: la storia di una broken family moderna Shameless è una delle serie tv più politically uncorrect e disastrata degli ultimi anni. E a noi questo piace. Tanto. Avete presente quella strana sensazione che vi prende quando non sapete se ridere o piangere? Lo stomaco si contorce, il cervello va in tilt, gli occhi si inumidiscono ma la boc...

SEGUICI ANCHE SUI SOCIAL NETWORK.

È sufficiente un solo click!!

NEWSLETTER

 

Ricevi nella tua casella di posta elettronica i contenuti più interessanti!

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato!

* Questo campo è obbligatorio