Inside Out: e se le emozioni avessero emozioni?

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Vi siete mai chiesti come funzioni la mente umana? Emozioni, ricordi, subconscio sono un mistero per voi? Niente paura: Inside Out è l’avventura Pixar che spiegherà ogni cosa!

Inside Out: e se le emozioni avessero emozioni?

Quando ero piccolo, negli anni ’90, andavano tanto quei manuali stile “Excel for dummies”. Dovrei averne ancora uno, da qualche parte, in giro per casa. Erano libri a prova di idiota (come il titolo fa capire) che spiegavano il funzionamento di determinati programmi, del PC o della matematica. Mutatis mutandis, Inside Out può essere considerato un “Psychology for dummies”: il nuovo film della Pixar permette un’immersione totale nella mente umana e nel mondo delle emozioni, ed è capace di spiegarle ai più piccoli attraverso l’umanizzazione dei sentimenti ma anche di intrattenere e far riflettere i più grandi.

Inside Out è un classico film di formazione che mette al centro le emozioni, rappresentate come piccoli esseri dalle sembianze umane che vivono e lavorano all’interno di una immensa centrale operativa, con tanto di scrivania dotata di pulsanti rossi e giganteschi archivi di ricordi. Insomma, un Esplorando il corpo umano versione 2.0 che incontra Il laboratorio di Dexter. Nel corso del film facciamo la conoscenza delle emozioni della nostra protagonista, Riley: innanzitutto Gioia, poi Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto.

La pellicola si concentra sull’infanzia e sulla crescita di Riley, sulle paure e sulle pressioni che il processo inevitabilmente comporta; dopo una prima fase in cui il prevalere di Gioia sembra indiscutibile, una serie di fattori – interni ed esterni – fanno vacillare i sentimenti della bambina. Gioia e Tristezza si ritrovano lontane dal quartier generale e, affrontando avventure di ogni tipo, tentano disperatamente di riportare l’equilibrio e l’ordine. Solo alla fine di questo viaggio, che è occasione di crescita per le emozioni prima ancora che per Riley, Gioia capisce l’importanza di Tristezza per il benessere della bambina, lanciando così un forte messaggio per il pubblico adulto presente in sala; da quel momento in poi, tutti i suoi ricordi saranno composti da un mix delle diverse emozioni. La pellicola si conclude con il ritorno alla normalità di una Riley ormai prossima alla pubertà; tutto sembra in equilibrio, ma al quartier generale non possono sapere che il peggio deve ancora arrivare!

Il film rappresenta un altro grande successo per la Pixar che, a parte alcune perle come Wall-E e Up!, negli ultimi anni ha sfornato titoli ben al di sotto delle aspettative. Il punto di forza di Inside Out è sicuramente la comicità: una comicità universale, immediata, quasi demenziale, capace di far ridere a crepapelle tanto il bambino quanto l’adulto e che lo rende un buon film di intrattenimento per un pubblico molto ampio (l’età media delle persone in sala con me era di 25/30 anni, tanto per capirsi). Non possiamo non ridere di fronte alla disperazione di Tristezza, nascosta dietro i suoi grandi occhiali, o alle sfuriate di Rabbia, una specie di instancabile e suscettibile sindacalista; così come non possiamo non ridere per le gag di Bing Bong, amico immaginario della piccola.

Esilarante è poi il confronto tra quanto succede nelle menti della madre e del padre di Riley mentre la famiglia è seduta a tavola per cena; per non parlare poi delle scene che accompagnano la prima parte dei titoli di coda – che, tra le altre cose, ci spiegano finalmente cosa passa per la testa di quegli animali così teneri e coccolosi, ma allo stesso tempo estremamente malvagi, che sono i gatti. Non mancano chiaramente i momenti di riflessione, questi rivolti più propriamente agli adulti, che sicuramente avranno fatto cadere qualche lacrimuccia a molti di noi. Alla Pixar va anche riconosciuta una certa dose di coraggio nella scelta di raccontare e mettere sullo schermo un ambito così delicato e complesso come quello delle emozioni umane; cosa che, a mio avviso, è riuscita a fare nel migliore dei modi. Che la nomination agli Oscar sia vicina?

Insomma, Inside Out dimostra ancora una volta che il cinema d’animazione ha poco da invidiare a quello in live action e che non può – né deve – essere considerato o considerarsi un cinema di serie B, rivolto esclusivamente ai bambini. Al contrario, film come questo dovrebbero essere visti da chiunque: i più piccoli avranno certamente l’occasione per divertirsi, intrattenersi ma anche – perché no? – per farsi una vaga idea di come funzionino le cose là dentro; i ragazzi e gli adulti, oltreché farsi due risate, avranno di che riflettere una volta usciti dalla sala e tornati a casa. A patto che, chiaramente, non abbiano accantonato in qualche scaffale carico di polvere il bambino nascosto dentro di loro.

Freud, amico mio, fatti da parte: da oggi voglio pensare che nel mio cervello ci siano cinque esserini che regolano il mio umore e le mie emozioni. Sarebbe tutto molto più bello.

A cura di Daniele Mu

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