Interstellar: Nolan strikes again!

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Capolavoro o film mediocre? Interstellar ha spaccato pubblico e critica, imponendosi come film del momento.

Interstellar: Nolan strikes again!

Ambizioso, monumentale, potente. Questi sono i tre aggettivi con cui descriverei Interstellar, ultima fatica cinematografica dei fratelli Christopher e Jonathan Nolan. La trama del film è piuttosto semplice: siamo in un futuro non ben definito e la Terra è colpita da una piaga che distrugge l’agricoltura. Le possibilità di sopravvivenza sono minime, quindi la NASA decide di organizzare una spedizione nell’iperspazio sfruttando un wormhole per trovare un altro pianeta abitabile, salvando così l’umanità. E scusate se è poco.

Nolan ha deciso di scandagliare i due aspetti più profondi e oscuri dell’universo in un’unica opera: l’animo umano, attraverso il rapporto padre-figlia, e la vastità dello spazio, attraverso il viaggio interstellare. Il legame tra queste due potenti forze si costruisce durante tutto il viaggio che, oltre a essere fisico, è anche e soprattutto interiore: la maturazione e la crescita di un padre che, un po’ per ambizione personale e un po’ per quello spirito di sacrificio tanto caro agli americani, abbandona la famiglia lanciandosi in una missione ai limiti delle possibilità umane. Ed emerge con grande eleganza negli ultimi venti minuti, un concentrato di pura emozione e adrenalina.
Deus ex machina è il Tempo: il vero protagonista, oserei dire.

Costantemente al centro del film e dei dialoghi, il tempo è il motore della pellicola. La teoria della relatività, le distorsioni dello spazio-tempo, le sue variazioni in funzione della gravità, l’imminenza della catastrofe: tutto vi ruota intorno ed è assorbito dal suo inesorabile scorrere. Altro aspetto, apparentemente accennato ma che credo permei tutta l’opera, è il rapporto divino-umano: l’uomo, essere minuscolo e insignificante se paragonato alla vastità dell’universo, «tragico errore dell’evoluzione» (chi vuol intendere..), si confronta con qualcosa di infinitamente più grande di lui, quasi dai contorni mistici. E finisce per diventare una sorta di divinità egli stesso, cercando di creare la vita in un nuovo mondo e di piegare a suo piacimento le leggi naturali. Come si capisce, si tratta di un film che si apre a diversi livelli di lettura: ognuno darà poi peso a ciò che preferisce.

La pellicola – termine usato non a caso, dato che Nolan ha girato buona parte del film in 70mm – ha una durata di quasi tre ore: state tranquilli, voleranno. Il ritmo, pur non essendo frenetico, si tiene abbastanza alto per tutta la durata e non ci sono cali drastici. Merito anche di una recitazione di altissimo livello e una colonna sonora sontuosa. Matthew McConaughey, a 45 anni, si è reso conto di saper recitare e ha sfornato una sequela di interpretazioni magistrali; Anne Hathaway non delude, così come il feticcio di Nolan Michael Kane: ottime anche le interpretazioni di Mackanzie Foy e Jessica Chastain. La colonna sonora, curata ancora una volta da Hans Zimmer, è a dir poco monumentale: incalzante, sovraesposta, l’organo è lo strumento principale. Fondamentale la gestione dei silenzi, essi stessi parte della musica: lo stacco che si crea è netto, e provoca un senso di angoscia e claustrofobia nello spettatore.

Il livello registico è altissimo: Nolan ha raggiunto la maturità e si vede. Scelte registiche accurate, inquadrature studiate con cura, montaggio ben gestito. La scelta della pellicola appare adeguata per trasmettere il senso di desolazione e aridità della Terra ormai devastata. La fotografia è fredda, ma al tempo stesso trasmette un senso di calore. Quanto al realismo, tratto distintivo del regista, i puristi non rimarranno delusi: Nolan ha realizzato artigianalmente buona parte delle scene e degli effetti visivi. Il computer è stato utilizzato il meno possibile, e la strategia risulta convincente.

Le immagini dello spazio sono stupende, e il realismo è accresciuto anche dalla collaborazione con il fisico Kip Thorne che ha aiutato il team nella realizzazione visiva dell’universo – ogni volta che inquadrano il wormhole me la faccio addosso, lo ammetto – e ha cercato di rendere il più «scientifico» possibile quanto accade. Questo per far capire che, pur essendo fantascienza, le cose non sono fatte a tarallucci e vino.

Capolavoro? Probabilmente no. La sceneggiatura presenta diversi buchi, la gestione dei tempi – specie nella prima parte – ha qualche intoppo che non convince. Non ho apprezzato le scelte più spiccatamente «commerciali» in alcuni punti e l’approfondimento psicologico degli attori comprimari è pressoché assente. Il paragone con «2001: Odissea nello spazio» non regge, sebbene siano moltissime le citazioni che il cinefilo più attento si divertirà a individuare. Tuttavia si tratta di un blockbuster che funziona e che si pone una spanna sopra gli altri, dimostrando ancora una volta che anche un film rivolto «alla massa» può avere una sua profondità ed essere girato in maniera pressoché impeccabile. Con buona pace dei radical chic di turno.

A cura di Daniele MU
Capo Redattore

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