Marvel’s Daredevil – Stagione 2

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Dopo il successo della prima stagione, Marvel’s Daredevil riesce a sorprendere ancora con un prodotto se possibile anche migliore del precedente.

Marvel's Daredevil – Stagione 2

Che la Marvel sia al suo momento d’oro non è una sorpresa. Il suo cinematic universe si è esteso colonizzando tanto il grande quanto il piccolo schermo, creando un mondo sempre più integrato e convergente verso almeno due – se non una unica – linee narrative. Marvel’s Daredevil è sicuramente la punta di diamante delle serie tv di casa Marvel, e questa seconda stagione non solo non delude le aspettative ma riesce addirittura nella (non semplice) impresa di superare se stessa, offrendo un prodotto dai toni cupi, dalle forti tinte drammatiche, e di una maturità inusuale nel panorama supereroistico attuale.

Nella prima stagione abbiamo lasciato Matt Murdock alle prese col processo di trasformazione nel supereroe di Hell’s Kitchen. Nella seconda stagione, Daredevil è ormai un vigilante affermato e si trova a dover fronteggiare una duplice minaccia: da un lato una sorta di emulatore, un vigilante spietato e senza scrupoli, che non si mette problemi a uccidere brutalmente i suoi avversari; dall’altro una banda di criminali asiatici che ha invaso la città al fine di impossessarsi di un’arma di distruzione di massa, la terribile Black Sky.

In una stagione che, per tanti versi, si pone in perfetta continuità con la precedente, vi sono almeno due grandi differenze. La prima è rappresentata dal peso attribuito al protagonista Matt-Daredevil nell’economia della narrazione: mentre nella prima stagione il focus era puntato sul Matt “uomo”, prima ancora che sull’eroe (essendo una serie sulle origini del vigilante), nella seconda stagione si nota un maggior equilibrio nella gestione della sua duplice identità. La seconda è data dal fatto che non siamo più di fronte ad un’opera con un soggetto unico, bensì ad un’opera corale: Daredevil non è l’unico protagonista della stagione, ma deve dividere il palcoscenico con The Punisher ed Elektra.

E, a mio avviso, proprio questa coralità è il punto di forza della stagione. La stessa struttura degli episodi è abilmente divisa per garantire il giusto spazio ai vari personaggi: il primo ciclo di puntate si concentra sul delicato rapporto tra Daredevil e The Punisher, il secondo si concentra sul rapporto tra Daredevil ed Elektra – pur mantenendo viva la sottotrama relativa a Frank Castle. Questa scelta è efficace anche per sopperire alla più evidente problematica della stagione: l’assenza di un villain che si rispetti, degno erede di Wilson Fisk. In questa stagione, infatti, si avverte l’assenza di un avversario carismatico, capace di attirare su di sé l’attenzione del pubblico e di contrapporsi frontalmente al “Rosso”. Tale funzione viene svolta inizialmente da The Punisher – che però sappiamo non essere un vero e proprio villain -, mentre la trama relativa alla Black Sky è solo abbozzata (essendo destinata ad essere sviluppata nella prossima stagione) ed è priva del mordente che ci si aspetterebbe. Ecco allora che l’introduzione di nuovi protagonisti serve proprio a spostare l’attenzione sulle loro vicende personali e a far passare in sordina questa mancanza.

The Punisher è il personaggio che più lascia il segno in questa stagione. John Bernthal è semplicemente perfetto nella parte: ha la fisicità e l’espressività giuste, e la sua traumatica storia umana – che lo porta ad essere un vigilante violento, cinico, spietato e nichilista – lo rende uno degli (anti)eroi più interessanti mai creati dalla Marvel. Ad Elektra viene attribuito uno spazio minore. Il personaggio interpretato da Élodie Yung non viene sviscerato interamente – se non attraverso alcuni flashback funzionali alla narrazione – e l’attenzione si concentra più che altro sul suo problematico rapporto sentimentale con Matt-Daredevil. Le convulse vicende del finale di stagione lasciano intuire che Elektra sarà uno dei protagonisti della prossima stagione, per cui questa superficialità non può essere considerata un vero e proprio punto debole quanto, più che altro, una precisa scelta narrativa. Quanto al protagonista, il diavolo di Hell’s Kitchen si trova al centro di un ciclone che lo coinvolge tanto come avvocato quanto come supereroe, e che lo costringe a prendere una serie di difficili decisioni le cui conseguenze verranno sviscerate in futuro.

La cifra stilistica di Marvel’s Daredevil è quella che ormai ben conosciamo: la serie conferma i toni cupi, oscuri e claustrofobici nonché una regia dinamica e solida. La terza puntata, ad esempio, offre la più grande perla tecnica della stagione: un piano sequenza, della durata di ben cinque minuti, che immerge lo spettatore in un frenetico combattimento lungo le scale di un palazzo. Una cosa da far rabbrividire, che non ha nulla da invidiare – ad esempio – a quello presente nella prima stagione di True Detective, spesso preso come punto di riferimento. Molto ben curate anche le coreografie dei combattimenti, che si svolgono per lo più a mani nude – di una violenza inaudita. Ottime anche le prestazioni attoriali, con tutti gli attori perfettamente in parte. Solida anche la sceneggiatura che, oltre a quanto già detto, getta le basi per un futuro collegamento con Marvel’s Jessica Jones.

La seconda stagione di Marvel’s Daredevil è un prodotto maturo, cosciente, rivolto ad un pubblico adulto e consapevole, ricco anche di riferimenti alle graphic novel – da cui sono estrapolati interi dialoghi. Nonostante l’assenza di un villain con il mordente giusto, l’approfondimento psicologico dei protagonisti e la costruzione dell’intreccio riescono a catturare l’attenzione dello spettatore e a tenerlo incollato allo schermo. La presenza di un finale aperto, che fa pensare a una terza stagione collocata temporalmente subito dopo la fine della seconda, fa crescere il mistero e l’hype in chi – come me – ha divorato la stagione nell’arco di pochi giorni (grazie, Netflix).

Avendo metabolizzato la prima stagione di Jessica Jones, e in attesa delle serie dedicate a Luke Cage e Iron Fist, non posso che concordare con quanti sostengono che Marvel’s Daredevil sia la serie supereroistica di più alto livello attualmente in circolazione, che niente ha da invidiare alla trilogia cinematografica del Cavaliere Oscuro creata da Nolan, alla quale si ispira apertamente per i toni e le tematiche affrontate.

«Che razza di scelta è questa?»
«Quella che faccio ogni volta che premo il grilletto»

A cura di Daniele Mu

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