Marvel’s Jessica Jones, “alias” il fascino del controllo mentale

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La Marvel aggiunge un altro tassello al suo vasto universo: dopo Daredevil, ora è la volta di Jessica Jones.

Marvel’s Jessica Jones, “alias” il fascino del controllo mentale

Netflix è finalmente sbarcata in Italia e ha portato con sé una tra le uscite migliori del 2015: Marvel’s Jessica Jones. Questa prima stagione – tra l’altro uscita in blocco unico per la gioia di tutti noi che abbiamo visto tutte e 13 le puntate in un giorno solo – è più di una semplice introduzione ai personaggi: mentre Daredevil racconta la nascita dell’eroe e presenta un villain che rimarrà (almeno) nella prossima stagione, Marvel’s Jessica Jones presenta un ciclo narrativo che si esaurisce nell’arco della stagione.

La serie decide di non raccontare, almeno per ora, il passato di Jessica Jones: si limita semplicemente a ripercorrere alcuni eventi della sua adolescenza con alcuni flashback. Dando per scontato che lo spettatore conosca un minimo il personaggio e il suo background, l’attenzione della sceneggiatura si concentra sul tempo presente, sviscerando la psicologia di Jessica e del villain, Kilgrave, nonché introducendo i personaggi comprimari e i loro legami con la protagonista. Jessica, qui interpretata da Krysten Ritter (che abbiamo già apprezzato in Breaking Bad), è un’investigatrice privata – la “Alias Investigation” – che viene contattata dai genitori di una ragazza sparita tempo prima. A questo punto Jessica scopre che la ragazza è vittima di Kilgrave, interpretato da David Tennant (storico Dottore in Doctor Who), uno psicopatico in grado di controllare la mente delle persone. L’intera stagione verte sullo scontro tra i due, scavando a fondo nella psicologia di entrambi e fornendo un quadro del legame sadico che li unisce.

Jessica Jones è un personaggio complesso: chiuso, cinico, pungente e tormentato dal senso di colpa per ciò che è stata costretta a fare sotto l’influsso di Kilgrave. Kilgrave, dal canto suo, è un villain estremamente sfaccettato: non è il classico cattivo stereotipato e tagliato con l’ascia, tanto che ad un certo punto lo spettatore riesce quasi a capire la sua posizione e si trova a provare compassione per lui. I genitori, entrambi scienziati, hanno compiuto ricerche su di lui fin dalla tenera età (nel corso delle puntate vengono spiegati entrambi i punti di vista: il suo, quello di un ragazzino che si sentiva torturato dalle persone che in teoria avrebbero dovuto proteggerlo, e quello dei genitori che, invece, volevano solo trovare una cura alla sua condizione); da quel momento in avanti, Kilgrave usa i suoi poteri – in realtà una sorta di virus – per controllare i genitori e le persone che gli stanno intorno in modo da ottenere ciò che vuole. Questo spinge i genitori a scappare da lui, costringendo il ragazzo a usare il controllo mentale per sopravvivere. L’incontro con Jessica gli è fatale, poiché per la prima volta si innamora di una persona e, in un vortice di follia ossessiva, fa di tutto per averla con sé. Che vogliamo farci: a quanto pare la Marvel riesce ad approfondire adeguatamente un villain solo nelle serie tv, visto il pessimo lavoro fatto nei film (basti pensare ad Avengers: Age of Ultron e Ant-Man).

Marvel’s Jessica Jones è un prodotto di alta qualità: la regia è solida e funzionale, la fotografia cupa crea la giusta atmosfera, la colonna sonora è decisamente interessante (vogliamo parlare dell’opening theme?). Gli attori danno un’eccellente prova di sé: Krysten Ritter è perfettamente in parte e riesce a dar vita ad un personaggio certamente non facile; ma il vero pilastro della stagione risulta essere David Tennant nei panni di Kilgrave: sarà l’accento scozzese, sarà il suo portamento, sarà la sua espressività o sarà il ricordo del “suo” Dottore. Dite quello che volete, ma l’ho trovato immenso nella sua parte e perfettamente in grado di riprodurre le sfaccettature del soggetto, capace di rubare la scena e di concentrare interamente su di sé l’attenzione del pubblico oscurando chiunque altro. Buone anche le prestazioni dei comprimari: Mike Colter nel ruolo dell’indistruttibile Luke Cage, Rachael Taylor nel ruolo dell’amica di una vita, Patricia, e Will Traval nel ruolo del misterioso Will Simpson.

Marvel’s Jessica Jones è una serie valida sotto tutti i punti di vista e capace di attirare un pubblico universale: sia il nerd più sfegatato che lo spettatore occasionale, interessato ad un prodotto di intrattenimento di qualità. Le puntate scorrono che è una meraviglia; dopo una prima fase più lenta, ma mai noiosa, il ritmo dell’azione esplode fino ad arrivare al climax finale. E proprio il finale in realtà l’ho trovato leggermente sottotono o, per lo meno, non degno della maestosità di Kilgrave. A parte questo non ho trovato altri difetti significativi, e la decisione di inserire richiami ad altri supereroi dell’universo Marvel – per semplice citazione o per coinvolgimento indiretto, come avviene proprio nel finale – non è solo segno della volontà di rendere ancora più corposo e integrato l’universo supereroistico, ma lascia pensare anche che nelle successive stagioni potremmo vedere degli interessanti crossover. E, visto il livello delle serie prodotte in casa Marvel, anche solo l’idea fa salire l’hype alle stelle.

«Non sei un eroe. Sei un assassino»

A cura di Daniele Mu

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