Oscar 2016 – And the winner is…

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Il 2016 è l’anno di Mad Max: Fury Road, di Iñárritu e, soprattutto, del grande escluso: Leonardo DiCaprio. Ecco un breve commento dei vincitori nelle principali categorie.

Oscar 2016 – And the winner is...

Mi spiace dover deludere i fan di Caparezza ma no, il vincitore non è Kevin Spacey. Anche per il 2016 la cerimonia degli Oscar si è conclusa, e devo dire che mi ritengo piuttosto soddisfatto del risultato complessivo. Non solo per la tanto agognata vittoria di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato, ma anche per i numerosi riconoscimenti conferiti a Mad Max: Fury Road, a Revenant e al Maestro Ennio Morricone. Ma procediamo con ordine.

Miglior film:

Il caso Spotlight. Vittoria meritata per uno dei film più belli degli ultimi anni; un film scomodo che, come già detto nella recensione, irrita e dilania lo spettatore dal primo all’ultimo minuto. Certo la concorrenza di Revenant era spietata – a mio avviso questi due erano i più quotati – ma, alla fine, è andata come doveva (giustamente) andare.

Miglior regia:

Alejandro González Iñárritu. Il regista messicano fa il bis e, dopo la statuetta per Birdman, porta a casa anche quella per la miglior regia di Revenant. Qui l’avversario principale era Mad Max, ma credo che la superiorità registica del primo sia universalmente riconosciuta. Con questa pellicola Iñárritu si conferma il maestro dei piano sequenza, nonché uno dei migliori registi contemporanei.

Miglior attore protagonista:

Leonardo DiCaprio. Ecco, ci siamo. Ammetto che fa uno strano effetto digitare il suo nome: il grande escluso per eccellenza è riuscito nell’impresa di uscire dal club dei boicottati dall’Academy. Il povero Leo, protagonista di centinaia di meme solo negli ultimi anni, ha finalmente superato la maledizione di Titanic e si porta a casa la sua prima statuetta. Meritata? Ni. La sua è stata una interpretazione magistrale, sicuramente da Oscar – si è anche sottoposto a sfide e pressioni estreme, proprio il genere di cose che piace all’Academy. Il fatto è che, a mio parere, in altri film si è dimostrato decisamente più capace. Quindi sono contento per lui, perché finalmente giustizia è stata fatta, ma si tratta di una giustizia a metà. Chissà che non riesca a fare il bis con uno dei prossimi lavori?

Tra l’altro ho trovato a dir poco emozionante il suo discorso di accettazione. Il buon Leo ringrazia il suo amico Tom Hardy, Iñárritu, Scorsese, i suoi genitori. E si lancia in un appello alla tutela del pianeta, in favore dell’ambiente e contro il mutamento climatico – temi sui quali è impegnato da tempo. Perché non bisogna dare per scontate tali questioni, come lui non ha dato per scontato la vittoria.

Miglior attrice protagonista:

Brie Larson per Room. Non posso dire molto in questo caso, perché – mea culpa – non ho ancora visto il film; cercherò di recuperare il prima possibile. Ma se ha superato la magnifica Cate Blanchet, beh, allora deve essere stata fenomenale.

Miglior attore non protagonista:

Mark Rylance per Il ponte delle spie. Ahi ahi ahi, non ci siamo proprio. Questa proprio non riesco a buttarla giù. Ho trovato Rylance molto bravo, su questo non si discute; ma non da Oscar. O, meglio, non da Oscar vista la concorrenza. Io avrei premiato Tom Hardy, attore che reputo tra i migliori della sua generazione e che ha letteralmente oscurato lo stesso DiCaprio in Revenant.

Anche Mark Ruffalo ha realizzato un’interpretazione magnifica e avrebbe meritato un riconoscimento. Lo stesso Sylvester Stallone – dato per favorito da molti – l’avrebbe meritato perché, effettivamente, ha messo tutto se stesso in Creed e la statuetta avrebbe assunto il sapore dell’Oscar alla carriera. Cara Academy, non ci siamo.

Miglior attrice non protagonista

Alicia Vikander per The danish Girl. Purtroppo non ho avuto modo di vedere il film, che comunque attendevo da tempo, quindi posso dire ben poco. Personalmente avrei voluto vedere premiata Jennifer Jason Leigh per The Hateful Eight, ma sono sicuro che si tratti di un’ottima performance da parte della Vikander.

Miglior sceneggiatura originale

Tom McCarthy e Josh Singer per Il caso Spotlight. E non poteva andare diversamente.

Miglior sceneggiatura non originale

Charles Randolph e Adam McKay per La Grande Scommessa. Ottimo film, sicuramente uno dei più interessanti dell’anno. Meritatissima la vittoria.

Miglior film d’animazione

Inside Out. E questo era chiaro fin dalla data di uscita: un film bellissimo, adatto sia ai più piccoli che ai più grandi.

Miglior film straniero:

Il figlio di Saul, che recupererò il prima possibile.

Miglior fotografia:

Emmanuel Lubezki per Revenant. Lubezki batte ai rigori John Seale (Mad Max) e si aggiudica il terzo Oscar di seguito. Nessuna sorpresa: l’utilizzo di luce naturale, insieme alle magnifiche riprese della natura selvaggia, erano alcuni tra i punti forti della pellicola.

Miglior scenografia

Colin Gibson e Lisa Thompson per Mad Max: Fury Road, che si aggiudica anche miglior montaggio, miglior sonoro, miglior montaggio sonoro, migliori costumi e miglior trucco e acconciatura. Incetta di premi tecnici, insomma.

Migliori effetti speciali

Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst per Ex Machina. Vittoria a sorpresa in realtà – pensavo avrebbero vinto Mad Max o The Martian – ma devo dire più che meritata.

Miglior colonna sonora

Ennio Morricone per The Hateful Eight. Seriamente qualcuno ne dubitava? Più che altro dovrebbe far riflettere che abbia ricevuto la statuetta solo ora, e con una colonna sonora che – secondo me – sfigura di fronte alle perle che ci ha regalato in passato. Vittoria strameritata per il Maestro, con buona pace dei Subsonica.

Che dire di più? Sono contentissimo per il trionfo tecnico di Mad Max, non mi aspettavo che l’Academy avrebbe considerato il film action per eccellenza di George Miller; così come sono contento per le vittorie di Revenant e Morricone. In fin dei conti sono al settimo cielo anche per il povero Di Caprio, e spero che sia solo il primo di tanti Oscar futuri. Rimane la delusione per Rylance: la sensazione è che la giuria si sia fatta prendere dal patriottismo, premiando lui per non lasciare a mani vuote un film sulla guerra fredda diretto da Spielberg – il massimo del nazionalismo.

Ma quel che fatto è fatto – e ora scusate, devo andare a consolare l’orso di Revenant che non è stato ringraziato da DiCaprio.

A cura di Daniele Mu

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