Penny Dreadful – Una storia horror dal sapore contemporaneo

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Penny Dreadful è riuscita a ritagliarsi un suo posto nell’Olimpo delle serie tv must-see: con il giusto mix di horror e dramma, un’atmosfera in bilico tra il passato e il moderno, le vicende ispirate alla letteratura di fine Ottocento conquistano gli spettatori.

Penny Dreadful – Una storia horror dal sapore contemporaneo

Lo so che lo dico spesso nei miei articoli, ma è bene ripeterlo anche questa volta: signore e signori, la televisione non è più la cugina brutta, grassottella e tarda del cinema. Quello che un tempo era considerato – a ragione – il cimitero degli elefanti di Hollywood, oggi non ha più nulla da invidiare al fratello maggiore. L’ennesimo esempio è dato da una serie giovane, ma che già si è imposta come vero e proprio masterpiece: Penny Dreadful.

Penny Dreadful è una serie ancora in corso – per ora ci sono due stagioni – prodotta dalla Showtime. Ispirata ai lavori di Alan Moore e richiamandosi ai “penny dreadful” – pubblicazioni horror che, riprendendo il modello del feuilleton, erano particolarmente in voga a metà Ottocento – lo show si caratterizza per un gusto spiccatamente gotico, horror e drammatico, capace di intrecciare storyline eterogenee e di attingere a piene mani dal patrimonio letterario dell’epoca: troviamo allora, fra gli altri, Victor Frankenstein e le sue creature, Dorian Gray, così come i riferimenti a licantropi e altri esseri che popolano i nostri peggiori incubi fin dall’alba dei tempi.

La storia ruota intorno alla giovane Vanessa Ives, la quale più volte viene posseduta dal demonio e mostra di avere un rapporto ambiguo con tutto ciò che di esoterico esiste al mondo. Parallelamente si sviluppano le storyline di Sir Malcolm, alla disperata ricerca di sua figlia e fortemente legato a Vanessa; Ethan Chandler, che fugge dalla sua vera natura e dai crimini commessi a causa sua; Victor Frankenstein, alle prese con i suoi tentativi di creare e controllare la vita a suo piacimento; Dorian Gray, che sacrifica la propria anima in cambio dell’immortalità abbandonandosi a qualunque eccesso. Il tutto è ambientato nella Londra di fine Ottocento, in uno scenario caratterizzato dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione, dalla crescita sfrenata e dalle terribili condizioni di vita, dai sogni di conquista e grandezza ai traumi e alle paure di una società in fermento.

La serie si pone su livelli cinematografici: regia monolitica, grave, con un’attenzione direi maniacale per le inquadrature e la composizione visiva dell’immagine; fotografia cupa, spenta, oscura e angosciante; colonna sonora a dir poco stupenda – tra l’altro la colonna sonora della prima stagione è disponibile sul mercato. La sceneggiatura è affascinante e ipnotica; lenta sicuramente, ma mai noiosa e capace di offrire buona prova di sé anche nei momenti di azione, che tengono incollati allo schermo in preda all’adrenalina. L’interpretazione degli attori è impeccabile, e del resto con un cast del genere non poteva essere altrimenti: spiccano, in particolare, Eva Green (Vanessa), che si conferma una delle migliori attrici attualmente in circolazione (oltre ad essere di una bellezza disarmante: la “femme fatal” dei giorni nostri, perfetta per il ruolo), e Timothy Dalton (Sir Malcolm), che i più ricorderanno per la sua apparizione in Flash Gordon, 007, Chuck e Doctor Who.

I punti di forza della serie, oltre a quelli già citati, sono principalmente due. Innanzitutto la capacità di intrecciare fra loro storie così diverse – ma più simili di quanto potrebbe apparire a prima vista – senza mai scadere nel banale, creando un prodotto all’altezza delle aspettative e in grado di sorprendere lo spettatore ad ogni puntata. La prova del 9 si è avuta con la seconda stagione che, nel complesso, mostra una maggiore maturità e coerenza e si dimostra in grado di reggere per una intera puntata in assenza dei protagonisti. Sia chiaro, non è una cosa facile: il rischio di non riuscire a incastrare le vicende, o di sviluppare in maniera rovinosa le varie storyline, è sempre presente quando si ha tra le mani materiale così delicato. E, in secondo luogo, la capacità di attingere al patrimonio culturale e simbolico di un’epoca così affascinante e carica di implicazioni per la società contemporanea, che conferisce un’atmosfera retrò, evocativa e “letteraria” a un prodotto tutto moderno. Ma, come sempre, non è uno show privo di difetti. A parte una certa confusione generale che mi sembra aleggiare nella prima stagione, ma che sparisce nella seconda, ci sono alcune storyline che effettivamente sono poco incisive ai fini della trama. O, meglio, che lo sono state finora: mi riferisco in particolare a quella di Dorian Gray, che per buona parte delle puntate si limita a un ruolo di contorno ed è relegato a una posizione tutto sommato superflua. Ma pare che le cose stiano per cambiare, e chi è in pari sa di cosa parlo.

Penny Dreadful è sicuramente una delle serie tv più affascinanti degli ultimi anni. Col suo mix di gotico, horror, thriller psicologico e azione è capace di esercitare un fascino e un’attrattiva che poche altre possiedono. Maturità, qualità stilistica e recitazione incantevole pongono di diritto lo show nell’Olimpo delle serie must-see, che nulla ha da invidiare ai prodotti cinematografici – semmai è il contrario: molti registi dovrebbero prendere lezione da serie come queste. Stupisce e rattrista un po’ lo scarso seguito che ha nel nostro Paese rispetto ad altre “sorelle” ben più affermate e mainstream – come dimostra anche il fatto che ancora è inedita in Italia. Ma chissà, forse è bene che rimanga un bene “élitario”.

“There are things within us all That can never be unleashed”

A cura di Daniele Mu

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