Split: il thriller che non ti aspetti

Condividi con i tuoi amici su:

Shyamalan torna in grande stile con Split, thriller psicologico con protagonisti James McAvoy e Anya Taylor-Joy che lo conferma tra i più grandi autori contemporanei.

Split: il thriller che non ti aspetti

Non c’è alcun dubbio che M. Night Shyamalan sia un maestro indiscusso del thriller. Così come non c’è alcun dubbio che Shyamalan sia un regista discontinuo: dopo perle come Il sesto senso, Unbreakable o The Village, ha avuto il suo momento no con lavori come L’ultimo dominatore dell’aria e After Earth. Se con The Visit la sua poetica sembrava pronta a tornare, è con Split che assistiamo alla rinascita e alla consacrazione definitiva del plot-twist man per eccellenza.

Kevin è un uomo affetto da disturbo dissociativo dell’identità: dentro il suo corpo convivono 23 personalità diverse, ognuna con caratteristiche, interessi e abilità differenti. Due di queste, Dennis e Patricia, hanno preso il sopravvento sulle altre e preparano il rituale per l’avvento della “Bestia”, la ventiquattresima personalità. A tal fine Dennis rapisce tre ragazze e le rinchiude in uno scantinato mentre Karen Fletcher – la psichiatra di Kevin – cerca in ogni modo di aiutare il ragazzo, salvo rimanere coinvolta nel macabro progetto delle due personalità “nella luce”.

Ispirato alle vicende di Billy Milligan, che dovremmo vedere a breve trasposte in The Crowded Room, Split conferma la passione di Shyamalan per il thriller psicologico. Naturalmente non ci vengono mostrate tutte e 23 le personalità di Kevin – ne vediamo solo 5 o 6 in tutto, e alcune solo per pochi istanti – per ovvie ragioni: inserirle tutte sarebbe stato troppo complicato e avrebbe probabilmente reso troppo confusionario il film. James McAvoy supera brillantemente la difficile prova alla quale era sottoposto, riuscendo a passare da una personalità all’altra con una semplicità disarmante (semplicità solo apparente, sia chiaro) e a caratterizzare al meglio, fin nei più minimi particolari, gli inquilini che abitano il corpo di Kevin – complice, naturalmente, una scrittura dei personaggi di alto livello. E così lo vediamo nei panni di Barry, il genio creativo, di Dennis, affetto da disturbo ossessivo-compulsivo, di Patricia, che incarna la parte femminile e materna dell’uomo, di Hedwig, il bimbo di nove anni, e infine nella Bestia. Ottima anche l’interpretazione di Anya Tayor-Joy nei panni di Casey Cook, una delle tre ragazze rapite da Dennis, che, insieme a McAvoy, rappresenta la colonna portante dell’intera pellicola.

Come al solito Shyamalan ci delizia con una regia solida, ricca di primissimi piani, claustrofobica, ora dinamica nelle scene d’azione e ora lenta e serpeggiante nei momenti più riflessivi e drammatici. Il suo marchio di fabbrica rimane comunque la costruzione della tensione: ogni inquadratura, ogni scena, rappresenta un tassello di un climax che cresce lentamente ma inesorabilmente fino all’esplosione finale. Brillante anche la gestione della comicità, affidata per lo più al comportamento ingenuo del “piccolo” Hedwig; si tratta di una comicità grottesca, surreale, inquietante: si ride sul momento, per una frase o per un’espressione, ma subito dopo lo spettatore realizza la gravità e la follia della situazione e viene travolto dall’ansia e dall’inquietudine.

Ma Split è un film di Shyamalan, per cui non può mancare il plot-twist finale: quel plot-twist che ha spaccato in due pubblico e critica, tra chi ne esalta la genialità e chi non ne capisce il senso. Ed è proprio in questa la grandezza del regista: per tutto il tempo la pellicola si tiene su un realismo nudo e crudo, salvo inserire gradualmente alcuni elementi che servono per preparare lo spettatore alla conclusione – a quell’elemento soprannaturale e mistico che è l’avvento della Bestia. Quando finalmente la ventiquattresima personalità ha fatto la sua comparsa, lo ammetto, anche io ho storto il naso: c’era qualcosa che non andava, non capivo dove volesse andare a parare. Anche la risoluzione della narrazione mi sembrava troppo avventata e campata per aria. Non capivo. Ma poi ecco: è bastato un diner, un notiziario, una parola, un volto familiare e tutto finalmente ha avuto senso – ed è a dir poco geniale.

Nel minuto conclusivo di Split, Shyamalan stravolge completamente il senso del film, lo inserisce all’interno di un universo ben specifico in cui anche quegli elementi paranormali sono del tutto giustificabili e si dimostra capace di reinterpretare a proprio modo, con una forte vena di autorialità, un genere cinematografico tra i più amati e criticati degli ultimi anni. In un solo minuto, Shyamalan costringe lo spettatore a fare tabula rasa e a interpretare in maniera totalmente nuova il personaggio di Kevin, e allo stesso tempo crea un muro di hype per ciò che verrà dopo.

Se c’era ancora qualche dubbio, con Split abbiamo la conferma ufficiale: Shyamalan è tornato.

A cura di Daniele Mu

Condividi con i tuoi amici su:

Articoli interessanti

Oscar 2016 – And the winner is… Il 2016 è l’anno di Mad Max: Fury Road, di Iñárritu e, soprattutto, del grande escluso: Leonardo DiCaprio. Ecco un breve commento dei vincitori nelle principali categorie. Mi spiace dover deludere i fan di Caparezza ma no, il vincitore non è Kevin Spacey. Anche per il 2016 la cerimonia degli Os...
Revenant – Redivivo Alejandro Iñárritu torna al cinema con Revenant, un capolavoro assoluto con una potenza e poesia fuori dal comune. Revenant era sicuramente uno dei film più attesi dell’anno. La sola idea di una collaborazione tra Iñárritu, reduce da un capolavoro quale Birdman, e Di Caprio – uno dei miei attor...
Gomorra 3 – La calma prima della tempesta Lo scetticismo iniziale ha lasciato il posto all’euforia finale. La terza stagione di Gomorra si prende gioco dello spettatore, mostrandogli con crudezza che la morte non risparmia nessuno. Quello con Gomorra è uno degli appuntamenti che attendo con più ansia. Non solo si tratta di una serie tv...
Dunkirk è solo un Super Quark che non ha mai smesso di crede... Dunkirk, il primo war movie targato Christopher Nolan, è il film più discusso del momento. E non è difficile capire il perché. Ed eccoci qua, a due anni da Interstellar, a parlare di nuovo del buon Christpher Nolan. Uno dei registi a mio avviso più brillanti del cinema contemporaneo, intorno al...

SEGUICI ANCHE SUI SOCIAL NETWORK.

È sufficiente un solo click!!

NEWSLETTER

 

Ricevi nella tua casella di posta elettronica i contenuti più interessanti!

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato!

* Questo campo è obbligatorio