Star Wars – Gli ultimi Jedi: in bilico tra lato Chiaro e lato Oscuro

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Star Wars – Gli ultimi Jedi doveva essere il film della svolta per la nuova trilogia. Ci sarà riuscito? Vediamo insieme i punti di forza e di debolezza di questo Episodio VIII.

Star Wars – Gli ultimi Jedi: in bilico tra lato Chiaro e lato Oscuro

Lo dico subito così da togliermi il pensiero: a me Star Wars – Gli ultimi Jedi è piaciuto. Ma, contemporaneamente, non mi è piaciuto. Se lo considero come film a se stante, infatti, devo ammettere che è un ottimo film di intrattenimento (pur con mille difetti: ci arriviamo tra poco). Se, però, lo considero come ottavo capitolo della saga partorita da Lukas, beh, allora qualcosa non torna. Non riesco a collocarlo. Mi sembra inutilmente lungo, stiracchiato, incapace di far muovere la narrazione in maniera convincente. Insomma: sono combattuto tra lato Chiaro e lato Oscuro della Forza.

A mio parere gli aspetti positivi del film riguardano più la componente visiva ed emotiva che quella logico-narrativa. Come in Rogue One, finalmente ritornano le “guerre spaziali”: combattimenti nello spazio, assalti, bombardamenti. Ma anche tanti duelli e scontri fisici a suon di blaster e spade laser. Come non esaltarsi, poi, alla vista di un Luke Skywalker barbuto in versione eremita? Gli ultimi Jedi è un film che punta tutto sul coinvolgimento emotivo, complice anche la prematura scomparsa di Carrie Fisher (la principessa Leia): in alcune scene il cuore mi si è fermato. Una raffica di feels incredibile.

Se però mi scrollo di dosso le lacrime e mi concentro sugli aspetti narrativi della pellicola, beh, il discorso cambia. La trama, dicevo, è evanescente e di fatto non fa progredire di molto le vicende che abbiamo visto ne Il risveglio della Forza. Non solo: diversi interrogativi che Episodio VII aveva posto, e che tutti speravamo venissero affrontati nel sequel, sono stati brutalmente messi a tacere senza alcun ritegno.

Ci sono poi errori grossolani nel ritmo e nella gestione dei tempi. Pur non risultando mai pesante (nonostante duri due ore e mezza), la prima parte poteva forse essere snellita in favore della seconda. I tempi, poi, sono semplicemente deliranti: a rigor di logica, le vicende si sviluppano nell’arco di due-tre giorni al massimo. Peccato che la permanenza di Rey nell’isola con Luke sembri durare molto di più. Che sia in un luogo in cui il tempo scorre differentemente? Chi lo sa, non ci viene detto.

Passiamo ai personaggi. Un plauso per Luke e Leia, sicuramente i più riusciti. Luke, in particolare, è in evidente stato di grazia: non solo Mark Hamill dà il meglio di sé, ma la caratterizzazione dello Jedi lo rende interessante e accattivante – anche perché veniamo a conoscenza del lato “Oscuro” che alberga nel suo cuore. Mi ha fatto storcere il naso, invece, una scena in particolare che ha come protagonista Leia (chi ha visto il film avrà capito): poteva essere l’occasione giusta per rendere omaggio a Fisher, e invece si è rivelata essere semplicemente un “what the fuck?”.

Ho trovato ottima, poi, la caratterizzazione di Kylo Ren/Ben Solo che, con un triplo salto carpiato, riesce a sfuggire a banali stereotipi confermandosi un personaggio complesso e sfaccettato, grazie anche alla intensa prestazione di Adam Driver.

Dimenticabile, invece, la prestazione di Rey, che proprio non riesce a piacermi. Vogliamo parlare poi di Finn? Ecco: Finn doveva morire nello scorso film oppure avere una parte decente in questo capitolo. E invece no: si limita ad andare da una parte all’altra, facendo cose senza senso e finendo per prenderle da chiunque – se non nel finale, in una scena però più imbarazzante che epica. Insomma, la sua storyline è buttata lì per puro caso e sembra che gli sceneggiatori non sappiano che farsene di lui. Stesso discorso anche per il personaggio interpretato da Benicio Del Toro: sulla carta intrigante, nella pratica poco incisivo. Spero venga ripreso più avanti, anche perché sprecare un attore del genere per poco più che un cammeo mi pare offensivo.

Infine: il leader supremo Snoke. Per due anni tutti noi abbiamo elaborato le più varie congetture su chi fosse costui, su come fosse nato il Primo Ordine, su come avesse preso il posto dell’Impero. Ci aspettavamo che simili domande fossero affrontate in Episodio VIII. E invece no. Snoke muore come un idiota, senza che gli venga dato il minimo background. Ed è una cosa che, semplicemente, non accetto.

Insomma: con questo film Rian Johnson ha voluto giocare con il pubblico, divertendosi a distruggere tutte le speculazioni e le teorie circolate negli ultimi due anni. Se fatta con criterio, è un’ottima cosa. Qui, però, mi sembra che si vada un po’ oltre.

Nulla da dire sul versante tecnico: la regia non si distingue per gradi numeri, ma riesce a essere sempre sul pezzo. Il montaggio, forse, risulta un po’ confusionario all’inizio (ma è più che altro colpa della narrazione segmentata che caratterizza la prima parte) per poi trovare i giusti binari. Ottime la fotografia (la stanza di Snoke, dal punto di vista fotografico e dei colori, è veramente splendida) e la colonna sonora, così come la CGI. Ho apprezzato molto, infine, il ricorso agli effetti speciali – specie per il cammeo di un certo personaggio che spoilerarvi non voglio.

Ci sarebbero mille altre cose da dire (piccoli buchi di trama, eventi che non vengono spiegati in maniera adeguata e quant’altro) ma mi fermo qui. Ho visto Star Wars – Gli ultimi Jedi da qualche giorno e ancora non riesco a far pace con me stesso. Per quanto mi sia piaciuto come film singolo, pur coi suoi evidenti difetti, faccio fatica a trovargli posto all’interno della narrazione complessiva. In fondo quello che viene raccontato poteva riassumersi in un’ora o poco più.

Una cosa è certa: fra due anni andrò a vedere Episodio IX. Ma lo farò più per senso del dovere che per convinzione. Non riesco a capire se Star Wars abbia esaurito ciò che aveva da dire o se, semplicemente, ormai sia diventato grande per queste cose.

A cura di Daniele Mu

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