The Danish girl, qual è la vera sofferenza?

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Rubo la scena al mio collega Daniele Mu solo per concedermi il piacere di dedicare due parole al film The Danish Girl.

The Danish girl, qual è la vera sofferenza?

Premetto che non conoscevo la storia originale, nè il film, quindi il mio approccio è stato del tutto privo di aspettative. Una delle poche volte in cui avevo bisogno di passare una serata con amiche, senza chiedermi troppe cose. Anche perchè ci ha pensato il film The Danish Girl a sollevare durante e in seguito mille domande e curiosità sull’argomento, oltre che a lasciarmi letteralmente di stucco per l’interpretazione commovente e così centrata del protagonista e del ruolo così affascinante dell’attrice non protagonista.

Credo che quando un film provochi scossoni, lasciandoti con la voglia di condividerlo, approfondire, possa dirsi davvero riuscito. E ciò diventa ancora più significativo se il messaggio ha una tale portata sociale da spingerti a parlarne e rifletterci fino a cambiare il tuo punto di vista.

Einer Wegener è un artista danese di inizio Novecento, ha una moglie che ama profondamente, la pittrice Gerda Gottlieb, ma anche il desiderio di vestirsi da donna e rivelare la sua vera natura. Di fronte all’insoddisfazione del suo corpo, nel 1930 affronta un intervento di riassegnazione sessuale e diventa Lili Elbe.

La storia in sè è rivoluzionaria perchè vera e unica ma del protagonista originale Einar Mogens Andreas Wegener, “primo transgender della storia“, e dell’argomento stesso, immagino non si sia mai saputo molto prima di questo film; a partire da una prima smentita che, in realtà, questo tipo di intervento chirurgico sembra sia già stata effettuato almeno su altre tre persone negli anni precedenti. Tuttavia le notizie ufficiali sono andate perdute perché i documenti dell’istituto di Berlino sono andati distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale.

In alcune critiche si parla di forma che sovrasta il contenuto, di provocazione troppo garbata, nella logica di fare un film che piaccia a tutti e che, sì scuota le coscienze, ma, appunto, con garbo. A mio avviso, data la difficoltà dell’argomento e l’ignoranza generale del pubblico, credo fosse necessario. Io stessa, nonostante mi dichiari aperta e anticonformista, sono rimasta turbata, mossa da sentimenti quasi contrastanti. Non posso che convenire che la vecchia opposizione forma-contenuto abbia avuto gli effetti sperati.

Secondo la stessa critica il problema sta nelle misura di questo garbo, “troppo di testa e meno di cuore che antepone l’etereo, il raffinato dell’espressione al corpo, al dolore che si vorrebbero esprimere. Tranne in un personaggio: quello di Gerda.” Ma in un mondo ideale di allora, a cui forse dovrebbe avvicinarsi il nostro dopo quasi un secolo di evoluzione, dove il transgender è pronto a vivere con più disinvoltura se stesso, non è forse ancora l’altro (l’ex partner, la famiglia, la società) a soffrire di più per la fatica di accettare questa metamorfosi?

E con un po’ di vergogna, provo sulla mia pelle questo atteggiamento, quando mi sento sollevata nello scoprire che Gerda fosse bisessuale nella realtà e il suo legame con Einar fosse più vicino a quello tra un fratello e una sorella rispetto a quello tra due coniugi. Come se la natura “già compromessa” del loro rapporto riuscisse meglio a giustificare il ruolo altrimenti quasi impossibile di Gerda come moglie dedita e impeccabile.

In lei c’è tutto il conflitto del voler bene, del come comportarsi con chi si ama: aiutarlo nella propria strada, pure se questa prevede un allontanamento oppure tenere l’amato stretto a sè, creandogli dolore? Gerda la risposta la conosce ma è il modo in cui risponde che è una grande testimonianza di vita.

Fra le quattro nomination ai premi Oscar, c’è anche quella per Eddie Redmayne incantevole e di una bravura sovrannaturale nel ruolo di Lili. Dopo la vittoria dello scorso anno per la “Teoria del tutto”, facile pensare che la cerimonia di Hollywood non voglia ripetersi e rispettare i pronostici sulla vittoria di Leonardo Di Caprio.

Al di là di certi riconoscimenti ufficiali, caro Eddie, credo tu sappia di aver fatto centro ed essere rimasto nel cuore di quanti ti hanno visto recitare la parte di Lili. Per riprendere una delle battute del film, degli attori che mi hanno colpito, “tu sei due di essi”!

A cura di Francesca Caloni

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