The Martian – Salvate Matt Damon (ancora)

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Ridley Scott torna al cinema con The Martian, film tra i più attesi del 2015. Il regista di Alien e Blade Runner sarà riuscito a tornare ai livelli di un tempo, dopo il calo fisiologico degli ultimi anni?

The Martian – Salvate Matt Damon (ancora)

Ridley Scott non ha certo bisogno di presentazioni: regista tra i più prolifici degli ultimi quarant’anni, ha all’attivo capolavori indiscussi quali Alien, Blade Runner e Il Gladiatore; ma ha anche all’attivo film del tutto discutibili quali gli ultimi Prometheus, The counselor ed Exodus – Dei e re, quest’ultimo uscito appena un anno fa. Gusti personali a parte, credo sia sotto gli occhi di tutti un calo prestazionale da parte del regista che dura, con fasi alterne, da almeno un decennio a questa parte; cosa del tutto comprensibile vista la filmografia pressoché infinita che vanta (e, soprattutto, visto il fatto che ormai diriga un film all’anno), ma che ha anche suscitato reazioni dure da parte di fan e critica. Quando, ormai più di un anno fa, comparvero online le prime immagini di The Martian il pubblico si divise. Le aspettative erano alte, ma il rischio di una (ennesima) pseudo-delusione era altrettanto alto. Col passare del tempo il clima si è rasserenato e, ormai a diverse settimane dall’uscita della pellicola nelle sale, possiamo dire che si tratti di un vero e proprio successo per Ridley Scott. Il regista potrà non essere tornato ai fausti di Blade Runner – ma d’altronde nessuno lo pretendeva – ma sicuramente presenta uno dei film più belli e riusciti dell’ultimo decennio.

The Martian è la trasposizione del romanzo “L’uomo di Marte” di Andy Weir. In un futuro a noi prossimo l’uomo è arrivato sul Pianeta Rosso, e l’equipaggio dell’Ares 3 è incaricato di condurre alcune analisi sul territorio. A seguito di una violenta tempesta di sabbia, gli astronauti sono costretti ad abbandonare Marte e far rotta verso casa, lasciando indietro il botanico Mark Watney (Matt Damon), colpito duramente e creduto morto dai compagni. In realtà Watney è ancora vivo e tenta disperatamente di sopravvivere in attesa che qualcuno, non si sa bene come, riesca a salvarlo.

Il film si apre in medias res: la scena iniziale ci presenta la squadra all’opera durante la missione, e le vicende che portano l’Ares 3 ad abbandonare Marte si svolgono tutte nei primi cinque minuti. Un po’ troppo rapido, si potrà pensare, ma in realtà credo sia una scelta giusta e necessaria visto l’ampio arco temporale coperto dalla pellicola; inoltre la narrazione è talmente ben strutturata da permetterci perfettamente di “entrare” nel film senza ulteriori lungaggini. Da quel momento in poi, per oltre due ore, The Martian si trasforma in una sorta di diario di bordo di Watney. Una critica che può essere fatta riguarda proprio la psicologia del protagonista: abbandonato nello spazio, in condizioni estremamente ostili, quasi totalmente isolato dal resto dell’umanità, anziché lasciarsi prendere dalla disperazione – come credo farebbe chiunque, no? Voglio dire, io al solo pensiero di poter rimanere chiuso 10 minuti in ascensore do di matto, figuriamoci se venissi abbandonato su Marte – sembra avere sempre in mano la situazione ed essere costantemente sicuro di sé. Ma, come fa capire lo stesso Watney durante la pellicola, la disperazione non è contemplata: proprio il rischio e il timore costanti della morte spingono il botanico-astronauta a tentare in ogni modo di sopravvivere, aggrappandosi alla flebile speranza che qualcuno prima o poi andrà a salvarlo – aggrappandosi, in definitiva, alla vita. Non mancano i momenti carichi di angoscia, quando tutto sembra perduto; ma il primitivo istinto di sopravvivenza, accompagnato alle notevoli competenze di Watney, gli consentono di non arrendersi e lottare fino alla fine. Non si tratta dunque di un film drammatico in senso stretto, come pure si potrebbe pensare (anche per via del trailer un po’ fuorviante o del titolo italiano “Sopravvissuto – The martian”.. Tanto per non abbandonare la tradizione tutta italiana della traduzione ad cazzum dei titoli di film stranieri), ma di un dramma costantemente smorzato da battute, situazioni paradossali e sarcasmo che spezzano la tensione e strappano più di una risata.

Regia, montaggio e fotografia sono ben integrati e, come c’era da aspettarsi visto il regista, sono su altissimi livelli; ottima anche la colonna sonora, che alterna abilmente momenti più drammatici con momenti più leggeri (insomma, in un film del genere non ti aspetteresti una serie di canzoni disco.. No?). Inoltre, per dare al film un tocco più realistico, lo staff ha collaborato con James L. Green, uno dei boss della Nasa; per cui i nerd più incalliti non potranno che essere soddisfatti della cosa. Il cast è di tutto rispetto: Matt Damon regge quasi tutto il film da solo e regala una delle sue migliori interpretazioni, se non la migliore, risultando convincente in ogni scena (anche se, caro mio, ti si salva nella metà delle pellicole in cui compari. Non sarà il caso di fare qualcosa a riguardo?); abbiamo poi Jessica Chastain (Interstellar), Jeff Daniels (che passa da Scemo & + scemo a The newsroom fino a The Martian, chapeau), Michael Peña (caratterista eccezionale apprezzato in Million dollar baby, Gangster squad, American hustle, Ant-man), Kate Mara (House of cards) e Sean Bean che, incredibilmente, non muore – ops.. spoiler! – ma regala una sorpresina che definire geniale è poco. Brace yourselves.

In conclusione, The Martian può non essere il film perfetto – ha i suoi difetti, come la brusca accelerata della narrazione nella seconda parte ma, ancora una volta, era una scelta inevitabile data l’ampiezza cronologica coperta – ma si rivela uno dei film migliori del 2015 (e non solo), con una performance brillante di Matt Damon e un impianto complessivo degno del miglior Ridley Scott.

È un film completo: c’è dramma, commedia, empatia, suspense; il tutto accompagnato da un comparto tecnico di qualità, e per di più accurato sul piano scientifico (con le dovute libertà, chiaramente). Insomma, un candidato potenziale ai futuri Oscar e, in ogni caso, un film che merita decisamente di essere guardato e riguardato. E speriamo che sia solo l’inizio della ripresa di Scott.

“Se l’ossigenatore si rompe muoio soffocato, se il generatore d’acqua si rompe muoio di sete, se si apre una falla nell’hub muoio per esplosione, e se per miracolo non succede niente di tutto questo.. A un certo punto non avrò più cibo”

 

A cura di Daniele Mu

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