Thor Ragnarok – Il “Guardiani della Galassia” dell’Eurospin

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Poteva essere il film della rivincita, e invece no. Thor: Ragnarok è il cinepanettone targato Marvel Studios.

Thor: Ragnarok – Il “Guardiani della Galassia” dell’Eurospin

Inutile nascondercelo: quella di Thor è una saga cinematografica nata male e destinata a finire peggio. Il primo film, uscito ormai nel lontano 2011, era piuttosto imbarazzante. Il sequel, distribuito nel 2013, mi ha fatto addormentare a metà visione. Nutrivo qualche flebile speranza per il terzo capitolo della saga che, almeno stando ai trailer, sembrava rappresentare una rottura netta con il passato. La rottura c’è stata, su questo non si discute. Peccato che sia per i motivi sbagliati. Thor: Ragnarok vuole porsi a metà strada tra l’epico e il non-sense, tra il mito norreno e i Guardiani della Galassia. Nel dubbio, non riesce ad essere nessuno dei due e, anzi, si avvicina a quello che io ho trovato il peggior cinecomic degli ultimi anni: Suicide Squad (intendiamoci: i due prodotti non sono paragonabili e questo Thor, pur con tutti i suoi difetti, resta dieci gradini sopra il film targato DC).

La cosa che più mi ha infastidito di Ragnarok, e che è alla base del giudizio impietoso che ne do, è proprio questo tentativo esasperato di emulare la formula vincente dei Guardiani della Galassia: l’ambientazione spaziale, l’estetica anni Ottanta, l’ironia dissacrante, il non prendersi sul serio. Una formula che funziona alla perfezione con personaggi come Starlord, Rocket e Groot; un po’ meno con personaggi come Thor, Odino e Loki. L’ironia, in particolare, mi è sembrata veramente stanca e scontata, con battute che volevano essere audaci e dissacranti e che, al contrario, mi hanno suscitato solo un moto di imbarazzo. Ci sono alcuni sketch veramente spassosi – uno su tutti quello con Hulk, in parte spoilerato dai trailer –, che tuttavia si perdono in decine di battute e gag degne del peggior Colorado. Insomma: è apprezzabile che molte scene siano state improvvisate, nel tentativo di dare maggiore spontaneità alla pellicola; ma l’improvvisazione va saputa fare come si deve, altrimenti l’effetto è – appunto – grottesco.

Fin qui, però, si tratta di gusto personale. Personalmente ho sempre trovato inadeguato il tono con cui la Marvel Studios ha trattato Thor; un personaggio che, per sua natura, avrei preferito venisse affrontato in chiave epica e solenne anziché comica e leggera. È però innegabile che questo terzo film presenti dei difetti oggettivi: basti pensare alla narrazione e alla messa in scena. Fa sorridere che, in un film intitolato Thor: Ragnarok, il Ragnarok sia praticamente assente. La minaccia della distruzione di Asgard aleggia per tutto il tempo ma risulta poco incisiva; diventa concreta solo sul finale, per un totale di 10 minuti (a dir tanto) su pellicola dalla durata complessiva di oltre due ore. Il vero villain del film è costituito da Hela, interpretata da una Cate Blanchett che, nonostante abbia cercato in tutti i modi di rendere memorabile il personaggio, fallisce miseramente nell’intento. Hela è, come quasi sempre accade in un film Marvel, un villain tagliato con l’accetta, monodimensionale e poco incisivo. È malvagio perché deve esserlo; e, come se non bastasse, la sua malvagità può essere solo intuita, dato che le gesta che la portano a impossessarsi di Asgard si svolgono prevalentemente off-screen. Per buona parte del tempo, infatti, la pellicola indugia su Thor e sul suo goffo e disperato tentativo di tornare a casa, con la conseguenza che molti avvenimenti che avrebbero potuto rendere interessante il film non vengono mai mostrati esplicitamente in scena.

A questo aggiungiamo una scrittura dei personaggi a dir poco inadeguata. Sì, mi riferisco proprio a Loki: il Dio dell’inganno è ormai prigioniero di se stesso e del proprio ruolo; una macchietta prevedibile, incapace di offrire nuovi spunti, la cui presenza è del tutto superflua. Mi spiace infinitamente per Tom Hiddleston, che in passato ha interpretato un Loki veramente ben scritto e accattivante e che qui sembra quasi imbarazzato.

Le cose positive, comunque, non mancano. Ho apprezzato la regia di Taika Waititi che, in diversi passaggi, si lancia in virtuosismi tutt’altro che banali per un film del genere. Ho apprezzato anche la fotografia accesa e giocata sui colori sgargianti, proprio come in Guardiani della Galassia. Che dire, poi, della colonna sonora? Una colonna sonora che si apre con Immigrant song dei Led Zeppelin non può non piacermi, nonostante per buona parte del film la musica viri su sonorità più propriamente elettroniche. Meno positivo, invece, il montaggio, con scene tagliate con in maniera brusca che spezzano il continuum della narrazione. Bocciata anche la CGI che, a parte in alcuni frangenti, risulta plasticosa e finta: le scene con i combattimenti di Hela turbano ancora il mio sonno.

È chiaro, però, che gli aspetti positivi non possono risollevare un film con difetti strutturali innegabili. Insomma, non ci siamo. Dopo una lunga serie di ottimi film, che vanno dagli Avengers fino a Doctor Strange e Guardiani della Galassia, la Marvel compie un passo falso e subisce una brusca battuta d’arresto. A mio avviso Thor: Ragnarok è un film senza identità, che tenta di imitare i Guardiani della Galassia ma fallisce miseramente nell’intento.

Forse non poteva essere altrimenti: del resto la Gipsy Cola non potrà mai avere il gusto della Coca Cola.

A cura di Daniele Mu

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