X-Men – Apocalypse, il trionfo della mediocrità

Non c’è niente peggio di un film deludente. “Apocalypse” chiude il nuovo corso degli X-Men, e lo fa nel peggior modo possibile.

X-Men – Apocalypse

Ci sono film brutti e film deludenti. I primi li guardi e capisci subito di aver sprecato soldi e tempo; magari ti arrabbi, ma poi te ne fai una ragione. I secondi ti lasciano con l’amaro in bocca mentre cerchi di risolvere un conflitto interiore: il film in sé non è brutto, solo che non rispetta le tue aspettative; le premesse c’erano tutte, ma sono state inesorabilmente gettate al vento. X-Men – Apocalypse è un film deludente, che non solo non ha rispettato le mie (alte, a dire il vero) aspettative, ma presenta una serie di difetti ingiustificabili e impensabili per una pellicola del genere.

I detrattori dei cinecomics penseranno che mi sto scaldando troppo, che non c’è da stupirsi se un film di supereroi in calzamaglia non è un film di Kubrick. Ma non è così: non è detto che un cinecomics non possa essere impegnato e portare a riflessioni anche profonde. Abbiamo gli esempi di Captain America – Civil War e, a maggior ragione, degli X-Men. La saga degli X-Men, tanto sulla carta quanto sulla pellicola, ha sempre presentato tematiche serie: la diversità e il rapporto con il diverso, la paura, l’isolamento, la xenofobia, la bioetica. Le vicende sono sempre state intricate, i personaggi estremamente complessi e sfaccettati – si pensi a Magneto, perennemente in bilico tra il bene e il male e probabilmente uno dei villain più completi e ben riusciti di sempre.

Ebbene, tutto questo manca in X-Men – Apocalypse. Innanzitutto la trama, degna di una puntata di Dragon Ball. Creare la cura capace di annientare i geni mutanti? Tornare indietro nel tempo per riscrivere la storia, cercando di evitare una catastrofe senza precedenti? Nah, troppo mainstream. Meglio un film centrato su un super cattivo iper-stereotipato, saltato fuori dal niente che, senza alcun motivo plausibile, decide di conquistare la Terra. E dopo che ci farà? Non si sa, facciamo una cosa per volta. Poi la sceneggiatura, che presenta dei veri e propri crateri. Si pensi al modo assolutamente improbabile in cui Apocalypse si risveglia – tra l’altro: primo caso di fotovoltaico nella storia? – o all’evento che scatena l’ira di Magneto; al modo in cui vengono reclutati i Cavalieri dell’Apocalisse o a come Xavier perde (letteralmente) i capelli.

Ma la cosa che più di tutte mi ha deluso è la caratterizzazione dei personaggi. Non perché sia fatta male; semplicemente perché è inesistente. I protagonisti sono monodimensionali, piatti, nessuno presenta un vero e proprio arco evolutivo. Non hanno profondità psicologica. Prendiamo Mystica, che compare dal nulla e salva Nightcrawler, senza che venga mai spiegato il perché o come i due arrivino dal professor Xavier. Prendiamo Apocalypse, villain di tutto rispetto nell’universo degli X-Men e ridotto qui al ruolo di un Freezer qualunque, del quale non capiamo bene neanche in cosa consistano i poteri. Prendiamo i Cavalieri dell’Apocalisse, che se hanno due righe di dialogo a testa in tutto il film è già tanto e sono non solo inutili come personaggi, ma anche imbarazzanti per il modo in cui vengono reclutati (se ve lo state chiedendo: totalmente a caso) e per quello che gli viene fatto fare.

Prendiamo Magneto, che troviamo qui nella peggior trasposizione cinematografica di sempre. Il suo spessore viene completamente azzerato; volteggia da una parte all’altra e come una donnina isterica cambia idea ogni venti minuti, diventando prima cattivo e poi – con un espediente narrativo talmente idiota che neanche in Settimo Cielo l’avrebbero usato – tornando buono. Anzi, viene addirittura acclamato come un eroe per aver salvato il mondo! Quello stesso mondo che, fino a due minuti prima, stava cercando di distruggere coi suoi nuovi amichetti, con i quali tra l’altro ha ucciso qualche migliaio di persone. Si è liberato qualche posto di lavoro, bella per noi! Immancabile poi lo scambio di sguardi di complicità tra lui e Xavier nel finale, scena che si ripete pressoché identica in ogni film e che, a una certa, avrebbe anche stancato. Va bene tutto, ma rovinare così Magneto proprio no.

A questo aggiungiamo anche una CGI che in diverse scene fa veramente pietà e un doppiaggio non sempre all’altezza: pensiamo alla compagna di Eric/Magneto, che è evidentemente doppiata da un doppiatore della Dingo Pictures.

Ma allora fa tutto schifo? No, dai. Altrimenti sarebbe stato un film brutto. Il punto è questo: X-Men – Apocalypse è un buon action movie che intrattiene benissimo. Ha una regia non male, e anche la fotografia non dispiace. Presenta una serie di scene che, se prese singolarmente, sono veramente ben fatte e gasano tantissimo – vedasi la spettacolare sequenza con Quicksilver; il cameo di Wolverine, che però non ha nessuna utilità ai fini della trama e stride con i fatti del precedente capitolo della saga; o lo scontro finale che ha come protagonista Jean Grey. Il problema è che manca una visione di insieme che tenga unito il tutto. Il film sembra un collage di scene tenute in piedi con lo sputo, con una sceneggiatura scritta da un branco di scimmie ubriache. È il trionfo della mediocrità: tutto fumo e niente arrosto, tanta apparenza ma nessuna sostanza.

X-Men – Apocalypse è un film deludente. È deludente non solo perché non rispetta le aspettative formatesi dopo quel piccolo capolavoro di «Giorni di un futuro passato» (a proposito: alla luce di quello che accade in Apocalypse, quel film sembra quasi non sia mai esistito); è deludente perché tradisce alle fondamenta i presupposti e le promesse implicite propri degli X-Men.

Se cercate un film di puro intrattenimento, X-Men – Apocalypse potrebbe fare al caso vostro – ancora: non è un brutto film. Se invece cercate un film degli X-Men, con tutto ciò che questo comporta in termini di trama, sceneggiatura, approfondimento psicologico e riflessioni più o meno serie, allora guardate di nuovo «First Class» e «Giorni di un futuro passato».

In una scena, mentre parlano de «Il ritorno dello Jedi», i protagonisti dicono che il terzo capitolo della trilogia è quasi sempre una mezza ciofeca. Ahimè, questo vale anche per X-Men – Apocalypse.

A cura di Daniele Mu

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