Intervista a Pasquale Demis Posadinu

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Pasquale Demis Posadinu lavora quotidianamente a contatto con la gente. Parla con la gente. Trasferisce quel che vive e sente in parole e musica.

Intervista a Pasquale Demis Posadinu

Dopo l’esperienza con i Primochef del Cosmo il cantautore sardo Pasquale Demis Posadinu è uscito con un nuovo album omonimo, 10 canzoni che uniscono il cantautorato con un’elettronica ben dosata dalla produzione artistica di Giovanni Ferrario (Scisma, Micevice). Il disco è pubblicato da Desvelos e distribuito da Audioglobe.

Come sei arrivato al tuo disco solista? Ti manca una band?

Sentivo il bisogno di misurarmi unicamente con le mie capacità, forse anche la libertà di raccontare senza filtri fatti e vicissitudini personali. Trovo che non sia giusto scrivere il disco di una band muovendosi quasi esclusivamente nei territori del vissuto personale, farlo da solista rappresenta forse una scelta più sensata. Della band mi manca sicuramente la dimensione umana, la complicità, la possibilità di un’alternanza nello spendere le proprie energie a servizio di un progetto comune, quando si è soli c’è solo uno a tirare il carretto e a volte non è semplice.

Come avviene la composizione dei brani?

Negli anni, un po’ per necessità un po’ per sano spirito di esplorazione, ho imparato a comporre nei modi più disparati. Continuo ancora a scrivere accompagnandomi su qualche accordo di chitarra, ma è un opzione sempre più rara, di solito preferisco partire da un loop ritmico di batteria e mi concentro sulla metrica del cantato, cerco di posticipare la melodia a una fase successiva, così che possano venir fuori soluzioni più estrose tra arrangiamento e cantato. Altre volte parto da loop famosi, come nel caso di Coraggio ai Poveri che gira su un pianoforte di Fat Boy Slim.

Quali sono i riferimenti artistici per comprendere la tua poetica? In un brano citi anche Guccini nel titolo… oppure è fuorviante?

Si c’è un brano del disco che si chiama “Più vecchi di Guccini”, in questo caso il riferimento è poetico, estetico, seppure Guccini rappresenti per me un esempio fortissimo a livello di scrittura. Prediligo però altri grandi cantautori italiani, uno su tutti Battiato, che ascolto da quando ero molto piccolo e che già allora trovavo affascinante, pur non capendo granchè di cosa cantasse. Cerco una mia identità di linguaggio, ogni tanto provo anche a forzare la mano piegando le parole ad un uso improprio che però sembra funzionare nella globalità di un testo. Credo di essere un cantautore un po’ pazzo cresciuto col rock italiano anni novanta, uno che ha le idee così vive e confuse da trovarne alla fine una sua (almeno spero).

Il video di “Musica Tv”, primo singolo ti rappresenta come artista. Ci hai lavorato parecchio?

In realtà no. Il video è stato girato in tre pomeriggi, niente di troppo impegnativo. Siamo partiti da un’idea semplice, cercare di rappresentare l’artista e poco più. Nonostante suoni da tanti anni, non avevo mai fatto un video classico col playback in cui c’è un cantante performer che salta, balla, si muove. Mi piaceva l’idea di uscire un po’ dalla riflessività che di norma si associa al mio modo di scrivere e cantare, mi piaceva l’idea di giocare, di sentirmi leggero. Da questo video esce un Pasquale che esiste realmente ma che non sempre viene fuori nei dischi, diciamo che mi rappresenta bene rispetto a delle peculiarità poco note, questa è la mia sensazione.

Quali sono i pro e i contro di vivere e operare in Sardegna, un’isola comunque lontana dai centri della musica live?

La Sardegna è splendida, la qualità della vita è molto alta, solo che se non sei ben predisposto a viverli e osservarli dalla giusta angolazione, questi punti di forza si traducono in quella frase che canto nel ritornello di Michela, un mio brano: “Nella mia Isola c’è solo il mare e il sole inizia a farci male”. Penso finalmente di sapere cosa voglio e quindi riesco a godere appieno del poco che c’è e dimentico facilmente, o li trascuro, i limiti che invece si fanno sentire in una miriade di contesti. A volte, per darmi fiducia, penso che questa verginità inespressa prima o poi esploderà, che siamo fortunati ad essere indietro, che quando gli altri avranno smesso di correre, noi staremo iniziando a prendere il ritmo e che sicuramente saremo in ritardo, ma chissà, forse potremmo arrivare più lontano.

A cura di Davide Bonato

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