Intervista agli A Free Mama

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La recente notizia dello scioglimento è un duro colpo, ma siamo sicuri che la loro musica rimarrà a lungo e che sentiremo parlare ancora per molto tempo degli A Free Mama.

Intervista agli A Free Mama

Avete presente la solita cantilena, che sentiamo ripetere da chiunque, che recita più o meno così: “in Italia la musica fa schifo, guarda all’estero che artisti hanno, e invece a noi tocca Gigi D’Alessio (ciao Gigi!)”? Ecco. Forse, e dico forse, il problema è che chi la ripete non sa cercare.

Perché è vero che, in Italia come nel resto del mondo, ci sono una marea di band e musicisti (o presunti tali) che, forse, hanno sbagliato mestiere. Ma è altrettanto vero che ci sono molte band che valgono, che non hanno nulla da invidiare alle loro sorelle inglesi o americane o francesi, e che magari meriterebbero più attenzione e riconoscimento da parte del pubblico. Ed è proprio quello che noi di Plindo, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare.

È questo il caso degli A Free Mama, tra le band italiane più interessanti che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi mesi. Se vi piacciono le sonorità funky, allora gli A Free Mama sono il gruppo che fa per voi: con il loro sound eclettico e caleidoscopico, groovie ma ricercato, le canzoni della band fiorentina sono la colonna sonora perfetta per l’estate.

Il vostro è uno stile musicale eclettico, capace di unire generi come funk, rock, fusion e jazz. Quali sono le vostre influenze principali?

Senza alcun dubbio le nostre radici, musicalmente parlando, appartengono ai generi da te citati; questa o quella caratteristica di ognuno di essi, rientrava nel nostro linguaggio. Il groove del Funk (in mezzo a tutti i grandi del genere, personalmente siamo molto affezionati agli FFF, storica band francese che uscì con “Blast Culture” nel 1991), il magnifico jam-rock della Dave Matthews Band come l’armonia del linguaggio jazz.

È sempre stato molto difficile “catalogarci” in un genere, del resto. Ma, ecco, sicuramente dobbiamo tanto a molti prima (e durante e dopo..) di noi!

Il nostro intento, comunque sia, è stato quello di dare vita alla nostra musica che è figlia sicuramente dei nostri ascolti, così come del nostro studio individuale e collettivo, nonché delle esperienze altrui, dei nostri amici e colleghi che, negli stessi luoghi, allo stesso momento fanno ciò che facciamo noi.

Quanto è importante, secondo voi, che la musica evolva e cambi per sopravvivere nel tempo? Penso a generi come il funk e il jazz, che vedono uno scontro acceso tra i puristi e gli innovatori.

Crediamo sia nella natura stessa della musica mutare aspetto ed andare avanti.

Da un certo punto di vista si potrebbe dire che non è la musica (a meno che non la si consideri come  “industria discografica” – musica, pertanto) a cambiare, ma è il pubblico a farlo.

Ovvio dire che i due fattori sono strettamente legati.

Il nostro intento è sempre stato quello di puntare avanti, stando al passo con le esperienze musicali più interessanti – secondo noi – dei nostri tempi e senza dimenticarsi del grande passato!

Purtroppo abbiamo saputo che il vostro progetto è ormai giunto al termine. Potete dirci quali sono i motivi e cosa vi resta, dopo sei anni, di questa esperienza?

Le motivazioni non sono così poi diverse da tanti altri gruppi. Abbiamo comunque deciso insieme, in totale armonia, di smettere. Il fatto è che dopo 6 lunghi e gioiosi anni, magari si cambia interessi musicali e priorità personali, portando ognuno nella propria direzione.

Quel che ci resta è un’esperienza incredibile di vita e di musica! Quando passi le ore della tua esistenza chiuso in una saletta di 12 metri quadrati a dare tutto per la tua musica, e lo fai con altri 5 come te, per poi fare più 100 concerti (osando peraltro oltrepassare le Alpi e la Manica!), e registrare e stampare i tuoi dischi, e vedere un sacco di persone tifare per te, non si può che essere grati a tutto per ciò che questi anni ci hanno riservato.

Avete in mente di continuare a suonare in futuro, magari con progetti differenti?

Senza dubbio! La musica è la nostra passione ed occupazione! Abbiamo sempre, del resto, avuto altri progetti, contemporaneamente agli A FREE MAMA.

L’esperienza maturata insieme sarà ovviamente utile per ognuno di noi.

Negli ultimi anni, in molte città sono stati presi provvedimenti volti a contenere la vita notturna, cosa che spesso ha portato alla chiusura dei (pochi) locali in cui si fa musica live. Da musicisti, come vivete questa situazione?

La situazione è sicuramente molto delicata, dovendo conciliare molte componenti in gioco quali musicisti, proprietari o gestori dei locali, direttive comunali, popolazione residente.

Crediamo che alla base ci sia una scarsa qualità della comunicazione tra istituzioni e privati, scarsa chiarezza o competenza.
Sicuramente una politica di rivalutazione degli spazi dal centro alle periferie, dei giardini o delle piazze d’ogni genere, messe a disposizione per eventi culturali d’ogni forma, rappresenterebbe un’ottima occasione per tanti artisti. All’estero è pieno di esperienze simili.

A onor del vero, va detto che Firenze, forse, gode di maggiore entusiasmo ed attenzione verso questo genere di aspetti della vita sociale, rispetto ad altre città italiane.

C’è un consiglio che vi sentite di dare alle giovani band e a chi vorrebbe fare della musica il proprio stile di vita?

Ascoltate la musica e ascoltate gli altri. Studiate la musica e suonatela insieme agli altri. Se credete davvero nel vostro progetto, non date niente per scontato niente, informatevi su tutti gli aspetti che la vostra professione comporta, date tutto, sempre. Almeno per noi è stato bello così!

A cura di Daniele Mu

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