Intervista ai Seawards

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Dai banchi di scuola al palco del Fiat Music: I Seawards rappresentano una ventata di freschezza nella musica italiana.

Intervista ai Seawards

Una chitarra acustica, una loop station e un microfono: tanto basta ai Seawards per incantare il proprio pubblico. Giulia (voce) e Francesco (chitarra) sono due ragazzi, giovanissimi, con la passione per la musica. Si sono incontrati sui banchi di scuola e hanno deciso di metter su una band.

Chissà se si aspettavano, un giorno, di calcare il palco del Fiat Music e di essere notati da un personaggio come Red Ronnie? Del resto è difficile rimanere impassibili di fronte all’energia e alla simpatia dei Seawards.

Con il loro sound, che richiama le sonorità grassroots e pop/blues di artisti come Ed Sheeran e John Mayer, la band – che poi è un duo – rappresenta una ventata di freschezza nel panorama musicale italiano e dimostra che, al suo interno, c’è spazio anche per un pop giovane, al passo dei tempi e capace di guardare alla scena internazionale.

Innanzitutto una domanda di presentazione: come nascono i Seawards e da dove viene un nome così evocativo?

I Seawards nascono letteralmente fra i banchi di scuola. Semplicemente ci siamo ritrovati in classe e in banco insieme! Il nome è nato facendo una ricerca di belle parole inglesi. “Seawards” ci è subito sembrata la più azzeccata poiché unisce una nostra grande passione, il mare, ad una nostra tendenza: andare verso l’orizzonte.

Potete parlarci del vostro primo EP, “85 bpm”? Come sono nate le canzoni che lo compongono?

Tickling è nata proprio per l’EP, ci serviva un pezzo per chiuderlo alla grande. Scream è nata grazie all’insospettabile passione di entrambi per gli slasher!  Mentre Romanticize è la più “vecchia”, è stata la terza canzone che abbiamo scritto ed è stato il brano che ci ha portati in finale al Fiat Music con Red Ronnie.

Nel vostro comunicato si legge che i Seawards sono l’incontro tra due mondi musicali opposti. Quali sono questi due mondi.

Francesco: Io nasco prevalentemente come chitarrista folk acustico, non nascondo mai la mia passione per John Mayer, Ed Sheeran, B. B. King e Tommy Emmanuel. Diciamo che dei due sono il più “classico”.

Giulia: Io invece nasco prettamente Pop: da piccola ascoltavo Madonna e ora ascolto molto indie americano, che può essere ormai definire come “il nuovo pop”. Inoltre amo moltissimo la musica sperimentale ed elettronica.

Siete nati come un duo, chitarra e voce. Avete in mente di allargare la formazione oppure preferite mantenere un rapporto più “intimo” tra voi e il pubblico?

Non sappiamo rispondere nemmeno noi in realtà: rischiare di compromettere gli equilibri nati dopo due anni non è un problema da poco. Anche se un terzo componente, magari non come “volto” dei Seawards, riempirebbe sicuramente.

Qual è l’insegnamento più grande che avete tratto dall’esperienza di Fiat Music e dall’incontro con Red Ronnie?

Giulia: Io sinceramente, arrivata alle selezioni di Fiat Music e vedendo tutte quelle band di persone molto più grandi di noi, mi ero decisamente abbattuta. Ho dovuto ricredermi perché siamo arrivati fino alla finale con un grande sostegno da parte del pubblico, di Red e di Fausto Mesolella.

Francesco: Fiat Music mi ha sicuramente aiutato a capire quali sono le nostre potenzialità e che, se alla passione sono accompagnati anche costanza e sacrificio, non c’è limite agli obiettivi che uno può prefissarsi.

Avete tutte le carte in regola per puntare al successo internazionale: testi in inglese, sound accattivante, giusta attitudine. Avete in mente di fare il grande passo, magari proponendovi ad una casa discografica estera?

Sicuramente in Italia potremmo essere una “novità”, siccome all’estero musica come la nostra è ben più suonata. Siamo anche consci però del fatto che il sistema italiano non sia particolarmente clemente con gli artisti, soprattutto con quelli non di caratura nazionale. Diciamo che “si vedrà”, sicuramente punteremo prima a farci conoscere in Italia.

Sul vostro canale YouTube sono presenti diverse cover, ben arrangiate e accompagnate da video curati e accattivanti. Anche alla luce della vostra esperienza, quale impatto pensate che internet avrà sulla musica? YouTube potrà mai sostituire una casa discografica? Spotify potrà mai sostituire il CD?

Siamo entrambi d’accordo che YouTube non potrà mai sostituire una casa discografica, mentre Spotify ha già sostituito il CD! Basta vedere le differenze numeriche tra gli ascolti streaming e le vendite fisiche dei più grandi artisti. Detto ciò, sicuramente il web è diventato uno strumento fondamentale per chi vuole accrescere il proprio fandom.

Siete ancora molto giovani, ma avete già pensato a cosa fare in futuro? Farete della musica la vostra ragione di vita o intendete prendere altre strade, magari continuando a suonare per passione?

Giulia: In questo mondo musicale, un’alternativa quando si è agli inizi bisogna averla, e io ce l’ho. Il mio sogno comunque è e sarà sempre quello di essere una cantante.

Francesco: A dire il vero so cosa voglio fare da grande da diversi anni, e non c’entra con la musica, ma sicuramente non intendo “buttare” questa occasione enorme, chi vivrà vedrà!

A cura di Daniele Mu

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