Intervista ai Sixtynine dalla Slovenia

Una band davvero indipendente: finanziano le proprie produzioni, trovano i concerti da soli, gestiscono autonomamente la comunicazione, internet e i social network.

Sixtynine - Immagine in evidenza

Ecco la traduzione della bellissima intervista realizzata a cura di Laura Dainelli ai carismatici componenti dei Sixtynine.

Abbiamo desideri e obiettivi e il fatto stesso che cantiamo in inglese in qualche modo implica che non vogliamo essere limitati a suonare nel nostro paese.

Mi piacerebbe iniziare citando le vostre stesse parole sul senso della musica indipendente: “We are an independent band and happy to be so. Not in the sense that we are signed to a so-called indie label or that we try to sound like we’re from a Cambridgeshire or Boston University dorm room, but in the sense that we run our endavours by ourselves, manage our websites by ourselves, finance our recordings by ourselves, and book our concerts by ourselves. And we’re happy to do so”.

Penso che la scena musicale abbia davvero bisogno di persone che raccontino cose come queste, per diversi motivi. Ho apprezzato molto il vostro pensiero. Ma adesso conta la vostra opinione, non la mia. Dunque, perché avete scelto di sottolineare questo ai vostri fan e al mondo in generale?

Sixtynine: Siamo felici tu l’abbia notato. La citazione viene dal nostro materiale di Comunicazione e in realtà doveva rivolgersi più ai contatti stampa, ai promoters e agli organizzatori di concerti piuttosto che ai fans e agli ascoltatori. Volevamo sottolineare che siamo consapevoli di ciò che ci gira intorno; ovunque nel mondo, la gran parte dei musicisti sembra pensare che sia un pregio essere simili a qualcuno e/o a qualcosa, piuttosto che diversi. Beh, in realtà, non siamo d’accordo con questo. Anche per i fans e gli ascoltatori dovrebbe essere altrettanto ovvio.

Vi siete mai sentiti urtati da band che agiscono in tutt’altro modo?

TOMI : No, assolutamente no. Ogni band funziona a suo modo. E così facciamo noi. Soprattutto se provieni da un Paese come la Slovenia, ti devi prendere cura di te stesso – nella società come nella musica. E’ necessario avere fiducia prima  in se stessi, e di conseguenza gestire la propria immagine attraverso un sito web, finanziare le proprie sessioni di registrazione, cercarsi le date, etc. Tutto questo rende solo più forti. Tutti fanno molti errori all’inizio ma imparano dai propri errori. Certo sarebbe molto più facile avere qualcuno che ci finanzi e segua gli aspetti promozionali con tutto l’annesso che serve ad una band emergente. Ma per quanto bello possa essere (e lo era al tempo delle grandi case discografiche) significherebbe anche perdere molto del duro processo di creazione in autonomia e tutta l’energia che si genera da esso, senza contare parte della libertà a cui dovremmo rinunciare specialmente se ci si imbatte in una casa discografica che, in fin dei conti, non ha veramente a cuore la nostra musica. Il lato negativo è che le cose succedono più lentamente, a volte troppo lentamente, e si ha solo noi stessi da incolpare per ogni errore. Ma, tutto sommato, nel nostro caso, direi che tutto questo è servito alla band e a migliorare i rapporti al suo interno.

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Come vi sentite in merito alla scena musicale attuale, in particolare per quanto riguarda il rock, nel vostro Paese e in Europa? Come funziona in Europa orientale da dove venite voi? Sembra esserci un boom di artisti provenienti da quelle parti negli ultimi anni. È vero secondo voi o è solo la tecnologia ad averci fatto conoscere più band provenienti da contesti diversi ?

IGOR : Beh, l’intero concetto di ” Europa dell’Est ” è in realtà piuttosto vago – se ci si sposta da un paese all’altro del cosiddetto ex ” blocco orientale “, che aveva più a che fare con i regimi comunisti che con la geografia, ogni paese sembra pensare, in realtà, che questa parte ” orientale” inizi un pò più ad Est di dove si trova, che sia altrove. Non sono sicuro di quanto ci sentiamo orientali, e forse è così perché viviamo proprio accanto all’ex confine con l’Italia, sul mare Adriatico, quindi ci vedo più come mediterranei rispetto a chi viene da Vienna o Bolzano, ah ah!

DANIJEL : Io sono un cittadino Europeo … suono un basso americano e uso un amplificatore inglese che funziona con l’elettricità slovena!

TOMI : Il flusso di informazioni è sicuramente più veloce, più semplice. Internet ha reso la diffusione della musica più rapida – anche questa intervista ne è la prova vivente. Se i Sixtynine fossero esistiti 20 anni fa, non avreste mai sentito parlare di noi… O forse la nostra musica avrebbe avuto moltissime difficoltà ad arrivare fino a qui.

TADEJ : Voleva dire se fossimo stati sempre della Slovenia – perché se eravamo una band di Londra o Los Angeles, anche 20 anni fa … Ah mia cara, stai pur certa che avresti sentito parlare di noi!

TOMI : Tornando alla tua domanda – direi che oggi la musica rock può essere divisa in quella che viene trasmessa in TV e alla radio, e quella che vive sui palchi più piccoli, nei festival, nei club. Oggi sono le radio a dettare tempi e direzioni di ciò che intendiamo come mainstream. Ho la sensazione che le etichette discografiche si siano sottomesse ai media… Una volta Radio e TV lottavano per chi si sarebbe accaparrato per prima le ultime uscite discografiche per poi  trasmettere fino allo sfinimento con la massima esposizione. E le stesse case discografiche erano molto attente a chi inviare le loro uscite. Oggi è l’esatto contrario. Anche i concerti non erano solo un modo per gli artisti di incontrare il loro pubblico e suonare dal vivo, ma anche una grande occasione promozionale per la vendita di album, dischi, CD e cassette. Oggi i prodotti discografici sono quasi percepiti come un mero veicolo commerciale per vendere i biglietti dei concerti; nessuno vende più album tranne le attuali megahits, gli evergreen o le riedizioni dei grandi classici. Vedi, in questo senso, la Slovenia ci dà un leggero vantaggio – è un paese di soli 2 milioni di abitanti e in un mercato così piccolo, non si è mai potuto contare sulle vendite degli album ma è sempre stato più importante trascinare il pubblico ai concerti!

In che modo la musica rock ha influenzato la vostra vita e la vostra ispirazione nella composizione della musica? E’ forse il modo migliore per esprimere voi stessi? Perché?

TOMI : Il rock è sempre stato lì, è una parte della mia vita. Ora, questo non significa che io non ascolti altro, perchè in realtà apprezzo molti generi musicali. Ma solo il rock mi dà quel “qualcosa in più”. E io non so veramente perché… o forse lo so ma non riesco a descriverlo, né a trovare le parole. E, francamente, direi che non dovrei nemmeno cercare di farlo. E’ il mio modo, e questo è tutto ciò che conta.

DANIJEL : Per me è semplicemente il contesto musicale in cui mi sento libero. Libero di suonare ciò che mi piace e di godermi ciò che suono.

TOMI : In generale, credo davvero la musica sia un linguaggio universale, per quanto si possa pensarlo come un cliché – pensaci ancora, prenditi un secondo per ricorrere ad alcuni esempi: è proprio vero! È un veicolo per la trasmissione di un’energia che tutti possono capire, che collega le persone al di là dei confini geografici. Ecco perché non si può mai veramente affermare “questa band è migliore/ peggiore di un’altra”, perché ogni singolo essere umano riceve questa energia, questa vibrazione in un modo unico e diverso da chiunque altro. Quindi, la nostra mira è che la gente possa godersi ciò che facciamo per qualsiasi motivo e ovunque si trovino. No major philosophy here.

Sixtynine : Sulla nostra pagina Facebook c’è una piccola frase sotto la foto di copertina che dice: “From a time when music sounded timeless, from a music in which time is pointless, comes a band that will attempt the biggest trick of them all – to reach not only for your ears… but for your heart.” Ed è tutto – niente ha a che vedere con la mente o la logica – è il cuore che conta.

Nella vostra musica la combinazione tra hard rock e blues è molto interessante ed originale: com’è nata?

TOMI : Non lo so… non era intenzionale. E’ successo così, in modo naturale, mentre suonavamo. Quindi, se dici che è un’interessante e originale combinazione di blues e hard rock, ti devo ringraziare e posso solo sperare che altre persone sentano la stessa cosa.

IGOR : Vorrei aggiungere che le tue parole mi hanno davvero colpito perché la maggior parte dei giornalisti cercano confronti contemporanei attuali, superficiali… Non fraintendermi, è meraviglioso essere paragonati ai Velvet Revolver o ai Guns’N’Roses, ma se ci pensi, cosa suonano loro? Beh, si potrebbe dire lo stesso, che anche la loro è un’interessante combinazione di hard rock e blues. Perché tutto proviene da qualche parte, è una questione di tracciare le origini, se si preferisce risalire più in profondità per scovare gli archetipi o se ci si accontenta degli ultimi derivati. Ed è lo stesso per noi, ci piace pensare che abbiamo le stesse radici, non solo simili diramazioni.

I due singoli del vostro Ep sono entrambi, in modo diverso, pieni di malinconia e coraggio, caratterizzati da un suono pulito ma pieno e toccante nel complesso. Ritenete la musica, un mezzo per esprimere quali emozioni in particolare?

TADEJ : Tutta la musica è in realtà un’emozione o un insieme di tante emozioni. Quindi, prima ancora di essere un mezzo per esprimere le emozioni è un’emozione essa stessa, ed è proprio ciò che senti e provi in quel momento.

DANIJEL : Visto? Lui è il chitarrista e deve sempre dire qualcosa di profondo! Già.

IGOR : In realtà ci è voluto molto tempo per individuare il suono che volevamo. Quello che suoniamo è venuto spontaneamente ma come suona è una questione di ricerca e qui entra in gioco il rapporto con il nostro produttore perché appena le cose funzionano, lui si occupa del suono.

Come inizia la composizione nella vostra band ? Il processo creativo è individuale o collaborativo?

TOMI : E’ un processo collettivo. Questo è il motivo per cui siamo una band. Anche se le idee fondamentali possono provenire da un solo di noi, egli getta solo le basi. Poi è durante le prove che ogni membro della band aggiunge qualcosa di suo o aiuta a modificare le cose che non funzionano troppo bene. Quando, poi, non riusciamo ad aggiungere o eliminare più nulla da un brano, il nostro produttore Andrea interviene e contribuisce con la sua visione ed energia, e a quel punto le canzoni sono pronte per la registrazione. Oltre alla musica, tutto questo muove ed espande i confini della nostra amicizia come esseri umani.

Voglio chiedervi una curiosità sul video di “Don’t give up”: è “essenziale” e piuttosto incentrato sulla musica che sulle immagini rispetto a ciò che altre band amano fare do solito, costruendo una storia o qualcosa di simile. È intenzionale? Cosa vi ha condotto a questa decisione?

Sixtynine : “Don’t give up” è il nostro primo singolo in assoluto. Il fatto che abbiamo inaugurato la nostra carriera con una ballata rock è effettivamente un pò diverso da quello che fa la maggior parte dei gruppi rock. Per quanto riguarda il video lo consideriamo come il nostro ” biglietto da visita”, è una presentazione, per molte persone il primo contatto con noi – così abbiamo pensato che fosse importante che il pubblico conoscesse la band e i suoi membri, senza troppe interferenze o prima di dirigere l’attenzione su qualcos’altro. Ecco perché il video è in gran parte su di noi e la nostra musica.

TADEJ : “Don’t give up” è anche una canzone molto emotiva – ci emozioniamo suonandola, così forse sia noi che il regista abbiamo sentito che suonarla nel video avrebbe più facilmente trasmesso qualcosa al pubblico.

IGOR : Il testo della canzone, se lo leggete con attenzione, non offre alcuna risposta o soluzione. Quindi, mettere su una storia nel video con un inizio e una fine sarebbe stato un pò estraniante dalla canzone stessa. Sì, è una canzone d’amore al 101% e molti trovano che le canzoni d’amore siano un cliché ma le parole “Don’t give up” dovrebbero farvi pensare che non è tutto rose e fiori – è necessario impegnarsi in amore perché siamo tutti così diversi e troviamo tutti inizi e finali molto diversi alle nostre storie d’amore.

Sono sicura che i nostri lettori vi apprezzeranno almeno quanto sto facendo io. Siete una bellissima scoperta nella scena rock europea per me e lo staff di Relics –  quindi, ancor più che in altri casi, mi preme chiedervi i vostri progetti per il prossimo futuro.

IGOR : Beh, ci hai sorpreso anche tu con le tue domande approfondite e la comprensione della nostra musica – grazie!

TADEJ : You rock, babe!

TOMI : Innanzitutto, grazie ancora per le tue domande. Grazie anche per le parole gentili e i vari complimenti nel corso della nostra conversazione. Abbiamo desideri e obiettivi e il fatto stesso che cantiamo in inglese in qualche modo implica che non vogliamo essere limitati a suonare nel nostro paese.

DANIJEL : Sì, ci piacerebbe suonare a Roma! Come si dice: “ Vedi Roma e poi muori “?

TADEJ : No , è “vedi Napoli”

DANIJEL : OK , allora suoneremo a Roma e a Napoli !

TOMI : Per puro caso il nostro primo concerto è stato in Serbia – e l’ultima volta era a Torino – allora possiamo dire che i nostri confini siano stati ampiamenti valicati. Il nostro album uscirà presto e speriamo che possa fare lo stesso e finire laddove non siamo mai stati prima. Ovunque ci sia un cuore pronto ad accoglierlo.

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Grazie mille per le vostre risposte e complimenti ancora per la vostra musica, così profonda e piena di emozioni!

Rock’n ‘roll 😉

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