Intervista ai Vallanzaska: l’insostenibile leggerezza dell’ansia

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Con “Orso Giallo”, il ritmo in levare e le trombe dei Vallanzaska si aprono a nuove contaminazioni musicali. Ecco cosa ci ha raccontato la storica band milanese!

Intervista ai Vallanzaska: l’insostenibile leggerezza dell’ansia

In un mondo musicale usa e getta, che ci ha abituato a band e progetti da un singolo e via, i Vallanzaska sono l’eccezione che conferma la regola. Attiva dal 1991, la band non ha alcuna intenzione di fermarsi: dopo la pubblicazione dell’ultimo album, “Orso Giallo” (Maninalto! Records), il sestetto si prepara alle prossime novità e – perché no? – a festeggiare le nozze d’oro. Il tutto, si capisce, sempre all’insegna dello ska!

Come sono cambiati i Vallanzaska dal 1991 ad oggi? E com’è cambiato il mondo intorno a voi?

Abbiamo cominciato a suonare ed internet non esisteva ancora. Eravamo indecisi se fare nel ’94, anno del primo disco “Otto etti di ottagoni netti”, il vinile o addirittura un cd! Alcune cose sono ahimè rimaste, vedi Berlusconi. Noi siamo cambiati con il tempo, ma a furia di vivere in una band, forse alla fine siamo rimasti anche gli stessi. Il mondo sì, è cambiato molto, ma a dargli un’occhiata oggi sembra che la Storia si ripeta, come fa sempre.

Il vostro ultimo album, “Orso Giallo”, porta il sound verso nuove direzioni. Da dove nasce questa esigenza?

Dalla voglia di esprimersi con più forme e colori. Una canzone se porta allo ska rimane ska, se porta verso nuove influenze va verso nuove influenze, senza cioè mettere limiti dovuti al fatto di essere una band ska.

Le canzoni dell’ultimo album hanno un filo conduttore – l’ansia –, ma riescono a toccare argomenti molto diversi fra loro: politica, amore, società. Tra quelle che più mi hanno colpito ci sono “Balla” e “Non pogo più”, che esprimono i temi del cambiamento e della crescita umana avendo come sfondo la musica. Ci potete parlare di questi due pezzi?

“Non pogo più” è stata scritta ragionando su chi, ex musicista, molla tutto per una sicurezza, un posto fisso che non esiste più. Insomma non poga più. In metropolitana vede un musicista e s’incazza, vedendo in lui un fancazzista e dimenticandosi che una volta anche lui era così, ed era felice. Da qui il suo ragionamento che lo porta a pogare di più.

“Balla” invece è rivolta al nostro pubblico, sempre vario, anche a giudicare dalle magliette che indossa, alcune in contraddizione tra loro, ma che è tutto sotto al palco dei Vallanza a ballare. È un’immagine da concerto estivo visto dal palco.

Brani come “Easy” e “Donald Trump” gettano uno sguardo critico sull’attualità. Come vivete quello che succede quotidianamente intorno a voi? Cosa sta succedendo ad un mondo che, da un lato, produce il terrorismo e, dall’altro, produce Donald Trump?

Lo guardiamo non potendo fare altro che scriverne. In effetti è un momento pazzesco, ma quale nella storia non lo è mai stato?

In un momento storico sempre più dominato dalla paura e dalla violenza, la musica può rappresentare un messaggio di pace e unità?

Sì, anche se di solito si scontra con cose più grandi di lei. Ma se viene ascoltata nella sua interezza, parole incluse, allora credo che un aiuto – anche grande – lo possa dare.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? Avete appena festeggiato le nozze d’argento: ora puntate a quelle d’oro?

A febbraio riprendiamo con il tour dell’Orso giallo, stiamo lavorando al nostro nuovo canale YT /Vallanzaska e al nuovo video sempre tratto dal disco, dopo quelli di Quando è gatta e Assessore“. Guardando più avanti… Sì, sarebbe bellissimo poterle festeggiare, le nozze d’oro dei Vallanzaska!

A cura di Daniele Mu

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