Intervista a Danny Bronzini

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Dai pub di provincia a Jovanotti: Danny Bronzini, giovane talento toscano, ci racconta la genesi del suo album «Waiting for something special».

Intervista Danny Bronzini Trio

Si dice sempre che la musica odierna sia morta, che non abbia più nulla da trasmettere, e che i giovani ormai non hanno più una vera e propria cultura musicale – in cosa consista poi questa cultura musicale, ahimè, non è dato saperlo. Però poi salta fuori un ragazzo che, con in mano una chitarra e un microfono, riesce a mettere a tacere i tuttologi più inflessibili.

Waiting for something special, album d’esordio del toscano Danny Bronzini, è un CD fresco, diretto, poliedrico, che si ispira al groove anni ’70 e lo modella adattandolo al sound contemporaneo; a dimostrazione che, a ben vedere, anche nel panorama della musica “mainstream” si può trovare qualche perla. Se queste sono le basi della sua carriera, il futuro fa ben sperare.

Due parole per chi non ti conosce: chi è Danny Bronzini? Qual è stato il tuo percorso musicale finora?

Danny è un chitarrista, cantante ed autore che in pochissimo tempo è passato dai pub di provincia al palco di Jovanotti. Ho solo 20 anni, tanto di più non potrei dire!
Sono principalmente autodidatta, ho preso lezioni da Nicola “Nick” Becattini di Pistoia, ma soprattutto ho suonato tanto. Mio padre era anche lui un chitarrista, con la passione per la musica in generale.

Possiamo dire che la collaborazione con Jovanotti sia stato un momento incisivo nella tua carriera. Com’è avvenuto l’incontro, e cosa ti ha trasmesso questa esperienza?

Ha sicuramente segnato la mia carriera, è stato un incredibile “punto di partenza”, che mi ha aiutato anche per promuovere il mio primo album “Waiting for something special”.
L’incontro è stato “combinato” da Ricardo Onori, suo storico chitarrista. Ho conosciuto Riccardo proprio in un pub. Un giovedì mattina di dicembre del 2014 mi è arrivata la telefonata di Riccardo che mi diceva più o meno così: “Lorenzo cerca un chitarrista ed io gli ho fatto il tuo nome… ho fissato l’audizione per Sabato. Ci sei?”
Beh! Ci credete che ci ho messo un po’ a rispondere? Per l’incredulità non certo perché non volevo cogliere l’occasione…

Parliamo del tuo album, “Waiting for something special”. Come è nato e come lo descriveresti al pubblico?

È nato in poco tempo, ben prima che andassi in tour con Lorenzo. Sono tutte canzoni mie, cantate in inglese, la lingua con la quale ho sempre cantato e che ho sempre prediletto per gli ascolti. Dentro c’è tanto di me e della mia generazione, ma con una “sana leggerezza mediterranea”…

C’è una canzone dell’album a cui sei particolarmente legato?

Difficile dirlo, è come prediligere un figlio ad un altro, anche se non sono padre credo di capire cosa voglia dire. Diciamo però che mi sento particolarmente soddisfatto di “Whenever you need me”, che ha un bell’arrangiamento e che parla di una love story finita…

Nel disco mi sembra di rintracciare radici blues-rock con contaminazioni funk e pop. Quali sono gli artisti che più ti hanno segnato come musicista e che hanno influenzato la composizione dei pezzi?

Vengo dal blues, ma nel disco ce n’è ben poco, quasi niente, anche se è stata una grande palestra per me. Direi che è più ispirato al “soul” moderno e ad artisti come John Mayer, Ed Sheeran, Bruno Mars ma anche Michael Jackson del quale son un grandissimo fan.

L’industria musicale è in una fase di stallo, se non di vera e propria crisi, e spesso i giovani fanno fatica a trovare un posto al suo interno. A questo punto della tua carriera ti senti “realizzato” come artista? Quali consigli dai ai giovani musicisti italiani, viste le difficoltà che devono affrontare?

Non credo mi sentirò mai realizzato, neanche se dovessi un giorno o l’altro trovare un “successo” di pubblico. Il momento è veramente difficile, ma diciamo che è sempre un po’ stato così. Anche negli anni d’oro tanti artisti faticavano ad uscire e a farsi conoscere dal pubblico.
Se un musicista ci crede deve provare fino in fondo, soprattutto a suonare dal vivo ed evitare i fenomeni di facile consumo che ti portano alla notorietà in una sera per poi abbandonarti dopo poco…capite di cosa parlo?

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Suonare, e poi suonare…e poi suonare.

Continuare a comporre, viaggiare. Vivo comunque anche un po’ alla giornata, non voglio progettare troppo, cerci di concentrarmi su quello che accade adesso attorno a me

Come ti vedi da qui a 10 anni?

Trentenne… 🙂

Intervista a cura di Daniele Mu

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