Intervista ai Fantasia Pura Italiana

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Ironia, teatralità, psichedelia: questi gli ingredienti dell’insalata “Fantasia Pura Italiana”.

Intervista ai Fantasia Pura Italiana

Con un sound variegato, testi pungenti e un uomo-gorilla come mascotte, i Fantasia Pura Italiana sono partiti da Prato per conquistare un posto nel panorama indipendente nazionale.

Fantasia Pura Italiana: nome particolare, che ricorda vagamente la scena progressive italiana. Da dove viene?

Tiziano (tastiere): Sì, un po’ la ricorda ma è una strana casualità. Il nome è stato scelto da Ivan (chitarra elettrica) e Fabrizio (voce, chitarra ritmica) ai tempi del liceo perché dovevano fare i ribelli, scrivendo testi in italiano anziché in inglese: doveva trasmettere immediatamente questo concetto. È successo poi che il genere del gruppo si è adeguato al nome. In realtà forse non è il nome più bello del mondo, ricorda un po’ un’insalata all’estero o una pizza in Germania [ridono]. Ma ormai ci siamo affezionati e pensiamo che renda bene la nostra identità.

Siete un gruppo molto teatrale: quanto è importante la teatralità e la scenografia nei vostri spettacoli?

Francesco (voce): La teatralità è importante in qualunque gruppo e in qualunque genere, lo è sempre stata e sempre lo sarà. Io, ad esempio, non ho mai studiato musica e canto ma ho studiato teatro, quindi porto la mia esperienza sul palco e sono uno dei colori della band. Basti pensare che oggi, per molti gruppi, è più importante l’immagine che i contenuti.

Anche i testi sono molto importanti nel vostro repertorio. Concepite musica e testi insieme o date maggior risalto ad uno dei due aspetti?

Francesco: I testi li scriviamo io e Fabrizio, ma ora -su consiglio esterno- ci stiamo buttando nell’ottica della scrittura corale. È interessante perché ognuno ha un suo modo di esprimere un pensiero, quindi dobbiamo confrontarci continuamente tra noi. A volte la musica è al servizio del testo, a volte il testo è al servizio della musica.
Ivan: In realtà si fa tutto a caso [ridono].

La vostra mascotte è il Senator G. Boni. Come è nata l’idea del personaggio?

Tiziano: L’idea è nata con l’ingresso di Alessio (batteria), che ha portato una svolta stilistica nel gruppo. Il riff finale di “Senator G. Boni” ci ricordava un ballo di scimmie, quindi abbiamo deciso di creare un personaggio di questo tipo. È un pezzo critico: lui è un senatore, ma in realtà rappresenta tutti i politici e gli uomini di potere.
Fabrizio: Rappresenta un po’ una maschera di commedia dell’arte odierna. Ci ha permesso di creare un filo conduttore per lo spettacolo, può essere considerato il vero protagonista sul palco.

Questa estate avete partecipato all’Arezzo Wave. Com’è stata questa esperienza?

Tiziano: Abbiamo vinto l’edizione regionale e siamo arrivati terzi a quella nazionale. È stata un’espereienza bellissima, non capita tutti i giorni: sia per lo spettacolo in sé che per la preparazione che c’è dietro. Passi mesi e mesi a prepararti e a curare la scenografia, quando finisce tutto e cala il sipario ti scopri una persona e un musicista migliore.

A febbraio 2015 uscirà il vostro primo album, finanziato tramite crowdfunding. Ci potete anticipare qualcosa? Perché avete scelto questa forma di finanziamento?

Tiziano: Pensiamo sia una bella cosa coinvolgere il pubblico: chi non suona, o non fa musica, non sa cosa vuol dire far parte di un gruppo, avere un progetto e fare sacrifici. Questo può essere un modo per coinvolgere persone che non hanno a che fare con la musica indipendente, per farle sentire parte del nostro percorso. Poi naturalmente si crea rumore intorno all’album, che uscirà tra qualche tempo: è un’occasione per parlarne già da ora. E naturalmente non abbiamo i soldi [ridono]!
Fabrizio: L’album conterrà 10 tracce ed è il risultato della sperimentazione che portiamo avanti da ormai 4 anni. Prima era tutto molto più libero e sperimentale, ora cerchiamo di essere più “comprensibili”. Dovendo realizzare il disco ci siamo dati una forma e dei recinti, pur mantenendo la sperimentazione e i cambi di generi.

Sarà un concept album?

Tiziano e Fabrizio: No, non sarà un concept. C’è un filo logico musicale, naturalmente, e ci sono delle tematiche e delle macro-aree che ci stanno a cuore. L’idea è quella di realizzare un prodotto ascoltabile e godibile da quante più persone possibile senza scadere nel banale. Non è facile, ma ci proviamo.

Domanda finale: cosa ne pensate dei talent show?

Alessio: Se servono davvero a trovare talenti non abbiamo nulla in contrario, anzi. Il discorso è che noi in Italia non possiamo competere con l’estero: qui non ci sono veri talenti, è tutta una questione di spinte e agganci. Se servono a scoprire un talento eccezionale, e non solo a far crescere l’aspetto commerciale, possono essere davvero utili.
Fabrizio: Non abbiamo niente contro i talent, il problema è la pacchianeria che c’è dietro: spesso credono che la musica sia solo la dimensione vocale; si rivolgono solo a Paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti e a un mercato musicale specifico, senza esplorare e valorizzare le varie espressioni di questi posti. Diciamo che noi non ci poniamo il problema, perché se arrivassimo in un talent ci tirerebbero secchiate di merda prima ancora di iniziare a suonare [ridono].
Alessio: Il discorso è che all’estero c’è tutta una preparazione e una cura che a noi manca. Anche in America è importante l’immagine; ma mentre noi puntiamo tutto su questa, loro curano ogni aspetto del prodotto in ogni passaggio della produzione. Dipende comunque sempre dagli obiettivi che ci si pone: a noi non interessano, quindi non ci mettiamo neanche il problema.

Per partecipare al finanziamento dell’album cliccate qui, troverete tutte le istruzioni e la descrizione dei meravigliosi premi che vincerete!

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