Intervista a Marco Di Maggio

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Marco Di Maggio è l’unico artista italiano insignito del prestigioso riconoscimento di “Membro Onorario della Rockabilly Hall of Fame negli Usa” e anche l’unico ad essersi esibito al Teatro del Grand Ole Opry di Nashville.

Intervista a Marco Di Maggio

Parlando del suo nuovo lavoro, in un’altra bella intervista, Marco di Maggio ha dichiarato: “Ho sempre amato l’atmosfera che si respira ascoltando gli albums di Chet Atkins, Jimmy Bryant, Al Caiola, Merle Travis e tanti altri, atmosfera, passione, capacità tecnica e tanto cuore… spero di poter comunicare tutto questo”.

A un mese dall’uscita del tuo nuovo album e in corrispondenza della fine dell’anno, è già tempo per un primo bilancio. Come sta andando questo nuovo Cd? Ti ha aiutato ad acquisire nuovi fans oltre alle tue innumerevoli schiere di fedelissimi?

È ancora presto per stilare un bilancio, anche perchè l’uscita integrale e ufficiale del disco sia in formato digitale, via web e nei canali canonici dei music stores sta avvenendo in pratica adesso, Gennaio 2014 e le principali riviste specializzate del settore recensiranno l’album con ogni probabilità nei prossimi 2 mesi. Devo dire però, che ho già avuto un bel riscontro sia da giornali prestigiosi quali Repubblica e altre importanti portali musicali, nonché dalle prime interviste radiofoniche già rilasciate per radio inglesi e nazionali, e molto importante, il passaggio di alcuni brani alla BBC Devon nel Regno Unito. Inoltre, cosa che ritengo sempre molto importante, i tantissimi commenti entusiastici di fans e addetti ai lavori: se il buongiorno si vede dal mattino direi che sono sulla strada giusta. Molta gente ha scoperto un ulteriore aspetto delle mie potenzialità strumentali.

Questo doppio Cd consta per lo più di brani strumentali. Ci racconti come avviene da parte tua la scelta del titolo per un pezzo strumentale? E in quale fase del tuo processo creativo interviene  la necessità di dare un nome al pezzo?

Avviene in vari modi a volte alquanto bizzarri: la scelta del titolo di solito segue l’iter con il quale compongo i miei brani strumentali. Mi spiego: spesso, quando compongo, ho già in mente un tipo di sonorità e cerco di comporre la prima struttura ispirandomi ad un determinato filone musicale; una volta individuato il tipo di sound da ottenere, mi viene naturale dargli un titolo provvisorio che ricordi un genere musicale o un autore che ha legato il suo nome a quello stile e viceversa. È il caso del brano “Egno” pezzo surf che ho scritto pensando ad un viaggio attraverso il deserto dell’Arizona (dove sono passato in auto un paio di volte durante i miei tour americani), dove il percorso riserverà alcune “sorprese” al fantomatico driver, tra sole cocente, pioggie acide, uragani, ipotetici incontri con creature provenienti dalla famigerata area 51. Un immaginario che mi riporta ad alcuni films di Tarantino o a certi b-movies anni 50 e 60. Perchè Egno? Questo titolo è la storpiatura del nome Ennio, come Ennio Morricone, uno dei musicisti italiani più apprezzati all’estero e noto autore di colonne sonore; ho pensato che lui avrebbe magari arrangiato lo stesso pezzo con una sezione di archi e ho deciso di scegliere questo titolo bizzarro!

Fra i brani di questo nuovo album, ce n’è uno intitolato Tokyo affair, altamente evocativo – penso immediatamente ad un film d’azione e già ad un primo ascolto, eccomi catapultata in un inseguimento memorabile “alla James Bond”. Vorrei conoscere la tua versione della storia, se c’è, e dato che si parla di Tokyo, sapere se non sia stata pensata proprio per il pubblico giapponese o orientale in genere.

Da autore del pezzo in questione non posso che essere felicissimo di averti trasmesso esattamente le stesse sensazioni che ho provato nel comporlo e suonarlo! Hai centrato in pieno il tema! Una storia basata su fatti si spionaggio con vari intrighi internazionali e con Tokyo come punto culminante per una missione spy con tanto di agguati, inseguimenti e flirt improbabili a farcire la trama dell’ipotetico film!

The sensational guitar sound of Marco Di Maggio

Che rapporto hai con il pubblico straniero? Quale Paese ti ha dato maggiore soddisfazione finora in termini di affiliazione, vendite, etc.?

Ottimo con tutti i tipi di pubblico e nazionalità. Certo che alcuni tra questi hanno lasciato una traccia indelebile, Usa, Regno Unito, Francia, Cina, sono i paesi dove ho avuto le maggiori soddisfazioni. Il Regno Unito è stato il primo paese straniero di lingua inglese dove ho avuto l’occasione di testare la mia professionalità, sia nel suonare un genere da loro molto popolare, sia dal punto di vista della pronuncia inglese, sono molto pignoli ed il test è stato duro ma appagante e soddisfacente. Da quel momento ho avuto prova della validità e della credibilità del mio operato. Poi, l’Inghilterra ed il Galles occupano un posto fondamentale nella mia carriera; nel ’95 fui invitato da Martin Ace, bassista del gruppo Men, il quale dopo avermi visto in concerto in Italia, mi propose di recarmi nel Regno Unito per formare una R’n’R band con alcuni musicisti inglesi e gallesi. Una volta arrivato venni a sapere che il batterista sarebbe stato Terry Williams, il batterista dei Dire Straits! Wow! Dissi tra me e me, niente male Marco! Gli Usa sono ad oggi il paese più importante per la mia carriera: è infatti dal ’98, anno nel quale viene prodotto l’album “Rockabilly From The Boots Up” dei Di Maggio Bros., che il nome Di Maggio viene notato da Bob Timmers, Presidente della Rockabilly Hall of Fame, Nashville, Tennessee, che dopo aver ascoltato il master del disco, mi invita negli Usa per esibirmi con varie leggende del R’n’R e mi conferisce l’attesto di membro onorario della Rockabilly Hall of Fame. Poi, il pubblico americano è fantastico, entusiasta, competente e molto caloroso. La Francia è un altro paese nel quale ho ed abbiamo molto successo, specie dal nostro primo tour del 2002, al quale ne sono seguiti moltissimi sempre con grande affluenza di pubblico sempre più entusiasta. La Cina è stata sicuramente l’esperienza più inaspettata e affascinante. Ho già viaggiato molto durante la mia carriera, ma mi sarei aspettato di visitarla piuttosto come turista, invece abbiamo avuto il piacere e l’occasione di essere ingaggiati per 3 tour che ci hanno portato ad esibirci anche ad Hong Kong, esperienza indimenticabile: vedere il tuo nome sulle locandine contornato dagli ideogrammi non ha prezzo!

Dopo l’esperienza live al Teatro Ryman al Grand Ole Opry a Nashville (oltre alle innumerevoli esibizioni presso i Festival Internazionali più prestigiosi), in quale altro luogo ti piacerebbe suonare?

Beh, non essendo un artista che considera la Televisione come luogo ottimale dove esibirsi (non amo le telecamere, non temo 20.000 persone di fronte al palco ma la tv è qualcosa di troppo finto per il mio modo di pensare), direi che la mia più grande ambizione sarebbe quella di suonare nello stadio Franchi di Firenze, la mia città, perchè ho già avuto modo di suonare in quasi tutte le location cult e mi mancano ancora 2 palchi, il teatro Comunale e lo Stadio! In ogni caso, ho avuto una grande soddisfazione nell’esibirmi al Montreux Jazz Festival 2009, vorrei ripetere quella bellissima esperienza in altri importanti Jazz Festival negli Usa e perche’ no, anche ad Umbria Jazz ma si sa, nessuno è mai profeta in patria! Vedremo…

C’è invece un personaggio pubblico vivente, non necessariamente musicista, che vorresti vedere assistere ad un tuo concerto?

Parlando di musicisti, direi un paio: Brian Setzer, credo che abbiamo molte cose in comune e sarebbe elettrizzante suonare di fronte a lui. Poi, Tommy Emmanuel, secondo il più grande chitarrista vivente, anche se esibirsi di fronte a lui sarebbe un esame che farebbe tremare le gambe a più di un chitarrista.

Da qualche anno è tornato molto in voga lo swing, soprattutto come genere di ballo, più spesso, infatti, accompagnato da semplici Dj-set che da concerti Live. Non credi, però, che questo revival possa rappresentare anche per te una ulteriore opportunità per farsi conoscere anche da un pubblico più giovane appassionato e, forse, più ricettivo al riguardo? D’altronde anche lo stesso rockabilly fin dalla sua origine è stato usato per ballare lo stroll (riprendendo movimenti tipici dei balli country).

Non confido e non ho mai confidato troppo nel “supporto” dato a vari generi da operazioni legate al ballo o al revival più commerciale. Non è una critica ma spesso queste operazioni vengono gestite e diffuse gente improvvisata che cavalca l’onda e diffonde un messaggio spesso falso e distorto, creando così una corrente parallela che fa perdere credibilità ad uno stile piuttosto che consolidarla come pura realtà musicale da rispettare. Direi che ben venga tutto ma a patto che venga gestito da gente competente e a conoscenza dello stile, sia esso il ballo o l’aspetto prettamente tecnico e musicale. La musica ha sempre accompagnato il ballo e viceversa, sono complementari, a volte pero’ la logica commerciale prende il sopravvento e si perde in qualità…

Il nuovo cd è disponibile su iTunes o direttamente sul sito di Marco Di Maggio!

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