Intervista ai The Blacklies

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Abbiamo intervistato i The Blacklies per scoprire qualche dettaglio in più sulla loro ultima fatica in studio e non solo…

Intervista ai The Blacklies

Nel 2012 i The Blacklies hanno realizzato un vero e proprio concept album KENDRA, che dà anche il nome al virus creato da un Hacker immaginario al fine di sovvertire il sistema che sta governando il Paese nel 2024. Descrivendola come creatura, è facile immaginarla come una bellissima donna, personificazione futura delle varie Siri o Samantha virtuali di oggi.

Il loro singolo Higher è davvero uno dei più belli che Plindo abbia scoperto e voluto ospitare nella sua homepage in free download. E noi che lo abbiamo sentito dal vivo siamo rimasti colpiti dalla resa fedele ed efficace che la band riesce a darne.

Chi è Kendra per voi e a chi vi siete ispirati?

Kendra per noi è stato un progetto importante, abbiamo lavorato intensamente su questo album; ci ha dato la possibilità di esprimerci a tutto tondo, su un lavoro che oltre un disco è una storia su un futuro prossimo dominato sempre più dalla tecnologia. Kendra è una bellissima donna che riesce a trasmettere sicurezza al protagonista del concept, ma allo stesso tempo è una donna che lo porterà a farsi domande importanti sulla sua vita e sul suo operato di hacker. Volevamo dare a Kendra la forza di un’eroina dell’antichità, una donna sicura di se stessa e forte delle sue scelte, ma allo stesso tempo una figura astratta e diabolica inventata dal suo stesso inventore sotto forma di virus.

A parte il fatto che suona bene, dato il significato sinistro, quali sono le motivazioni per la scelta del nome The Blacklies?

È un nome potente che ci è piaciuto fin da quando lo abbiamo scelto: è il netto contrario delle white lies, le bugie dette a fin di bene; in più nella lingua anglosassone black lies non ha significato, quindi è un vocabolo del tutto nuovo e dalle molteplici interpretazioni.

Il vostro singolo Higher è secondo noi il vostro migliore brano di questo album, tuttavia la percezione è quella che meritasse ancora più attenzione da parte del pubblico. Come si riparte dopo un simile capolavoro? Dove o a cosa punterà la vostra prossima produzione?

Grazie per questa bellissima recensione su higher. “Vuoi diventare la nostra nuova responsabile public relations??”

È sempre molto importante per un musicista non pensare troppo a una struttura di un pezzo, ma creare una dimensione dove ogni ascoltatore possa entrare e trovare la sua emozione!! La forza di Higher credo sia proprio questa. Suonarla dal vivo ha un impatto forse ancora più struggente ed energico, cosa che ci inorgoglisce ancora di più, nel vederla cantare da tutto il pubblico in una voce e un coro solo.

Per il capolavoro siamo fin troppo lusingati da questa affermazione, è un motivo di orgoglio pensare che quello che stiamo facendo sia un filo che unisce noi e tutti quelli che ci ascoltano e apprezzano il nostro lavoro.

Tutto questo, ha fatto si che il prossimo album sia in dirittura d’arrivo; abbiamo un lavoro sicuramente diverso da Kendra, con altre sfumature sonore. Abbiamo calcato territori dove non ci eravamo mai addentrati prima. Sarà una grande sorpresa!!

L’11 settembre avete postato sul vostro profilo facebook un video “September Dust” estratto dal primo album “Groundfloor” del 2008, tributo alle vittime della strage del World Trade Center. Quali insegnamenti trarre secondo voi da una tragedia simile?

September Dust per noi è sempre stato un pezzo che aveva un forte significato emotivo, non a caso, il testo è la parabola di un uomo che guardando i telegiornali in diretta dell’11 settembre, oltre che ad essere impietrito e sgomento da quelle immagini, fa una riflessione lucida e a cuore aperto sulle miserie dell’uomo. Una conclusione agghiacciante, che l’evoluzione ha portato inesorabilmente a scontrarsi con la cosa più naturale del mondo: la convivenza dei popoli! Non c’è una spiegazione da parte nostra, ma lo stesso sguardo perso del telespettatore.

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