Intervista ai The Elements

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Senza prendersi troppo sul serio, scrivono testi spensierati alternati ad argomenti più intimi.

Intervista ai The Elements

The Elements sono una rock band italiana formatasi nel 2008. I loro brani propongono un rock moderno, in cui si possono trovare influenze di gruppi storici trasportate ai giorni nostri con un sound aggressivo ma al contempo orecchiabile, attento ai particolari e all’ascoltatore.

Tutto questo trasmigra sul palco con un’energia notevole, che attrae e coinvolge il pubblico ad ascoltare con piacere un rock a 360 gradi, intriso di influenze di vari generi, dal punk allo stoner, dal metal all’indie, ma con un’identità ben definita.

Conosciamo più da vicino questa band.

The Elements esistono dal 2008 ma dal vostro sito emergono ben poche notizie su di voi. Vi ci sono voluti ca 6 anni per la produzione del primo lavoro discografico. Gestazione un po’ lunga per i tempi che corrono, no? Cosa avete fatto nel frattempo, o ve la siete presi semplicemente comoda?

(Marcello) Sì, effettivamente la formazione iniziale ha cominciato a suonare insieme le prime note a giugno del 2008. Come fisiologicamente accade per tutte le band, inizialmente si è iniziato a reinterpretare insieme un vasto repertorio di cover per conoscersi musicalmente ed iniziare ad esibirsi live. Durante il primo anno e mezzo abbiamo composto sei canzoni che sono confluite nel primo ep del 2010, dal titolo ”Experiment One”, la cui uscita ci ha permesso di sgomitare anche in quei locali che (per fortuna) chiedono alle band di esibirsi con propri brani inediti. Ovviamente nel frattempo abbiamo continuato a scrivere e arrangiare nuovi pezzi nell’ottica di far uscire il prima possibile il primo album ma, tra un rinvio e l’altro dovuto a un paio di cambi di formazione e coordinamenti tecnici necessari per organizzare al meglio l’uscita del disco, eccoci qua ad aprile 2014.

Il primo nuovo album in uscita, dal titolo “Mr Orange”: 11 tracce di cui una bonus track che è anche l’unico brano in italiano, dal titolo “Reazione”. E’ stata, appunto, una reazione naturale al lungo lavoro tutto in inglese o un tentativo di avvicinarsi alla vostra lingua madre?

(Spara) Reazione è un pezzo pensato e scritto originariamente in italiano, e poi riarrangiato in “Wasting Time”, così come “Something in summer”, anch’essa inizialmente pensata nella nostra lingua madre. Ciò deriva dal fatto che, almeno i primi tempi, abbiamo cercato di trovare una nostra strada anche nello scrivere i testi, cercando di comporre sia in italiano che in inglese (esiste una versione italiana anche di “Your face no more”) per poi decidere di standardizzarci definitivamente con l’inglese, a nostro avviso più “musicale” e più adatto al genere che proponiamo. Nonostante questo, abbiamo deciso comunque di mantenere “Reazione” come bonus track, perché dopo averla eseguita per anni in italiano, ci sembrava giusto farla ascoltare così anche nel cd d’esordio.

Quali le emozioni, le aspettative, eventuali preoccupazioni di una band underground alla sua “prima volta” nel 2014?

(Giancarlo) Viviamo nell’epoca dei social network, dell’ internet per tutti, del “sempre connessi ovunque”, nel 2014 la musica gira in rete libera e senza troppi vincoli, oggi le band sono in grado di proporre il loro materiale on-line con una semplicità impressionante raggiungendo anche dei buoni risultati.

Internet però è un’arma a doppio taglio, non si può pensare di mettersi in gioco senza tener conto del fatto che potrebbero arrivare delle critiche, bisogna accettarlo, fa parte del gioco, un pollice verso il basso spesso rappresenta uno stimolo in più per cercare di migliorarsi.

La rete, facebook, twitter, youtube ed i social in generale costituiscono una grande arena in cui la musica indipendente, come la nostra, cerca di far sentire la propria voce, di comunicare qualcosa.

Il mondo è pieno di gruppi che producono musica e la promuovono attraverso il web, l’offerta è molto elevata rispetto alla domanda e non sempre si parla di materiale di qualità. Noi siamo convinti di aver fatto un buon lavoro, siamo orgogliosi del nostro primo vero e proprio album in studio.

Il nostro obiettivo è suonare tanto, proporre il nostro sound, le nostre idee, il nostro modo di fare musica, non è facile, soprattutto nei giorni nostri, ma ce la mettiamo tutta.

Inoltre oggi bisogna fare i conti anche con i locali ed i club italiani, i quali sempre più frequentemente preferiscono muoversi su terreni più sicuri proponendo tribute e cover band, bocciando quasi la totalità della musica inedita, questo rappresenta uno scoglio grande per tutte le band come la nostra ed è molto triste….è un vero peccato. Nel nostro “belpaese” purtroppo funziona così.

Suonando provi emozioni speciali, quando sali sul palco (grande o piccolo che sia), quando magari nelle prime file ti accorgi che qualcuno conosce il testo di un tuo brano, provi emozioni quando sei in sala prove e da un riff di chitarra nasce un pezzo nuovo. E poi, se mi permetti, parlando sempre di emozioni….abbiamo in mano il nostro album d’esordio, mi sembra già un ottimo punto di partenza per emozionarsi no?

Ed è proprio qui che entra in gioco Mister Orange.

Il protagonista assoluto del brano non è solo un personaggio di fantasia, ma un individuo reale, identificabile in ognuno di noi, che a incantesimi e formule magiche preferisce pillole di sorrisi.

La serenità del signor Arancione è contagiosa ed aiuta tutti noi ad affrontare la realtà secondo una prospettiva più colorata, più fiduciosa e propositiva.

La title track è nata durante la fase di pre-produzione dell’album, inizialmente non avevamo intenzione di inserirla nel disco, ora come ora non solo dà il titolo al cd, ma rappresenta uno dei brani più potenti ed interessanti dell’ intero lavoro in studio.

Queste sono le piacevoli sorprese che ti regala la musica, anche questo è rock’n’roll

A proposito, chi è “Mr Orange”?

(Matteo) Mister Orange è una canzone che “sogna” un rimedio universale per i problemi, anzi Mister Orange è la soluzione: è la persona che riesce a far riemergere chi è rimasto imbottigliato nei problemi della vita di ogni giorno, da cui pensa di non poter uscire, e che quindi crede di non farcela. Il protagonista del pezzo, Mister Orange appunto, non si reputa un mago e non ha super poteri, ma è semplicemente una persona in grado di regalare sorrisi, e che aiuta a guardare la vita da una prospettiva diversa, più “colorata” e quindi propositiva, con lui si riesce a “camminare attraverso il filo spinato” e a “vincere l’ultima battaglia”. Nell’immaginario dei The Elements, il protagonista del brano rappresenta un vero e proprio antidoto che permette di affrontare e superare i tanti momenti di difficoltà della vita da cui spesso si pensa di non poter uscire. Peccato che terminata la canzone si ritorna al mondo reale…

Nelle numerose apparizioni dal vivo, avete già condiviso alcune serate con artisti come Linea 77, Lostprophets e Fratelli Calafuria. Qual è l’atmosfera che si respira nella scena Live underground e quale l’approccio di artisti di rilievo con i nuovi arrivati? Differenze sostanziali tra gli artisti italiani e internazionali con cui vi siete rapportati?

(Gero) Ognuno si crea un proprio ambiente, un proprio mondo all’interno dell’atmosfera che si crea intorno ad un live, che sia al pub o al live club piu rinomato. Noi personalmente la viviamo sempre con grande emozione, a volte agitazione, e a volte scazzo totale. Penso che in gran parte dipende dal club, da come vieni trattato (a volte molto male) ovviamente non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma dopo diversi anni, ne abbiamo incontrati parecchi.

Devo dire che non abbiamo avuto grande approccio con gli artisti che avete citato, proprio perché loro sono giustamente “lì” su quel gradino più in alto (a volte nemmeno poi cosi tanto più in alto) spesso poi non si accorgono nemmeno che esisti. Ovviamente ci siamo rapportati molto con altre realtà emergenti, con tante persone abbiamo stretto nuove amicizie, collaborazioni, scambiato live. Questo è quello che noi concepiamo come far parte tutti della stessa squadra.

Poi ovviamente ci sono anche le “star di cartone”, quelli che suonano al Festival del Topinambur a Calolziocorte, al Bar Zibibbo di Dalmine, e al Festival del Risotto Marcio di Baruccana che ti guardano dalla testa a piedi come se fossi merda e si atteggiano proprio come star.. star appunto di cartone.

Quest’ultimo aspetto in Russia (la nostra sola esperienza estera), non lo si sente per nulla, abbiamo incontrato diverse band e ci siamo sentiti a casa.

Un saluto allo Staff di Plindo dai The Elements

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