Le bufale nel web: Zucchero Fornaciari

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Su internet si trova ormai di tutto e le bufale nel web sono all’ordine del giorno: dovremmo esserne sempre più consapevoli.

Le bufale nel web: Zucchero Fornaciari

“Ultima ora: è morto Zucchero Fornaciari, panorama musicale Italiano in lutto”. Se poco meno di un mese fa circolava la notizia della scomparsa di Christian De Sica, il 22 novembre un sito di dubbiosa attendibilità ha annunciato quella del famoso cantautore. Fornaciari ha prontamente replicato all’enorme gufata e alla bufala nel web, postando sui social networks una foto scaramantica (il gesto delle corna) e citando a mo’ di didascalia la sua canzone “È un peccato morir”.

Notizie false sulle premature o presunte morti di personaggi famosi del mondo musicale, del cinema e dintorni esistono ormai da numerose decadi (esempio noto a tutti è la famosa teoria del “Paul is dead”, ossia la morte negli anni ’60 del cantante dei Beatles).

Nell’ultimo decennio le bufale su questi decessi sono però all’ordine del giorno: è come se debba esserci costantemente il “(finto) morto del mese”. È anche vero che un notevole contributo alla diffusione di tali notizie sia il facile accesso al web. In molti hanno a casa un pc, un tablet o uno smartphone, quindi è molto più facile spargere notizie, vere o false che siano.

Spesso dimentichiamo che quando sfogliamo pagine web, clicchiamo su link o guardiamo video su Youtube, ciò che ci appare davanti potrebbe non corrispondere alla verità. Sovente non facciamo uso consapevole degli strumenti a nostra disposizione. Ricercare notizie sugli argomenti che ci interessano è facile: basta digitare la “parole chiave” sui motori di ricerca, attendere meno di mezzo minuto e SBAM! circa 4.920.000 risultati trovati.

Capire se siano risultati affidabili o meno non è poi così difficile; come quando si stende una relazione scritta alle scuole superiori o una tesi all’università, possiamo accertarci che l’informazione sia reale attraverso la citazione dei testi consultati o controllando se i siti di riferimento sono certificati e attendibili. Un esempio potrebbe essere trovarsi a leggere frasi tipo “un famoso istituto di ricerca ha pubblicato i risultati del numero di foto di gattini su instagram” (e magari relativi risultati) che dovrebbe istillare in noi il dubbio: qual è il nome dell’istituto, su che base è stata compiuta la ricerca, ma soprattutto, qual è il disturbo che spinge a immortalare gattini e cibi vari? Dovrebbero davvero farci uno studio.

Tornando alla notizia-bufala, mi sorprende che ci siano stati subito utenti che hanno creduto alla notizia senza chiedersi se fosse vera e hanno subito commentato sul sito – che ovviamente si è fatto una discreta pubblicità. E seppur sia brutta pubblicità, intanto io sto qui a scriverne perché, come dice Andy Warhol su Wikiquote, “non c’è migliore pubblicità della cattiva pubblicità”. A voi il beneficio del dubbio.

A cura di Giada Divulsi

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