Opere d’arte rubate: ritrovato il “Bambino Malato”

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Il “Bambino malato” di Medardo Rosso è stato ritrovato tre giorni dopo in un armadietto della stessa GNAM

Opere d'arte rubate: ritrovato il "Bambino Malato"

Guardare il telegiornale e apprendere che sotto il naso di vigilanti e telecamere è stata rubata un’opera d’arte, per gli studiosi del settore è sempre un colpo al cuore. Trafugare materiale (scultoreo, pittorico, archeologico o di qualunque tipo esso sia) è un danno non solo economico, per chi lo aveva in custodia, ma anche e soprattutto culturale: è un atto gravissimo per l’intera collettività, che viene privata di un patrimonio, di un pezzo unico e irripetibile.

Il pomeriggio del 5 dicembre scorso è stata la volta del “Bambino malato” dell’artista torinese Medardo Rosso, custodita presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma. Secondo quanto dichiarato alle forze dell’ordine, il sistema d’allarme e le telecamere erano perfettamente in funzione. Sin da subito si sono attivati i Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale, visionando i filmati delle telecamere e applicando tutti gli accertamenti necessari per ricostruire le modalità del furto. A sorpresa, la storia ha avuto il suo lieto fine la mattina dell’8 dicembre, con il rinvenimento della testa di bronzo avvolta in alcuni fogli di giornale in uno degli armadietti all’ingresso del museo, utilizzati dai turisti per riporre borse e zaini.

Nella storia dei furti di opere d’arte il caso senz’altro più clamoroso rimane quello della Gioconda, rubata dal Louvre nel 1911 da Vincenzo Peruggia, gesto dettato più che altro da uno stupido patriottismo (fu lo stesso Leonardo a portare la famosa opera in Francia). Ma non sempre per queste storie vi è un happy ending, anzi: nella banca dati del Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale possiamo trovare la descrizione di quasi 1 milione e 100 mila oggetti trafugati. Numeri che fanno riflettere.

Quello della difesa del patrimonio (e della memoria) di una comunità è un compito arduo, scoraggiato da cittadini poco civili ma a volte anche dalla giustizia stessa. A far cadere le braccia sono sentenze come quella deliberata nel 2004, che assolveva un signore a cui erano stati sequestrati 28 reperti archeologici: tra le motivazioni si leggeva che “di anfore, piatti di terracotta, crateri e vasi, manufatti di vario genere, sono pieni i nostri mari e la nostra penisola”. Dovrebbe essere un quotidiano scandalo rubare pezzi di arte, pezzi di storia, perché siamo persone civili solo quando rispettiamo il nostro stesso passato.

A cura di Giada Divulsi

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