Pensi di sapere proprio tutto sui calzini?

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A quando risalgono i primi calzini? Perché col tempo si sono accorciati? È vero che Einstein li detestava? Curiosità sui migliori amici dei tuoi piedi.

Pensi di sapere proprio tutto sui calzini?

I calzini più antichi sono egiziani (in foto) e risalirebbero al periodo tra il 250 e il 420 a.C. A quel tempo pare venissero indossati coi sandali. Esposti al Victoria and Albert Museum di Londra nel 2012, sono stati ritrovati nella necropoli dell’antica Ossirinco, una colonia greca sul Nilo, alla fine del XIX secolo e donati al museo nel 1900 da Robert Taylor Watford.

Secondo gli storici, i calzini sono diventati di moda attorno all’anno 1000. Fare calzini comodi a quel tempo era un processo complesso che richiedeva cura e soldi. Così nobili e re amavano mettere in mostra le calze al ginocchio, per esprimere la loro capacità finanziaria e di classe. Questo spiegherebbe anche perché a Natale si regalano spesso calzini: donare le calze è stato visto a lungo come un gesto generoso e importante.

I calzini accompagnano l’umanità dagli albori. La BBC ne ha addirittura inserito uno  tra i 100 oggetti che raccontano la storia del mondo (su cui è stato pubblicato anche un libro edito in Italia da Adelphi, “La storia del mondo in 100 oggetti”): si tratta di una calza vichinga di Coppergate (York).

In italiano la parola “calzino” deriva dal latino calceus o calcius (calzatura) che a sua volta viene da calx (calcagno).

La prima macchina per produrre calzini risale al 1589, inventata da William Lee, un ecclesiastico inglese che voleva aiutare la moglie sarta a risparmiare tempo nel lavoro a maglia. Il telaio della sua macchina era in grado di lavorare la maglia otto volte più veloce che a mano. La macchina di Lee è poi stata migliorata nel 1864 da William Cotton. Ma l’anno della svolta nella storia dei calzini è il 1938, con l’invenzione del nylon. Fino ad allora i calzini erano fatti con seta, lana o cotone. Il primo paio di calzini di nylon arrivò nei negozi di New York il 15 maggio del 1940: in un solo giorno ne furono vendute 72 mila paia.

Prima del XX secolo la maggior parte delle calze erano lunghe sopra al ginocchio. Ma con l’arrivo dei pantaloni lunghi da uomo, durante i primi anni del ‘900, le dimensioni cominciarono a ridursi (rendendo netta la differenza tra le calze e calzini).

Einstein non amava i calzini e quando poteva preferiva non indossarli: una della sua abitudini peculiari, oltre ai capelli spettinati, era quella di indossare le scarpe a piedi nudi, anche se invitato a una cena formale alla Casa Bianca. Pare che avesse una particolare idiosincrasia per i buchi che si potevano formare quando il calzino si usurava.

Fino al 2013 l’uniforme militare russa prevedeva l’uso di fasce per i piedi invece di calze. È stato il Ministero della Difesa russo a mandare in soffitta i “portyanki”, letteralmente “pezze da piedi”, che fino ai primi del ‘900 erano molto diffusi tra gli eserciti di numerosi Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, il Canada e il Regno Unito, per proteggere meglio i piedi dal cuoio degli stivali.

Ci sono buone probabilità che i calzini che indossate in questo momento siano stati prodotti nella “città delle calze”, in Cina. Il distretto di Datang, nella Cina orientale, è infatti uno dei produttori di calze più importanti al mondo, e pare arrivi a produrre circa un terzo di quelli di tutto il mondo. È stato stimato che in un anno, dalle sue fabbriche siano uscite due paia di calze per ogni abitante della terra.

Il sito economico Business Insider ha censito ben 62 cose che si possono fare con dei calzini vecchi (e presumibilmente rotti): da rivestire i piedi di sedie e tavoli, per evitare i graffi sul pavimento, a una borsa del ghiaccio. Da un abito per un cane di piccola taglia, a vere e proprie armi, riempiendoli di noci, bulloni e monetine.

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