Be Forest w/ Welcome Back Sailors @ Glue

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Viaggio tra elettronica e dream pop con i Welcome Back Sailors e i Be Forest, tra le (giovani) realtà più convincenti del panorama indipendente italiano.

Be Forest w/ Welcome Back Sailors @ Glue

Quella di sabato 31 gennaio 2015 è stata una serata all’insegna della musica indipendente. A calcare il palco del Glue (via Manfredo Fanti 20, Firenze), locale che intende dar spazio alla sperimentazione e promuovere l’interazione fra le più svariate forme d’arte, sono stati i Welcome Back Sailors che hanno presentato il loro nuovo LP, «Tourismo».

Il duo – che poi mi sembrava fossero in quattro… Saranno gli effetti dell’alcol, scusate – ha coinvolto il pubblico con il proprio sound, un mix tra elettronica e dream pop con un pizzico di Jamiroquai, Daft Punk e musica anni ’80. La perfetta colonna sonora per il film «Drive», insomma. Il palco è stato inondato di cavi e jack, synth e controlli di ogni tipo che neanche alla Nasa. Bravissimi nel riprodurre fedelmente sonorità così particolari e ricercate, nonostante un’acustica non proprio delle migliori, i musicisti hanno dato corpo e anima – e anche otto litri e mezzo di sudore a testa – saltando sul palco e agitandosi come dannati per più di un’ora. Insomma: una scoperta veramente piacevole, e lo dice uno che non ascolta molta elettronica (sigh).

Dopo quelle cinque/sei ore necessarie a liberare il palco dall’attrezzatura è stato il turno dei Be Forest, trio – questa volta confermo – appena tornato dal tour made in USA con il quale hanno promosso il loro ultimo album, «Earthbeat». Voce femminile appena sussurrata, ritmo incessante di tamburi, chitarra riverberata e flangerata al massimo e via: signori, se volete viaggiare con la mente e scoprire nuovi orizzonti date un ascolto a questi ragazzi anziché spaccarvi di canne.

Oppure spaccatevi di canne mentre ascoltate questi ragazzi: soddisfatti o rimborsati. Le canzoni scorrevano una dietro l’altra senza pause o momenti morti, tanto che sembrava di ascoltare la stessa traccia per un’ora e mezza – ancora devo capire se questo sia un pregio o un difetto – e il trio non ha potuto sottrarsi al bis, chiesto a gran voce dal pubblico. Insomma: se cercate qualcosa di leggero e non troppo impegnativo, da ascoltare per rilassarvi o spegnere il cervello, non rimarrete delusi. Pecche? Minore capacità di tenere il palco e sonorità che, forse, rendono più su cd che dal vivo.

Al termine della serata è seguito il DJ set indie-electro-wave-microonde e grill by Dis0rder e BrainBurner, che ha accompagnato il pubblico fino a notte fonda. E proprio un’ultima considerazione vorrei farla sugli spettatori: età media 25/30 anni, radical chic e hipster come se piovesse, barbe chilometriche e camicie a pois, hanno letteralmente riempito il locale tanto che non c’era un centimetro libero e hanno trasformato il pavimento in un immenso, appiccicoso lago di alcol e bicchieri. Mi sarei aspettato un loro maggiore coinvolgimento, specie con il primo gruppo, e invece l’ho trovato un po’ moscio e statico.

Chissà, forse avevano troppa paura di scompigliarsi le barbe.

A cura di Daniele Mu
Capo Redattore

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