Opeth + Alcest live @Alcatraz, Milano

Gli Opeth e gli Alcest sono tra i più importanti nomi della musica contemporanea. Nella loro unica data italiana hanno letteralmente devastato il pubblico.

Opeth + Alcest live @Alcatraz, Milano

Mentre scrivo ho ancora i postumi della serata di ieri: gambe distrutte, schiena a pezzi, collo e testa doloranti, gola in fiamme. E tanta, tanta emozione in corpo. Quello degli Opeth e degli Alcest stato uno dei più bei concerti che abbia mai visto, non ci piove. Ma procediamo con ordine.

Gli Alcest, band shoegaze guidata da MrPantene Neige, hanno iniziato anche prima dell’orario previsto: forse non li avevano avvertiti che in Italia l’orario è relativo. Quindi metà del pubblico si è perso i primi dieci-quindici minuti di concerto: fortuna che ogni brano dura in media due ere geologiche, quindi la perdita non è stata eccessiva.

Li ho visti ieri per la prima volta ed è stato fantastico: sound etereo, rarefatto; voce nostalgica in pulito e glaciale nello scream. Una valanga di emozioni in piena faccia. Avevo paura che, in qualche modo, mi avrebbero deluso dal vivo: invece sono stati impeccabili e forse anche meglio che in studio. In circa quaranta minuti hanno ripercorso la loro carriera proponendo alcuni tra i brani più celebri, da “Autre Temps” a “Les Iris”, dando tutto sommato poco spazio al nuovo album “Shelter” – con mia somma gioia, se mi è permesso dirlo. Unica pecca il volume del microfono un po’ altalenante.

Ma veniamo al piatto forte: gli Opeth, reduci da uno degli album più discussi della loro discografia: “Pale Communion”, simbolo di una svolta stilistica che ha spaccato in due il pubblico. Metto subito le mani avanti, dicendo che per me questo rientra nella top 5 dei loro album e che avrei voluto gli fosse dato più spazio nella setlist. Detto questo: oh-mio-Dio. Ho visto la band progressive rock (?) svedese diverse volte, ma devo dire che questo è il loro live che più mi ha catturato. Hanno suonato come treni per due ore, causando rotture dell’osso del collo e raucedine cronica a tutti i presenti.

Con una scaletta completa hanno fatto una panoramica a 360 gradi del loro repertorio, proponendo pezzi che non si sentivano live da diverso tempo – come “Advent” e “April Ethereal”. Non sono mancati i momenti soft, con l’intramontabile “Windowpane” e i suoi soli di chitarra che farebbero piangere anche il più insensibile. A dire il vero non sono mancati neanche i problemi tecnici, gestiti con maestria dal cantante-chitarrista-cabarettista-tuttofare Mikael Åkerfeldt: i problemi di Axe col sedile della batteria hanno dato lo spunto per il leitmotiv della serata, “Axe is farting – Oh look, he shat himself!”, mentre l’ingresso del tecnico per portare i plettri – finiti per ben due volte nell’arco di dieci minuti – è stato accompagnato da un simpatico motivetto stile “Le comiche”.

Prosegue la maledizione di “The Lotus Eater”, che ha costretto la band a ripetere il pezzo dall’inizio – mi verrebbe da dire per fortuna, dato il “momento karaoke” con “Harvest” e “Face of Melinda” – ed è tornato lo sfottò ai “grandi” della musica italiana, Eros Ramazzotti e Gianna Nannini, seguito dall’esaltazione del prog italiano anni ’70 di cui Åkerfeldt è un grande estimatore. La serata si è conclusa con “Deliverance”, uno dei pezzi più spacca-crani di sempre. E per rimanere nell’atmosfera malinconicala fine del live è stata accompagnata dall’immancabile – e alquanto fastidiosa – pioggia milanese.

Potrei continuare per ore a parlare di setlist, comicità, luci, scenografia, perfezione tecnica. Ma mi sono già dilungato abbastanza. Ricapitolando: è stata uno dei concerti più belli ed emozionanti della mia vita, non lo dimenticherò mai. Ancora ho i brividi e mi tremano le mani mentre scrivo. Grazie di tutto, davvero.

A cura di Daniele Mu
Capo Redattore

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  • Sara

    Una delle band più noiose, stancanti e pallose di oggi…

    • Luca Ax

      Che bella la chiusura mentale! Anni fa quando urlavano erano delle divinità e ora tutti a schifarli solo perchè non urlano più… mah

      • Mattia Merlini

        Non trovo molto più aperto mentalmente ridurre la loro musica più death-oriented al campo semantico del grido. Fatto sta che questa band per me era grande e rimane grande come poche.

    • Daniele Mu

      Ciao Sara!
      Se ti va spiegaci pure il tuo punto di vista: perché li trovi noiosi, stancanti e pallosi?
      Secondo me, al contrario, sono una delle band più innovative e mature degli ultimi 20 anni: con altri gruppi hanno creato un genere, hanno sdoganato molti “tabù” e hanno affrontato un’evoluzione inevitabile e di tutto rispetto.

  • Alberto

    Spaccano da 20 anni, altro che noiose.. W loro!!

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