PFM: Celebration Day @ Obihall, Firenze

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In occasione del quarantennale de «L’isola di niente» la PFM regala uno show spettacolare all’Obihall di Firenze.

PFM: Celebration Day @ Obihall, Firenze

Avere davanti la storia della musica italiana, lì, a pochi metri, non è cosa che capita tutti i giorni. Ed è una sensazione fantastica, perché è come se anche tu entrassi a farne parte seppur solo per due ore. Nessuna scenografia ingombrante, nessun effetto pirotecnico, solo un palco spoglio e qualche luce: perché quando una band ha questo spessore è in grado di reggerlo con la sua sola presenza.

La PFM, tra i gruppi cardine della musica progressive italiana, ha celebrato una data importante della propria carriera con un live unico: sono stati riprodotti (quasi) interamente i primi tre album – Storia di un minuto, Per un amico/Photos of Ghosts, L’isola di niente – e non sono mancate alcune piacevoli sorprese da PFM in Classic. Neanche i crampi al polso che hanno colpito “Frank” Mussida hanno impedito di confezionare uno show di altissimo livello, capace di coniugare l’epicità dei brani eseguiti con l’ironia e il divertimento forniti dal «mestierante» della band, Franz Di Cioccio.

In quelle due ore il pubblico è stato catapultato indietro fino agli anni ’70 e ha respirato l’atmosfera dei più grandi successi: da Impressioni di settembre a La carrozza di Hans, da Il banchetto a via Lumière, passando per Promenade the puzzle e La danza dei cavalieri che hanno dimostrato – se mai ce ne fosse stato bisogno – che bastano una chitarra, un basso, una batteria, le tastiere e un violino per far tremare un intero teatro. Con buona pace dei gruppetti pseudo-metal degli ultimi anni.

La serata si è conclusa, come ci si poteva aspettare, con l’ormai intramontabile Celebration: se fino a quel momento gli spettatori erano stati seduti, in silenzio religioso e in completa adorazione, pendenti dalle note di violino e chitarra classica, con l’ultimo brano non hanno potuto fare a meno di alzarsi, battere le mani, ballare e cantare all’unisono uno dei ritornelli più famosi della musica italiana, trasformando un concerto in una festa di paese.

Un plauso va al pubblico: mi aspettavo di vedere l’Obihall al completo, ma non di trovare così tanti giovani accanto a persone adulte ed anziani. E forse proprio questo è l’aspetto importante che fa della PFM uno dei grandi nomi della storia mondiale: la capacità di creare una musica senza tempo, infinita, eterna, che unisca generazioni differenti e a volte lontane.

So che i puristi storceranno il naso contestando che «non è la formazione storica» e che «ormai dovrebbero ritirarsi», ma mi importa ben poco. Avrei preferito anche io assistere all’esibizione con Pagani, Premoli e Fabbri ma i più “giovani” Bonetti, Scaglione e Gualdi hanno dimostrato di essere all’altezza del ruolo ricoperto. E per me, che sono solo un ragazzo e li ho visti per la prima volta, è stata un’esperienza indimenticabile. Non mi resta che chiudere gli occhi, fare un respiro profondo e rivivere quei momenti che rimarranno impressi nella memoria.

«E leggero il mio pensiero vola e va. Ho quasi paura che si perda».

A cura di Daniele Mu
Capo Redattore

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