Dove sta andando la Musica?

Condividi con i tuoi amici su:

Le ambigue direzioni della musica, una materia non certo giovane.

Dove sta andando la Musica?

Habemus Papam. La novità è troppo, troppo grande per non parlarne.  È una di quelle notizie che anche se vuoi, è impossibile perdere; simile alla pioggiorella secca che ti punzecchia la faccia: la ascolti da dentro casa, apparentemente non sembra bagnare, esci senza ombrello, fai mezzo metro e ti trasformi in una grondaia. In un momento in cui la via della stabilità, in  tante, troppe direzioni, pare ancora coperta di nebbia, l’avere un nuovo papa a qualcuno da certezza. Oscar Wilde, tra i tanti aforismi con cui tutti abbiamo riempito i nostri diari del liceo, scrive che “solo chi non sa dove sta andando, può arrivare lontano”. Il rischio, dalla penna di Pablo Neruda, è anche un altro: vagare in cerca di se stessi e poi – quando al fine ti sei trovato – addormentarti morto dal ridere. Nel nostro universo tutto è in continuo spostamento, non esistono corpi fermi. Il concetto di immobile nel senso reale del termine è un concetto astratto. Galileo Galilei lo disse andando contro quella stessa chiesa che oggi è in festa: il “suo” EPPUR SI MUOVE risuona nella leggenda. Se tutto si muove, figuriamoci se la musica è indenne da questa legge.  Ed allora, la nostra amata musica, dove sta andando?

Per provare a dare una risposta, catturiamo un po’ di notizie sparse per il pianeta.  Anne Midgette, capo redatrice del The Washington Post, in occasione del Seventh Cartagena International Music Festival tenutosi dal 5 al 13 gennaio in Columbia, mette in evidenza il fatto che la critica musicale, in USA,  non è di una qualità soddisfacente. Questo perché i giornalisti ed i reviewers che se ne occupano non sono esperti del settore: facendo critica, ma anche cronaca musicale sui quotidiani cartacei americani e sui rispettivi siti web si limiterebbero a copiare ciò che divulgano le agenzie di stampa. Per quel che riguarda la recensione di musica dal vivo, è costume diffuso riportare notizie facendo affidamento a materiale già pronto e preparato, senza un effettivo riscontro sul campo del risultato o della risonanza che abbia avuto o meno un certo evento. Spesso viene solo riproposta la solita biografia striminzita dell’artista in questione. Tutto ciò, certamente, ammoscia l’interesse dei lettori. Dalla nostra parte di oceano, facciamo prima: non parliamo nemmeno degli artisti. O meglio, parliamo sempre degli stessi. E’ un vizio che abbiamo, come popolo, da vecchia data. Qualche esempio? Tutti sappiamo chi è e cosa ha fatto il sopracitato Galileo Galilei, ma pochissimi sanno cosa ha fatto suo padre, Vincenzo. Documentatevi. Tutti sappiamo chi ha vinto Sanremo, ma pochi sanno che  due settimane fa è mancato Armando Trovajoli, eccelso musicista italiano. Il suo nome non vi ricorda nulla? Se cantassi “Aggiungi un posto a tavola” o “Roma non fa’ la stupida stasera” che mi direste? Le istituzioni, troppo impegnate a far bagarre tra di loro, non si sono degnate di spendere due parole sulla sua scomparsa. Come si suol dire, se ne vanno sempre i migliori.

Altre notizie nascono nel nostro stivale, per fortuna non sempre quelle più strabilianti arrivano dalla Silicon Walley. Andiamo in ordine. È in corso uno dei primi esperimenti di composizione collettiva a larga scala sul web, definito Composizione Social. Il flautista Gianluca Barbaro ha messo il suo strumento al servizio del jazz, abbozzando un progetto che  lo racchiudesse insieme a musica antica e sapori classicheggianti. Poi è stato spedito, sotto forma di post – messaggio tramite la rete, a critici, giornalisti, musicisti e pubblico. Indietro sono tornati feedback, a cui a loro volta sono ripartiti suggerimenti ed arruolamenti nel progetto! Parlando sempre di composizioni, qualcun’altro ha tentato la teoria che il famosissimo foglio d’album Per Elisa non è  stato scritto da Ludwig Van Beethoven. Se fosse vero, sarebbe come rivelare ad un bambino che non esiste Babbo Natale o la Befana in quanto Beethoven sta a Per Elisa come il cacio ai maccheroni. In questo momento di carenze non è umano essere defraudati anche da questa certezza! Il Maestro Morricone, parlando di plagi celebri, ha esposto l’idea per cui le melodie avrebbero una combinazione finita di note. Certo, la matematica non è un’opinione e se le note sono sette esisterà un numero massimo di possibilità di combinarle, dopo il quale tutto il resto è noia. Mah, saranno anche finite, ma ogni volta che scrive ci stende al tappeto con le sue intuizioni melodiche. Come accade che riesca sempre lui a trovare le combinazioni migliori!?  Insomma, la musica è in movimento oppure no? Secondo il musicista Ivan Fedele (direttore del settore musica per il quadriennio 2012/2015 della biennale di Venezia) bisogna diffidare da chi sostiene che la musica è morta, che non può darci nulla di nuovo, se non manipolando il passato. Fedele aggiunge che certi individui vanno curati, perché non stanno bene in quanto “non hanno orecchi per sentire, nè cuore per ascoltare e tanto meno discernimento per comprendere la varietà incredibile di talenti che circolano nel mondo offrendo a noi tutti il frutto della loro fantasia. O, molto più probabilmente, sono in malafede”. Ci piace! E se una mattina scopri che Rudy Zerbi è il figlio segreto di Davide Mengacci, allora tutto è veramente possibile.

Tirando le somme,  pare che il mondo delle sette note sia più che in moVimento.  L’amico pianista neo quarantenne, rasta e barbuto, già scomodato altre volte in questo spazio e qualche giorno fa ospite da Fazio, ci ha regalato un’altra grande perfomance: ha suonato un suo brano dal titolo provvisorio, spiegando con la faccia seria che è sua  abitudine fare così, quando un pezzo è in fase di lavorazione. Come al solito, chi ironizza anche su se stesso e sulla propria musica riesce a catturare molte più simpatie di tanti altri a giro per il paese. In effetti,  il mondo è talmente grande è così pieno di alternative a quello che fai, che per quanto tu sia bravo, rimani sempre circoscritto in un piccolo cerchio isolato e perso nell’universo. Il titolo provvisorio ci rimanda diretti all’inizio di quello che state leggendo, come si faceva un tempo al monopoli, tornando al via senza intascare le ventimila lire.

Qual’è? “NO POPE? NO PARTY!” … segue mezz’ora di applausi, altro che George Clooney.

A cura di Lorenzo Maiani

Condividi con i tuoi amici su:

Articoli interessanti

Il tormentone estivo, questo (s)conosciuto! La curiosa ed ostinata apparizione del tormentone estivo. Avete scelto il vostro tormentone di quest'anno o siete ancora indecisi? Certo, ne abbiamo sentiti parecchi da un trentennio a questa parte. Il tormentone dei mesi caldi, ogni estate come un vecchio amico invadente non troppo gradito, en...
L’assolo: momento di creazione e professionismo. La lenta scomparsa dell'assolo strumentale. Ascoltavi una canzone per la prima volta, quando “lui” se ne usciva in tutta la sua energia. Se in quel momento fatidico eri con alcuni amici, gli sguardi si incrociavano determinando un curioso silenzio. Al successivo riascolto ti sorprendeva perché,...
Festival di Sanremo: chi non muore si rivede! Il ciclo perpetuo del Festival di Sanremo e della Canzone Italiana. Non manca tanto. Ogni anno ritorna, come il figliol prodigo. Sebbene tutti, o quasi, alla vigilia orgogliosamente ce ne congediamo con una strafottente alzatuccia di spalla, il Festival di Sanremo, o come dovremmo realmente chi...
La musica occidentale: senso ancestrale o cultura indotta? Pillole sullo sviluppo della cultura occidentale. C'è qualcuno tra noi che ha segretamente espresso, anche solo a se stesso, il desiderio di scrivere un libro? Potrebbe esserci. Cosa spinge un'anima pensante ad iniziare e poi perseguire nei mesi un progetto complesso come quello di scrivere un ...

SEGUICI ANCHE SUI SOCIAL NETWORK.

È sufficiente un solo click!!

NEWSLETTER

 

Ricevi nella tua casella di posta elettronica i contenuti più interessanti!

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato!

* Questo campo è obbligatorio