Festival di Sanremo: chi non muore si rivede!

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Il ciclo perpetuo del Festival di Sanremo e della Canzone Italiana.

Festival di Sanremo: chi non muore si rivede!

Non manca tanto. Ogni anno ritorna, come il figliol prodigo. Sebbene tutti, o quasi, alla vigilia orgogliosamente ce ne congediamo con una strafottente alzatuccia di spalla, il Festival di Sanremo, o come dovremmo realmente chiamarlo, cioè Festival della Canzone Italiana, ci ritrova appassionatamente inchiodati sul divano, con tanto di popcorn fino a notte fonda. Il fenomeno, siamo sinceri, ci incuriosisce: vuoi per la bellezza delle vallette di turno, vuoi per l’attesa comparsata del divo ritirato a vita privata in Tibet, vuoi perché Sanremo è sempre Sanremo. Con diverse modalità e diverse manifestazioni, fa molto nazionale di calcio; la mattina successiva alla serata finale infatti, anche i muri, sanno chi ha trionfato in una delle kermesse musicali più famose e longeve del mondo. La musica, dentro un baraccone colorato di gossip e quattro accordi, pare essere l’ultimo ingrediente, e ripetutamente, non la vera protagonista della maratona canora di cinque giorni. Ma noi lo guardiamo.

Tra artisti riesumati per l’occasione ed eterni partecipanti, però di canzoni scritte come si deve abbiamo avuto il piacere di sentirle, ogni tanto! E non possiamo non ammettere che di stelle vere, su quel palco, ne sono nate. Tra le tante, quella di Elisa, che – già conosciuta – ha raggiunto il gradino più alto del podio per meriti propri della sua scrittura e del suo stile; e quella di Zucchero, che pur classificandosi ultimo con un brano bello ed originale come era C’ho una canzone triste nel mio cuore, ha fatto poi vedere quanto quel giovane ragazzo valeva.

Già dalla scorsa estate, rimbalzavano notizie su questa nuova edizione 2013. Ormai sono ufficiali: la novità consisterà nel fatto che ogni interprete proporrà due canzoni inedite e, se gara deve essere, l’eliminazione non riguarderà più l’interprete, ma uno dei due brani. Ma come?!? Non abbiamo detto che l’evento si chiama FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA? È davvero un’ideona: eliminare le canzoni e magari sorbirsi un’interprete che proprio non riusciamo a digerire con la sua (in)fallibile seconda possibilità? Lo stesso meccanismo era stato previsto per la prima edizione del Festival. Parliamo del 1951. Il nostro zavorrato bel paese non si smentisce mai. Ma qualcuno assicura che questo permetterà di mettere in luce più sfaccettature di ogni cantante. Sarà, ma era più divertente quando interprete e canzone venivano eliminati alla prima serata, ripescati nella seconda ed eletti vincitori nell’ultima. Misteri degni del più solerte Sherlock Holmes!

Non dobbiamo dimenticare che, tra uno slancio di coscia ed una gaffe imminente, mentre guardiamo ed ascoltiamo, il tassametro, per qualcuno, gira. Per fortuna c’è chi ce lo ricorda, chi controlla, e chi elabora relazioni. Nel caso specifico l’occhio del Big Brother si chiama Corte dei Conti. I dati sono stati riportati su un articolo del Corriere della Sera, in cui si legge: “In solo due anni, nonostante introiti pubblicitari per 24 milioni 850mila euro, la Rai ci ha rimesso la bellezza di 17 milioni 424mila euro: 9 milioni 580mila nel 2009 e 7 milioni 844mila nel 2010. Le perdite causate da uno degli eventi televisivi più importanti della stagione sono stati praticamente pari alle royalty intascate dal Comune di Sanremo, che ha una convenzione in base alla quale la tivù di stato corrisponde al municipio ogni anno per l’esclusiva del festival qualcosa come 9 milioni di euro». Entrando più nello specifico, risulta che l’edizione del 2010, complessivamente, è costata 20 milioni 594mila euro, così suddivisi: 9 milioni 610mila euro per costi esterni di rete e di produzione, 9 milioni e 24mila euro per la convenzione con il Comune di Sanremo, un milione 960mila euro per costi industriali”.

Sgomento. Vi basta? Ora io vorrei dire, e sono sicuro che lo direste anche voi in coro: ma quel passivo (ripeto: diciassette milioni e quattrocentoventiquattromila euro) non suona, tanto per usare un termine consono, come una bestemmia? Considerato anche il fatto del livello medio artistico cui siamo sottoposti. Nove milioni di euro più spiccioli per la convenzione che la televisione di stato paga al comune di Sanremo?!? Che tristezza pensare che parte dei nostri soldi, sotto forma di canone, sono usati per promuovere canzonette con la data di scadenza. In breve, e non solo letteralmente, paghiamo di tasca nostra la produzione di singoli che sarebbe meglio non venissero mai alla luce. Visto? Siete produttori e non lo sapevate. Perché se fossero stati spesi per produrre la musica del secolo, si potrebbe anche chiudere un occhio, o tutti e due … ma stendiamo un velo, ogni commento è vano e superfluo.

Tornando alla cifra di cui sopra, avete idea di quanti sono 17 milioni 424mila euro? È il 10% di quello che si incassa con tutti i concerti che hanno luogo in Italia in un anno intero: nel 2011 ne sono stati organizzati per 181 milioni di euro. Provate ad immaginare, e sarebbe bellissimo,  se quella cifra venisse investita per sostenere ed aiutare i musicisti emergenti a produrre il loro album d’esordio, o per chi l’ha già, la loro pubblicazione. Mi rendo conto che il discorso è un po’ da demagoghi, dato che il termine adesso è di moda. Il problema è chi deciderebbe, con la nostra burocrazia e lentezza, della destinazione ed impiego di quei soldi. In un paese dove i figli di questo e di quello imperversano c’è poco da star tranquilli.

Ma non abbiate paura, non c’è il rischio: nessuno farà mai niente per aiutare i musicisti emergenti (che valgono davvero tanto e che sono il vero tesoro della nostra produzione interna) o per promuovere la musica italiana all’estero. In ogni caso sappiamo già che belle canzoni ce ne saranno poche, e che comunque se ne parleranno, lo spazio a loro riservato sarà minimo. A catalizzare l’attenzione saranno come sempre gli elementi collaterali, seguiti dagli omonimi effetti.

Ed anche quest’anno un bella predica dell’ospite inatteso non ce la leva nessuno!
Buona visione.

A cura di Lorenzo Maiani

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