Il produttore: coraggio ed intuizioni di una figura fondamentale

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Il produttore musicale è un personaggio in via di estinzione?

Il produttore: coraggio ed intuizioni di una figura fondamentale

Il produttore è la figura professionale che, nella mente di un artista, rappresenta la grande madre. Il rapporto a due sensi tra produttore ed artista è lo stesso che esiste tra l’albero e le foglie. Molti artisti hanno fatto brillanti carriere: se hanno ottenuto successo, se una serie di fattori positivi si sono allineati allontanando le variabili del fallimento, è stato grazie anche a chi li ha guidati e sostenuti, a chi li ha consigliati in modo quasi paterno. Grazie a chi, in poche parole, li ha fatti diventare grandi sul terreno fertile dello loro capacità.

Tutti abbiamo un amico che almeno una volta ha detto: “ho un progetto da far paura, cerco un produttore!” Oggi fa sorridere. Fermo restando che tendenzialmente le major non puntano su sconosciuti e non si occupano delle problematiche di produzione, il sensato procedere è di definire e portare a compimento  il proprio prodotto da soli. Perché i tempi, se sono mai esistiti, che qualcuno veniva scoperto in treno mentre cantava alla bella straniera appena conosciuta sul sedile di fronte, sono finiti da un pezzo.

I produttori musicali oggi sembrano più che altro dei Men in Black della musica. Sono tra voi, sicuramente esistono. Tra loro si riconoscono. Da qualche parte vivono, lavorano, dormono. Ma conoscerne i contorni, gli spostamenti, le coordinate del loro gusto e spesso capirne la giusta collocazione è un’ardua questione. Il mondo è cambiato è sta cambiando ancora. Non possiamo incolpare un giovane che non trova occupazione. Od un musicista che impiega molto tempo per emergere. Ed in questo modo di vedere le cose, certo non è colpa dei produttori se il concetto di produzione non esiste più come dovrebbe. Ma è anche vero anche che cercare oggi un lavoro con un CV di venticinque pagine, stilato e pensato come ai tempi dei nostri genitori, risulta essere un tentativo abbastanza ridicolo se pensiamo che il tempo di attesa e reazione al caricamento di una pagina internet non supera il secondo e mezzo. Il resto del ragionamento va di conseguenza.

L’anno in corso, tra gennaio ed ottobre, ci ha privato di quattro figure che vorrei definire Signori di altri tempi per il loro modo raffinato di appartenere al mondo della musica: Nanni Ricordi, Angelo Carrara, Giancarlo Bigazzi e Lilli Greco. Uno dopo l’altro, a distanza di pochi mesi, hanno abbassato il volume e ci hanno salutato con l’eleganza discreta che ha caratterizzato le loro vite e le loro carriere. Per molti di voi, i loro nomi suoneranno come qualcosa di conosciuto, di sentito ma forse di non così definito. Sono nomi che hanno attraversato le nostre giornate sotto forma di note, parole, emozioni.

Nanni, diminutivo di Giovanni Emanuele Carlo, diplomato in pianoforte e laureato in giurisprudenza, nacque da un ramo collaterale di una famiglia che lavorava nel mondo musicale da più generazioni: il suo trisavolo, di cui portava anche il primo nome, aveva fondato la prima casa di edizioni italiana, la Ricordi.

Il celebre album Vengo anch’io. No, tu no di Enzo Jannacci contenente la mitica omonima canzone è farina di una delle sue produzioni più note nell’immaginario collettivo. Chi almeno qualche migliaio di volte non l’ha sentita e poi usata come una felice battuta tra amici?

Angelo, tra le tante intuizioni nella sua carriera di produttore, dopo aver seguito e puntato su Franco Battiato, Alice e Pierangelo Bertoli capì il potenziale comunicativo di un artista come Ligabue, suggeritogli proprio dallo stesso Bertoli, che gli lasciò una musicassetta con alcuni brani incisi del promettente Luciano. Gli ultimi successi di Povia al Festival di Sanremo sono sempre suoi bersagli centrati.

Giancarlo, che purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere, ci ha regalato melodie che fanno parte ormai della nostra cultura: dagli evergreen Luglio e Lisa dagli occhi blu ci ha ipnotizzato tutti con Ti amo e la memorabile melodia di Gloria. Ed una sequenza irripetibile ed indimenticabile di successi: Self Control, Gente di Mare, Gli uomini non cambiano, Cirano. Con l’ironia dei grandi ci ha anche fatto piegare in due per venticinque anni con gli Squallor (non si può non ricordare anche le uscite cinematografiche del gruppo, Arrapaho e Uccelli d’Italia)!

Italo Nicola Greco, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Lilli Greco, è mancato poco più di un mese fa. Aveva 78 anni. Lanciò Riccardo Cocciante con la Delta, sua casa discografica in forza alla RCA. Produsse, tra gli altri, Sergio Endrigo, Patty Pravo, Francesco de Gregori e Paolo Conte. Tra le sue mani – ed è proprio il caso di dirlo, perché nelle sue produzioni partecipava, a volte, anche come tastierista – sono passati dischi come Le cose della vita e Lilly di un giovane Antonello Venditti.

Vi invito ad approfondire le storie singole, che sopra ho riportato in maniera stringata, di ognuno di questi signori.

Purtroppo si chiude così, raccolto in una spicchio di pochi mesi, un fondamentale capitolo della nostra Musica Italiana. Mi chiedo se tali coincidenze temporali lo siano davvero. E’ triste pensare che figure di un cosi alto calibro creativo e, aggiungo, spirituale non possano accompagnarci ancora. Chissà quanto avrebbero scritto, prodotto e scoperto di più di quel tanto che hanno fatto, se avessero potuto. Noi dobbiamo proseguire la nostra strada nel loro esempio, perché oggi, sommersi – citando il discusso Marco Morgan Gastoldi in una delle sue ultime digressioni – da tanta feccia musicale abbiamo il dovere di ricordarci che Si può dare di più.

A cura di Lorenzo Maiani

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