Il tormentone estivo, questo (s)conosciuto!

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La curiosa ed ostinata apparizione del tormentone estivo.

Tormentone Estivo Plindo

Avete scelto il vostro tormentone di quest’anno o siete ancora indecisi? Certo, ne abbiamo sentiti parecchi da un trentennio a questa parte. Il tormentone dei mesi caldi, ogni estate come un vecchio amico invadente non troppo gradito, entra nelle nostre case rigorosamente senza bussare, nelle nostre auto e non certo ultimi, nei nostri cellulari. Le reazioni a tale fenomeno sono delle più disparate: i musicisti incalliti che costruiscono da soli le proprie carriere, dedicando anima e corpo alle sette note per pochi soldi, lo sopportano soffrendo in silenzio ad ogni ripetuto ascolto; c’è chi invece non riesce proprio a stare zitto ed impreca ogni qual volta le radio lo trasmettono (ma forse è un’ottima tattica per attirare l’attenzione delle donzelle in costume che amano gli uomini duri, nel baretto ai limiti della spiaggia). A far partir la vena, nella calura piatta delle due del primo pomeriggio, potrebbe anche essere la voce eccitata del relatore radiofonico di turno che ne urla il titolo per tutto il primo minuto. Lo impari anche se non vuoi. Tra pulcini, galli e galline la fantasia si è davvero sprecata. E fa impressione vedere come una canzone possa raggiungere un miliardo di visualizzazioni sulla rete; più che di tormentone è giusto parlare in questo caso di fenomeno sociale, a prescindere dal genere, qualità del prodotto e  senso dello stesso.

Nel loro piccolo i tormentoni, spesso lo sono, fenomeni sociali. Già per il fatto di come si insediano nelle nostre vacanze: al primo ascolto non facciamo caso alle parole od al loro significato. Anzi, formula vincente vuole che proprio se ne possa biascicare la melodia con parole inventate o sostituite alle originali da ognuno di noi. È per questo che la loro forza risiede nell’immediatezza del messaggio, perché diventa di tutti. In più,  la simpatica combinazione di elementi spesso contrastanti, assurdi e non così facili da fondere insieme arricchisce il retrogusto sonoro in un mix d’immagine che  stuzzica le corde giuste. Infatti, entra dove deve nello  stesso modo in cui inizi a sentire appetito quando non hai una grande fame: il tormentone è una fetta di pane con il pomodoro strascicato, dopo un lungo bagno nel mare salato a tardo pomeriggio. È sufficiente per aprirti una voragine. A quel punto, è troppo facile dire “avrei potuto scriverlo anch’io” anche se i più lo  pensano; sappiamo bene che buttare giù nero su bianco un brano come “Vamos a la playa” dei mitici fratelli Rigehira non è certo come risolvere un sudoku (altro tormentone estivo) sotto l’ombrellone, con ghiacciolo alla menta annesso. Nel loro video originale i vestiti taglio anni ’40, l’orologio/radio al polso con l’antenna puntata verso l’alto come ad immaginare, trenta anni fa esatti, un cellulare del futuro, e sullo sfondo un improbabile bagno a scacchi riassumono esattamente le coordinate di una ricetta strana ma azzeccata, condita a puntino da uno spagnolo molto creativo, proprio mentre nelle produzioni pop nostrane imperversava l’inglese:

Altro aspetto onnipresente del tormentone è il coinvolgimento fisico che richiede ai suoi ascoltatori, sia passivi che attivi. Il balletto, se così si può chiamare, che vi è abbinato diventa un vero e proprio linguaggio sociale, capace di aggregare persone di diverse culture, lingua, abitudini e gusti. Spesso tra due persone che non si conoscono, il gesto riconoscibile del movimento del momento può rompere il ghiaccio (il lazzo proveniente dalla Corea, per esempio) aprire il dialogo e rubare un sorriso in una serata all’aperto, protraendo il sorriso al contatto FB; ed è fatta! Le vie del tormentone sono infinite. E come non citare una vera e propria epidemia collettiva quale l’Harlem Shake: il successo dell’omonima canzone si è innescato quando la song è apparsa come musica d’accompagnamento nei video virali, divertenti e folli che sono circolati su youtube e visti da milioni di utenti; un tormentone a posteriori, quindi … ma pur sempre un tormentone! Missione non troppo impossibile del tormentone in ambiti vacanzieri e spensierati è quella di sollevare le persone dal loro quotidiano, facendole fondere in un magma informe: tante mani diventano una, uomini e donne che non si conosco ballano fianco a fianco ridendo, sfiorandosi schiena contro schiena, spalla contro spalla; sfilare sotto il ritmo del tormentone nell’immancabile trenino umano mostra come siano sempre le condizioni esterne a determinare i rapporti coi nostri simili. Situazioni diverse con modalità diverse, ma che riecheggiano lontanamente i balli di antichi popoli verso un Dio da ringraziare per il buon raccolto della terra.

Ad un Dio musicale non possiamo non chiedere di darci il nostro tormentone estivo (per fortuna non quotidiano)! Ed ognuno ha il suo, fisso ed eterno per via di ricordi, situazioni, amori. Nel 1983 potevi percorrere la passeggiata di un qualunque posto al mare, di metro in metro “Vamos a la Playa” ti accompagnava a ruota, pur se nel mondo non c’era la wifi. In un bar ne sentivi l’inizio, mentre da un altro ti circondava quasi all’unisono con cinque secondi di ritardo, in un curioso effetto stereofonico marino; attraversavi la strada ed il ritornello ti arrivava dallo stereo di una macchina. Tornavi nello stesso bar e ripartiva da capo. Rimase in classifica fino a ottobre. Non  era un tormento, ma una piacevolissima presenza sotto il sole. Benché il termine TORMENTONE sia in uso già dai primi anni sessanta, è da segnalare che il dizionario per antonomasia, lo Zingarelli, data la nascita della parola proprio in quell’anno! Sarà un semplice caso?

Perché  – non dimenticatelo – c’è tormentone e tormentone!

a cura di Lorenzo Maiani

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