In verità vi dico… ecco Lorenzo Maiani!

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Vi presentiamo i nuovi approfondimenti musicali di Lorenzo Maiani!

In verità vi dico... la nuova rubrica di Lorenzo Maiani!

Benvenuti!

Quando la redazione di PLINDO mi ha proposto di gestire una rubrica di opinione musicale, critica e riflessione sul portale, sono stato ben felice di accettare.

Conosco PLINDO fin dal suo esordio nel web,  ne ho seguito con entusiasmo gli eventi nella nostra “grande e ricca Firenze” e l’ho valutato da subito come uno spazio fisico, mentale e non solo virtuale di qualità, di incontro e confronto. Se avete posato gli occhi sul profetico titolo, forse vuol dire che vi ha incuriosito. Se cosi è, può esser vero che adesso stiate leggendo. E sono lieto che ospitiate la lettura di queste righe in un qualche momento della vostra giornata.

Nelle ultime settimane mi sono chiesto come presentare la prima uscita di questo spazio, come determinare la linea da seguire nell’affrontare i vari dibattiti. Ho cercato di selezionare gli argomenti, di ordinarli poi secondo un futuro logico svolgimento.

E più che stendere nei miei fogli disordinati un organigramma pieno di termini, frecce, sigle ed abbreviazioni (solo perché ho una formazione artistica e mi piace scarabocchiare), a mettere ordine nei miei pensieri è intervenuta una domanda. O meglio, LA domanda madre che riassume, volendo, tutte le altre del genere e che vi giro come un boomerang: che tipo di interazione ho con la musica? In un attimo, si sono susseguiti spontaneamente una serie di punti interrogativi di variazioni sull’argomento: se è vero che esiste una numerosa e crescente varietà di accessi alla materia, questa rende dignità al mio esserne fruitore, come professionista del settore ma anche come ascoltatore?

Pensando ai molti frequentatori di PLINDO che immagino essere, come me, musicisti, mi sono anche chiesto se il nostro modo di fare, pensare e produrre musica è allineato a quello che oggi è il modo imposto di farla, pensarla e produrla. Sottolineo imposto; definire da chi o da cosa è compito del vostro intuito ed immaginazione, cari lettori.

In altre parole, è un rapporto scambievole quello tra noi e l’arte nobile delle sette note (ed il mercato ed i canali divulgativi in cui essa gira)? Se SI, posso affermare che questo è un fatto oggettivo positivo; se NO, dobbiamo tagliare la testa al toro: al posto di tante parole ed al passo coi telegrafici smile comunicativi, solo digitare due punti, lineetta, forma di parentesi tonda aperta.

Anche da spettatori con occhi e padiglioni auricolari ben funzionanti, stretti come nel collo di un imbuto, nel nostro quotidiano e sfrenato consumo di file digitali, dovremmo interrogarci se quello che entra in contatto con noi realmente tocca le nostre più profonde corde emotive. Se ci appartiene. Se veramente ci piace e soddisfa le nostre esigenze, il nostro gusto.

Spesso subiamo passivamente l’ingresso della musica nelle nostre vite, solo perché, essendo impossibile evitarla, deve entrarci. Come l’erogazione di una bibita da una macchinetta automatica in un giorno particolarmente caldo. Ma se vivere in una stanza bassa può risultare dannoso per il nostro fisico, il tempo e l’abitudine possono rendere comoda anche la posizione più innaturale. Irrimediabilmente, ciò vale anche per la percezione della qualità musicale. Ma questa è un’altra storia …

a cura di Lorenzo Maiani

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